Marilyn Manson Antichrist Superstar

Vero e proprio fenomeno di portata mondiale, nonché punto di fondamentale cambiamento nella scena metal dell’intero decennio dei ’90, Antichrist Superstar (1996) è una delle opere più controverse ed estreme della produzione della band statunitense Marilyn Manson, la quale prende il nome dal suo frontman Brian Hugh Werner, ex giornalista in ambito musicale, il quale concepisce il suo pseudonimo unendo le figure di Marilyn Monroe e Charles Manson identificandone così il connubio-dicotomia delle icone che essi rappresentano. L’opera Metal nasce come un vero e proprio concept musicale il quale viene diviso in tre precisi cicli (The Heirophant, Inauguration of the Worm e Disintegrator Rising) in cui viene raccontata la maledizione esistenziale di un ragazzo e l’ascesa alla consapevolezza di prendere in mano il proprio destino utilizzando la stessa prepotenza che per tutta la vita lo aveva soggiogato e umiliato. Il mondo contro cui si ritrova a combattere e vincere è composto dalle “belle persone” che, tramite un darwinismo esasperato, sia sotto il punto di vista esistenziale sia sotto quello sessuale, impongono il loro potere tramite la prevaricazione emarginando coloro che, non avendo i mezzi per combatterlo, sono destinati a soccombere. I riferimenti autobiografici sono estremamente latenti facendo di Antichrist Superstar una sorta di autobiografia maledetta dello stesso Warner (il quale riverserà, in seguito, tutte le sue esperienze adolescenziali nel libro The Long Hard Road Out Of Hell) la quale si avvarrà di altri due capitoli quali  gli album Holy Wood [in the Shadow of the Valley of Death] del 2000 e Mechanical Animals del 1998, che saranno rispettivamente le parti 1 e 2 di una ideale trilogia anticronologica che narra le fasi della trasformazione fisico-sociale del protagonista. L’album (il secondo per la precisione) della band statunitense, è un impressionante connubio di sonorità di derivazione puramente Punk le quali vengono supportate da un’impalcatura sonora all’insegna dell’industrial tipico di lavori di altre band di culto quali Ministry e Nine Inch Nails (il cui leader Trent Reznor produce il lavoro di Manson). Ma l’originalità dell’album è la voce del frontman, la quale si cimenta in vere e proprie mutazioni che passano da veri e propri violenti isterismi a nenie infantili di inquietante esecuzione. Il tutto viene “condito” da distorsioni in stile gotico delle stesse esecuzioni vocali di Warner. Antichrist Superstar saltò in testa alle classifiche di mezzo mondo relegando Manson a vera e propria icona del new metal ed identificandone il carisma col puro spirito nichilistamisantropico degno delle migliori performance di maestri come Ozzy Osbourne (suo mentore all’Ozzfest del 1996) e Alice Cooper. Fu soprattutto quest’ultimo ad avere una forte influenza sulla produzione dei Marilyn Manson i cui show sembrano essere una sorta di reboot del famoso e sconcertante Billion Dollor Baby Tour del 1973. Parliamo di reboot in quanto Manson ne riprende solo l’essenza orrorifica spingendosi, però, oltre tramite l’esasperazione della componente più squisitamente dark, facendola collidere con quella freak invertendone la logica e indirizzandosi, così, verso un’ideologia nietzscheriana del diverso e dell’emarginazione. Non a caso il primo singolo estratto dall’album è The Beautiful People, brano collocato da testate specializzate nel settore come Metal Hammer e Classic Rock, come uno dei migliori pezzi di sempre. La track riprende (anche visivamente) in modo ossessivo il così detto passo dell’oca, uno degli accordi di chitarra più semplici, ma lo reinventa tramite l’innesto di riff di chitarra sincopati e cori distorti tramite forsennate incursioni di sintetizzatore. Il resto lo fa la terrificante voce di Warner e la sua nichilistica pantomima che si svolge all’interno di una clinica psichiatrica di inizi Novecento. La realizzazione del videoclip viene affidata all’artista italiana (naturalizzata canadese) Floria Sigismondi, la quale imprime alla rappresentazione un’aria malsana ed emotivamente violentissima. Alcuni dei freaks presenti nel video sono veri, e proprio questa componente, rende talmente macabra l’operazione da mettere davvero a disagio lo spettatore. Il grido nichilista e ribelle di The Beautiful People trova poi il canto del cigno nell’innesto nel videoclip di fotogrammi esteticamente filo-nazisti, ma non bisogna farsi ingannare dall’insieme, in quanto se analizzato attentamente, il testo della canzone risulta essere dichiaratamente contro la sopraffazione e la prevaricazione che vengono identificate come le vere fondamenta malate della società. Il discorso prosegue, poi, in Tourniquet, secondo singolo estratto da Antichrist Superstar, dove ritroviamo alla regia di nuovo la Sigismondi che, stavolta, dirige un Manson per la prima volta senza il classico trucco e prigioniero di una stanza dove esseri deformi e androgini, ne alterano l’essenza. Nel video la regista italiana riprende molti dei temi cari alla sua produzione, utilizzando per l’appunto figure ad alto tasso di inquietante nichilismo, con costante presenza di scarafaggi e vermi, animali questi il più delle volte ausiliari al disgusto, ma che nella rappresentazione assumono un ruolo fondamentale nell’innesto rivoluzionario di alcune performance che diventano, per l’appunto, deliranti e indimenticabili. Molto coinvolgente la tecnica di moviola utilizzata per far scorrere al contrario le immagini di Manson che scrive frasi sulle pareti della cella quasi ad identificare il punto di non ritorno di un discorso che non può essere portato più avanti. Forse quello rivolto ad una società che finge o non riesce a capire l’interfacciarsi col prossimo. Arriviamo quindi a The Man That You Fear (riadattamento del racconto breve La Lotteria di Shirley Jackson) terzo singolo (e terza regia per la Sigismondi) estratto dall’album e interessante contaminazione tra generi. Un vero e proprio inno alla ribellione contro una società che, con i propri stereotipi, tende a indirizzarti verso il fallimento vitale. Anche qui l’incursione dei Marylin Manson nelle sonorità diventa sperimentazione fondendo strumenti classici, come tamburi da fanfara o tromboni, con l’uso di chitarre elettriche stavolta, però, indirizzate verso un lamento funebre solenne e gotico come lo è il cammino di un uomo di cui la società deve avere paura (titolo del pezzo) in quanto dice ciò che pensa (talvolta la verità) senza remore né frustrazioni. In The Man That You Fear ritroviamo spunti derivanti da film cult come The Wicker Man (1973) di Robin Hardy e Santa Sangre (1989) di Alejandro Jodorowsky. Particolare importante è che nell’album doveva essere inserita anche la traccia The Long Hard Road Out Of Hell la quale, però, fu tolta per fini commerciali dato che in seguito andò a completare la colonna sonora del film Spawn (1997), ma che, comunque, fu inserita come B Side nel singolo di The Man That You Fear. Anche il video di questo pezzo risulta essere una vera e propria allegoria del macabro più blasfemo, con il rocker che si cimenta in contorsioni e travestimenti a luci rosse coadiuvato dal gruppo elettropop Sneaker Pimps. Il tutto in puro stile anti-clericale con tanto di travestimenti ecclesiastici e feti in formaldeide posati su altari sconsacrati. Insomma una vera e propria fiera grandguignolesca. Altra track “rimandata” fu Astonishing Panorama Of The EndTime (pura fusione Cyber-punk con incursioni nello speedindustrial) che ritroveremo nel successivo Mechanical Animals e che verrà usata anch’essa come colonna sonora di alcune puntate di Celebrity Deathmatch, serie a cartoni in stop-motion trasmessa su MTV. La struttura dell’album nella sua interezza è la seguente: Cycle I: The Heirophant: Irresponsible Hate Anthem – The Beautiful People – Dried Up, Tied and Dead to the World – Tourniquet. Cycle II: Inauguration of the Worm: Little Horn Cryptorchid – DeformographyWormboyMister SuperstarAngel with the Scabbed Wings Kinderfeld. Cycle III: Disintegrator Rising: Antichrist Superstar – 1996Minute of DecayThe Reflecting GodMan That You FearEmpty Sounds of Hate. La “punta di diamante” dell’album è, comunque, Antichrist Superstar che da il nome all’opera. Il pezzo si trova intervallato dalle altre tracce tramite un “buio audio” composto da un insieme di circa 72 tracce (ognuna della durata media che va dai 5 ai 9 secondi) le quali il più delle volte sono composte da lamenti o vuoti inquietanti. La traccia inizia con un gorgoglio di voci distorte che fa da apripista all’esplosione violenta delle tastiere che, come in un incitamento rivolto dal leader verso la sua folla acclamante, imbastisce una sorta di inno alla rivolta più estrema non facendo sconto a nessun ambito. Inutile dire che sia la track che il video (estratto dal Death To The World Tour [1996-1997]) finirono per essere oggetto di numerosissime cause intentante verso il gruppo dalle diverse comunità cattoliche (e non) di molti paesi. Le cause riguardavano soprattutto accuse per atti osceni in luogo pubblico (il vestiario o gli atteggiamenti dei membri del gruppo), vilipendio alla Costituzione Americana (Manson che durante un concerto usa la bandiera americana come carta igienica), incitamento alla violenza. Proprio quest’ultima accusa era rivolta alla caratterizzazione prettamente filo-nazista delle esibizioni del frontman. Nel Death To The World Tour lo vediamo incitare il pubblico proprio durante l’esibizione di Antichrist Superstar, da un palco adibito a mo’ di altare in puro stile hitleriano con tanto del famoso stemma luciferino della band (la Superstar Shock) al posto della svastica. L’esibizione fu poi censurata causa il culminare del pezzo con la distruzione e il lancio di una Bibbia da parte di Manson verso il pubblico che per l’occasione si era munito di altre copie da stracciare (esplicito riferimento ai Nazisti che bruciavano la cultura). Ma Brian Hugh Warner, il 20 Aprile 1999, dovette affrontare un’ulteriore prova, stavolta durissima. Le sue performance vennero identificate come causa scatenante il triste massacro di 13 ragazzi nella Columbine High School. Per l’occasione Manson fu costretto a cancellare cinque dei concerti previsti nei paesi che erano vicini a quello dove era accaduto il fatto. Il resto lo fecero i media che innalzarono Manson a capro espiatorio della vicenda dicendo che i ragazzi colpevoli degli omicidi erano suoi fan e che vestivano come lui, affermazioni subito smentite da indagini successive. All’epoca il rocker inveì contro i giornalisti affermando che l’unica cosa oscena non erano i suoi concerti, ma i servizi che mandavano in onda, accusandone il sensazionalismo e riconoscendo invece la mancanza di tatto nei confronti delle famiglie delle vittime. Alla risposta che non tardò ad arrivare da parte della stampa che gli domandava cosa lui avrebbe fatto, di contro, Manson rispose che avrebbe voluto incontrare le famiglie, non dicendo nulla e facendole parlare, ascoltandole perché solo il silenzio è il rispetto più consono difronte a tale sofferenza per cui si può solo che rimanere disarmati. Marylin Manson è l’ultimo di una lunga sequela di imputati da antica inquisizione che ha pagato, a duro prezzo, lo scotto di un successo basato su uno stacanovismo esasperato per il proprio lavoro. Il rocker non ha aggiunto nulla di nuovo all’armamentario GlamHorror tipico del Metal-Punk anni ‘70, ma ha avuto il merito di rigenerarlo attualizzandolo all’inquietudine dei tempi moderni (la paura di una guerra sempre dietro l’angolo, la xenofobia sempre più imperante [contro di essa si basa il concept Mechanical Animals]) e alla società tecnologizzata. Molta gente non ha compreso la figura del frontman in quanto non lo ha ascoltato veramente, venendo frenata da quell’alone di pregiudizi tipici del falso perbenismo a cui i telegiornali e la TV in generale ci hanno abituati. Non vogliamo riconoscere certamente a Manson metodi ortodossi o positività nel trasmettere i propri messaggi né erigerlo ad esempio da imitare (la sua vita comunque risulta interamente costellata da eccessi di ogni tipo), ma ognuno crea arte a propria immagine e somiglianza, proponendola agli altri senza patteggiamenti e accettandone le conseguenze. Questo Brian Hugh Warner lo ha saputo fare con coraggio (superare il trauma delle accuse relative alla strage della Colombine non è poco) cucendosi addosso l’immagine/conseguenza del proprio stile di vita (imposto o scelto che sia). Come definire quindi Antichrist Superstar? Semplicemente come un originale e nichilistica prova di coraggio lasciando al tempo e alla gente il modo di poter (farsi) giudicare. Quella gente che esclude a priori. Quel Beautiful People che ormai essa stessa è abituata a interpretare.
Alessandro Amantini

Si consiglia la visione al solo pubblico adulto

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