Edge of Tomorrow

Gli ingredienti del film sci-fi ci sono tutti: gli alieni che invadono la Terra, una guerra super-tecnologica, un eroe (suo malgrado) che combatte con l’aiuto di alcuni comprimari. L’elemento semi-nuovo, in questo contesto abbastanza stereotipato, è una buona dose di ironia che dona insolita leggerezza al prodotto. Che per il resto, dal punto di vista narrativo, si basa su un’unica trovata – nemmeno tanto originale – intorno alla quale ruota letteralmente tutta la vicenda: rivivere all’infinito lo stesso giorno trovando il modo migliore per vincere la battaglia decisiva. Insomma, ricordate la divertente commedia anni ’90 Ricomincio da capo?  Ambientatela in un futuro fantascientifico e sostituite Bill Murray con Tom Cruise! Probabilmente è ciò che avrà pensato anche il regista Doug Liman (The Bourne identity, Mr. & Mrs. Smith) quando ha deciso di adattare la light novel All you need is kill, scritta nel 2004 da Hiroshi Sakurazaka. Ovviamente quando si tratta di paradossi temporali e salti dimensionali ogni riferimento alla saga cult di Ritorno al futuro è puramente voluto. La componente supplementare risiede nella drammatizzazione degli eventi raccontati (è in gioco la salvezza dell’umanità), che tuttavia poggia sull’espediente ludico tipico di tutti i videogiochi: la possibilità di ripetere la partita dopo il game over, migliorando di volta in volta e acquisendo le capacità necessarie per sconfiggere il nemico. Qualche anno fa ci aveva già provato il soldato Jake Gyllenhaal in Source Code, dove riviveva in loop le dinamiche di un attentato terroristico per evitarlo e scongiurare la morte di decine di innocenti. Stavolta tocca al maggiore William Cage (un Cruise ancora in grande forma fisica, nonostante il passare degli anni), spedito contro la sua volontà al fronte per opporsi ai terribili Mimic in un conflitto balneare che assomiglia molto ad un moderno sbarco in Normandia. Sistematicamente l’eroe muore sul campo e miracolosamente si risveglia ricominciando ciclicamente la stessa giornata con i medesimi dettagli. Ma a cambiare è proprio lui che intanto affina le sue abilità. A dargli supporto c’è la soldatessa Rita Vrataski (una risoluta ed energica Emily Blunt, che conferma il suo talento anche quando abbandona i tacchi alti delle comedy e imbraccia un fucile), il cui intervento risulterà determinante per accedere agli step successivi del “gioco” e arrivare alla svolta fondamentale della storia. Dal punto di vista visivo la pellicola soddisfa le aspettative anche del pubblico più esigente, suspense e tensione non mancano, come pure un paio di spunti sul libero arbitrio degli uomini e sulle conseguenze delle proprie azioni, con un sottotesto dichiaratamente militarista, ormai consueto nei film bellici “made in Usa” post 11 settembre (togli gli alieni, metti i terroristi e il più è fatto).
di Giustino Penna

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