Ipotesi di complotto. Sei mai stata sulla luna?

D’accordo, è ufficiale: sono masochista. E sì, sono sicura: c’è in atto un complotto. Sono masochista perché è il terzo film italiano che guardo in questo periodo e per la terza volta mi trovo a dover fare la stessa critica, come se avessi visto tre volte la stessa pellicola. E sono sicura che ci sia un complotto dei finali perché in tutti e tre i casi, i finali appunto dei film sono stati del tutto incoerenti con l’indirizzo di sceneggiatura. Chi di speranza vive di speranza muore, così dice la saggezza popolare. Però io coltivo ancora la speranza di vedere, prima o poi in questo frangente, un film italiano il cui finale non faccia necessariamente del buonismo. È la volta di Sei mai stata sulla luna? (2015), un film che avrebbe tutto per poter essere considerato un bel film. Alla regia e in sceneggiatura, ad esempio, troviamo Paolo Genovese (Immaturi, Immaturi il Viaggio, Una famiglia perfetta, Tutta colpa di Freud, questi ultimi due ben scritti e ben interpretati) su soggetto, tra gli altri, dello stesso Genovese e di Enrico e Carlo Vanzina, che saranno un po’ arrugginiti in fase creativa, ma in certi contesti (che vedremo) risultano essere ancora i migliori. Il cast, poi, è molto gradevole: Neri Marcorè, Emilio Solfrizzi, Sergio Rubini, Dino Abbrescia, Sabrina Impacciatore, Nino Frassica  e Paolo Sassanelli sono co-primari di lusso dei ben più scialbi protagonisti Raoul Bova, Giulia Michelini, Pietro Sermonti e tale Liz Solari sulla quale vale sicuramente il concetto di bellissima fotomodella, ma non quello di bravissima attrice. La struttura del film è un po’ simile alle commedie internazionali dove la storia parte a razzo e dove in dieci minuti si è già capito cosa dovrà succedere e non si vede l’ora di vedere come succederà. Per questo pregio vale la regia sapiente di Genovese e il talento dei Vanzina che, soprattutto nella rappresentazione del mondo della moda a loro molto caro visto il successo ottenuto negli Anni Ottanta con Sotto il vestito niente, sprigionano le loro idee migliori (vedi la scena del funerale della zia di Guia con sottofondo Sadness degli Enigma, suggestiva davvero). Il mondo di Guia (Solari) e Carola (Michelini), infatti, è tutto concentrato nella cura e realizzazione del giornale fashion dove lavorano proprio durante la settimana della moda milanese. E qui, come per tutto il film riguardante questo filone narrativo, l’estetica e la ruffianeria tipica dei backstage e delle passerelle è molto ben congegnata e viene mostrata in tutto il suo chic grazie anche alle collaborazioni di marchi importanti come Pietro Riva e Bluemarine. Storia dalle basi molto banali che però attirano proprio a fronte delle situazioni che riescon a creare. Guia, fidanzata con l’asfissiante fiscalista Marco (un Sermonti molto vicino allo Stanish di Boris), riceve la notizia di aver ereditato da una zia una masseria in Puglia. La donna, lasciando il giornale proprio nel momento più importante, si reca al Paese con l’intenzione di vendere la proprietà, intenzione che verrà ostacolata dalla presenza, tra le mura, del cugino autistico Pino (un Marcorè straordinario come in E poi c’è Filippo, fiction Mediaset del 2007 dove interpretava un ruolo simile) e del bellissimo massaro Renzo (un Raoul Bova in tutto il suo splendore), vedovo, con figlio a carico. Attorno all’inevitabile quanto prevedibile storia d’amore che nascerà tra Guia e Renzo – tra un mungere le mucche e una raccolta di uova nel pollaio – ruotano molte altre storie che agevolano lo scorrimento del film. Quella ad esempio di Delfo (Solfrizzi) e Felice (Rubini), baristi rivali, ma amici nel profondo, l’uno attratto dall’America e dal suo stile di vita, l’altro più tradizionale e paesano. Oppure quella tra Mara (Impacciatore), sorella di Delfo, e Felice, con la prima perennemente alla ricerca del suo uomo ideale in chat, individuato in Gattosenzanome (come in Colazione da Tiffany) senza riuscire a capire che dietro le sue spoglie si nasconde proprio Felice, da sempre innamorato di lei. E poi c’è quella di Carola (Michelini), amica e collaboratrice di Guia, la cui ossessiva mania di restare attaccata al cellulare per domare la gelosia del fidanzato Matteo si rivelerà essere – con un guizzo di sceneggiatura davvero brillante e inaspettato – una semplice ridondanza di intenti, vista la morte prematura del ragazzo alla quale non riesce ad abituarsi. A chiudere il quadro, Rosario(Sassanelli), agente immobiliare e macellaio contemporaneamente – perché si sa che al Paese tutti sanno fare tutto – e Dino (Abbrescia), notaio, che insieme a Delfo e a Felice, per tutto il film, cercano di far ricordare a Pino dove ha nascosto il biglietto milionario della lotteria giocato insieme. Ciò che ci piace di Sei mai stata sulla luna? è la cura della storia di tutti i personaggi che già in altri lavori di Genovese avevamo riscontrato (vedi Tutta colpa di Freud su tutti). Felice rappresenta il sogno di evasione che si scontra con la realtà dei fatti, Delfo l’ancorarsi e l’accontentarsi di quello che si ha senza vergognarsi di rimanere paesano, Mara il rincorrere l’ambizione di trovare l’uomo ideale a chilometri di distanza quando è il ragazzo della porta accanto, Carola la disperata ricerca di ritornare a vivere dopo il lutto inaccettabile dell’uomo che amava, Guia e Renzo la consapevolezza di appartenere a due mondi diversi, pur amandosi. E allora cosa non ci piace? Il finale buonista, come da tradizione italiana degli ultimi tempi, dove Guia parte per Parigi per dirigere un’importante giornale di moda e Renzo la segue con figlio a carico rinunciando al suo essere e sradicandosi dalle sue origini per vivere in una favola. Ora, io amo le favole da sempre però, anche se per una pura coincidenza ho visto tre film simili, non è possibile che ogni volta tutto va come deve andare. Se Guia e Renzo non fossero finiti insieme credo che lo spettatore sarebbe rimasto deluso, certo, ma avrebbe comunque accettato la coerenza della storia. Sappiamo tutti che nella realtà due come loro non potrebbero mai stare insieme anche perché è già impossibile essere una fotomodella dalla bellezza vertiginosa, figuriamoci innamorarsi e vivere felici e contenti con un massaro pulito, colto e soprattutto affascinante come Raoul Bova (ma dove sta che me la compro pure io una masseria?). La favola non sempre funziona, a volte la realtà ci piace di più. Se poi dobbiamo stare al passo coi tempi possiamo dire che il cinema italiano, oggi, ricorda un po’ quello che succedeva negli Anni Ottanta in America con il famoso edonismo reganiano, rispecchiando vivamente quello che è il momento nazionale: ci impegniamo per fare bene le cose, siamo validi nel progettare e costruire però, alla fine, ci viene un po’ tutto allo stesso modo. All’italiana, non all’americana, appunto.
Giorgia Amantini

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