Il finale della discordia. Fratelli unici

Ci risiamo. Anche stavolta la delusione più grande di questo film è il suo finale. Forse è una prerogativa degli sceneggiatori italiani quella di creare una storia valida, ricca di gag e di situazioni che funzionano, strizzando l’occhio (ma solo strizzandolo, sia chiaro) alla commedia americana, trascinandoci con ritmo e brio nella storia. Eppure qui stiamo parlando di Luca Miniero (a cui si aggiunge l’esordiente Elena Bucaccio) sceneggiatore e regista di film campioni di incasso italiani come Benvenuti  al Sud (2010) e Benvenuti al Nord (2012) anche se basati su piece francesi. Il film in questione è Fratelli unici (2014), diretto con mano sapiente da Alessio Maria Federici (Lezioni di cioccolato 2 nel 2011, Stai lontana da me nel 2013) che mostra di avere un’ottima conoscenza del mezzo di ripresa, valorizzando gli interpreti e le location grazie anche alla fotografia straordinaria (in particolar modo nei notturni) e ruffiana di Paolo Carnera (non a caso direttore della fotografia di Romanzo criminale – La serie). Il cast è già vincente visto che per la prima volta accoppia, per la gioia delle signore, due sex symbol italiani come Luca Argentero e Raoul Bova, che interpretano rispettivamente Francesco e Pietro i due fratelli coltelli protagonisti del film, e altre due sex symbol, per la gioia dei signori, come Carolina Crescentini finalmente lontana dagli esordi giovanili e in grado di fornire qui un’ottima prova drammatica nei panni di Giulia e Miriam Leone, ex Miss Italia e novità gradevole del panorama cinematografico e televisivo italiano (vedi la sfortunata serie televisiva Non uccidere, sospesa dalla Rai per il calo di ascolti, dove sfoggia una bellissima interpretazione e il serial Sky 1992 di Stefano Accorsi) che qui interpreta il ruolo della dolce Sofia. I due protagonisti interpretano fratelli diversissimi tra loro, Francesco è tanto uno sciupa femmine e precario perenne, quanto  Pietro è un brillante e stronzo chirurgo in carriera. Fratelli divisi non solo dalla diversa estrazione sociale, ma dal tradimento di Giulia, ormai ex moglie di Pietro, proprio con Francesco. L’occasione per riallacciare i rapporti tra i due viene data da un banalissimo incidente d’auto di Pietro che lo trasforma mentalmente in un bambino di cinque anni facendogli perdere la memoria che Francesco cercherà di fargli recuperare con l’aiuto della vicina di casa Sofia. Tutto ciò che ci piace, sia in fase registica che in fase di scrittura, sta nei primi 70 minuti del film. Le gag tra Argentero e Bova funzionano tra abbracci notturni nello stesso lettone sgraditi, assurde iniziazioni al sesso da parte di Francesco nei confronti del fratello ormai incapace di ricordare come si corteggia e conquista una donna, spiegazioni imbarazzanti sull’uso, ormai dimenticato, del bidet e del dito medio che Francesco crede essere un saluto confidenziale con tutte le conseguenze tragicomiche che ne derivano. E funzionano anche le due storie parallele tra Francesco e Sofia e Pietro e Giulia, dove il primo finge indifferenza nei confronti dell’innamoratissima vicina di casa per poi cadere, a sua volta, nella trappola dell’amore mentre il secondo, nel vuoto di memoria, riscopre il sentimento originale nei confronti dell’ex moglie riuscendo ad impedire il matrimonio con lo sgradevole e mammone Gustavo (Sergio Assisi che quando fa il gagà è impagabile) e recuperando il rapporto con la figlia Stella (Eleonora Gaggero). Tutto questo ci piace molto, anche i confronti drammatici tra i due fratelli e la psicologia di Pietro, che è ben costruita tra i sensi di colpa e la rabbia per essere tornato a ricordare il tradimento subito senza che nessuno tra Francesco e Giulia glielo avesse confidato per paura di perderlo di nuovo, però quello che non tiene in sceneggiatura è il finale buonista. D’accordo, è sempre un film, il lieto fine piace al pubblico soprattutto in momenti difficili come questi, però secondo noi non ha senso di esistere il perdono di Francesco nei confronti del fratello, sa troppo di politicamente corretto. D’accordo, Francesco aiuta Pietro a ritrovare sé stesso, ma i concetti del fratello minore che si sente da sempre inferiore al maggiore e della moglie che si sente trascurata, poco amata e priva di affetto sanno di già visto, di abusato nelle sceneggiature moderne. Non può bastare questo a giustificare il tradimento di Giulia con Francesco e soprattutto il perdono finale di Pietro con il suo ritorno alla normalità. E non diciamo questo per falso moralismo o cattolicesimo da due soldi, ma semplicemente perché ci sembra poco reale che le cose tornino normali dopo uno scossone familiare così intenso (cavolo, tua moglie se la fa con tuo fratello o viceversa, io non sarei così tollerante!), mentre ci sta tutto il finale d’amore tra Francesco e Sofia dove il ragazzo per anni incapace di amare  grazie al fratello riesce finalmente ad aprirsi al sentimento. Comunque resta il fatto che Fratelli unici è un bel film, curato dalla regia alla recitazione. Poteva essere un ottimo film, ma questa è una pecca che gli perdoniamo perché, nonostante un finale poco coerente, non ci far venir voglia di chiedere il rimborso del biglietto.
Giorgia Amantini

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