Roberto Scozzi. Anonimo Italiano

È il 1994 e come un fulmine a ciel sereno piomba in tutte le emittenti italiane Anonimo Italiano. Cantante pop di notevoli capacità melodiche, si impone all’attenzione dei media italiani a causa del suo totale anonimato a cominciare dal suo nome d’arte da cui prenderà il titolo il suo album d’esordio. Infatti, le sue prime apparizioni nelle emittenti TV, sono caratterizzate da un volto celato dietro una maschera da carnevale di colore argenteo. Ma non è solo questa “anomalia” di stampo mass-mediatico a far discutere, in quanto è la sua voce a creare i presupposti di un vero e proprio “incidente diplomatico” tra la casa discografica BMG Ariola di Claudio Baglioni e la sua associata BMG (che produceva il misterioso cantante) causa la sua impressionante somiglianza con quella del citato Big. Nonostante ciò, la diatriba non arrivò mai in aule di tribunale, in quanto ben presto Anonimo Italiano tolse la maschera, e l’anonimato, divenendo il cantautore romano Roberto Scozzi. L’album d’esordio Anonimo Italiano scala le vette delle classifiche italiane grazie al primo singolo estratto E così addio il cui successo viene bissato dal secondo  estratto Anche questa è vita facendo guadagnare a Scozzi, nel 1995, il Disco di Platino per le sue 120.000 copie vendute. L’album raggiunge il successo in altri paesi come Cuba e Costa Rica per i quali viene registrato nelle rispettive lingue, mentre il compositore Richard Clayderman registra con Scozzi una versione in duetto di E così addio che verrà inserito nell’album In Amore del maestro francese. Passando ad un’analisi più dettagliata dell’album in questione, possiamo dire che esso rappresenta un buon esempio di pop melodico degno del migliore Baglioni, che, nonostante la somiglianza vocale, ha influenzato melodicamente non poco il cantante romano. Infatti se in E così addio cominciamo ad individuare una certa influenza del pop tipico del nostro Claudio, in Anche questa è vita l’impronta diventa decisivamente palese. Quello che differenzia lo stile dell’Anonimo Italiano è la struttura tecnica che, a scapito della lentezza nostalgica di Baglioni, si serve di basi assai più ritmate, a volte sincopate, come si può riscontrare nella splendida In questo corpo a corpo, dove i toni si incupiscono caricandosi di rabbia che poi si riversa nel bel testo messo a disposizione. I toni cupi vengono ad essere il traino anche per la stesura di Io voglio sparire lontano, storia di amore finito che si fonde con la voglia di una rinascita che solo nella fuga dalla routine quotidiana e dai luoghi conosciuti, trova la strada adatta. Ma ai toni cupi Scozzi alterna anche delle impennate di ilarità come succede in Lascia accesa la radio, scanzonato monito all’amore negato per futili capricci. Continuando nell’analisi, nell’album non mancano momenti di impegno affrontando anche temi seri come il flagello dell’anoressia con la track Non è difficile. Ma il tema predominante dell’album è l’amore, quello cercato (Tienimi con te ne è un esempio vivissimo), perduto (la track Chissà se mi sarai più accanto), sfuggito o mai raggiunto. Ne è un esempio l’impeccabile Ora che te vai che chiude l’album dove il testo (splendido già di suo) crea una perfetta impalcatura emotiva alle tonalità solenni e malinconiche quasi ad individuare la dimensione, a metà strada tra onirismo e metafisica, dell’elaborazione del “lutto d’amore”. A questo punto, va menzionata una particolarità essenziale. In Anonimo Italiano , infatti, completa il “quadro melodico” la traccia In uno scalpicciar di foglie la quale rappresenta il caso sconvolgente di un plagio (secondo chi scrive) senza precedenti. Già, perché la citata canzone altro non è che l’originale da cui deriva Non mollare mai di Gigi D’Alessio. Ad un primo ascolto, infatti, ci si rende subito conto dell’estrema somiglianza della canzone del cantante napoletano con l’originale di Scozzi, tanto da farci dubitare del fatto che possa esserci stato un accordo tra i due in quanto quest’ultimo non ha mai intentato nessuna forma di causa nei confronti di D’Alessio. Anche il pentagramma risulta essere semi clonato. Lasciamo a voi l’ascolto per potervi sincerare di quanto affermato. Analizzando, comunque l’album nella sua interezza, possiamo dire che siamo di fronte ad un’operazione sincera e asciutta dove, oltre alla notevole capacità canora dell’interprete, possiamo ritrovare un intenso lavoro sui testi (bravi i parolieri tra cui anche lo stesso Scozzi) coadiuvato da un impeccabile lavoro sul suono con basi mai sporche e con una notevole digitalizzazione. L’espediente dell’anonimato ha fatto il resto, ma non è stata la componente essenziale per il successo del progetto, constatazione, questa, che trova conferma nei numeri che hanno seguito la sua nascita. Musica Pop, originale quanto basta per una buona assimilazione dell’ascolto.
Alessandro Amantini

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