L’elogio di un’idea vincente. Senti chi parla

Pronti, via. Una schiera di spermatozoi sgomita per sferrare l’attacco decisivo all’utero femminile, una corsa travolgente sulle note di I get around (The Beach Boys) per raggiungere l’obiettivo, ma solo uno, il migliore, ce la farà dando origine alla fecondazione e al miracolo della vita. Bastano soltanto i titoli di testa per comprendere che Senti chi parla, film di Amy Heckerling datato 1989, non è un film come gli altri. Anzi lo è, ma nella semplicità in cui si svolge la storia, è supportato da un’idea altrettanto semplice, ma vincente: che cosa pensano i bambini del mondo dove vivono, delle persone che li circondano e soprattutto di noi adulti? Il film, successo planetario di critica e di incassi, ha il merito di avere un ritmo incalzante e comico degno delle migliori commedie americane. E ha anche il merito di avere come attori protagonisti una Kirstie Alley in una forma strepitosa nei panni di Molly, madre abbandonata dal proprio cliente/playboy Albert (l’icona di Hollywood George Seagal) di Mickey, un bellissimo bambino biondo dagli occhi azzurri che ha un’idea ben precisa del mondo che lo circonda (molto più di sua madre, certamente!) e un John Travolta esplosivo nei panni del tassista dal cuore d’oro James, che con questa pellicola torna a risplendere nel firmamento hollywoodiano dopo un periodo di forte declino subito negli Anni Ottanta. A completare l’opera, infine, un’Olympia Dukakis eccezionale nei panni della madre di Molly, Rosie. Sulla base di questo incipit, capiamo subito che l’originalità della sceneggiatura non è nella storia in sé per sé (una donna innamorata, ma abbandonata, incontra un tassista disastrato che si innamorerà inevitabilmente di lei e del suo bambino), ma nell’idea di dare voce ai pensieri del piccolo. Nella versione originale (da recuperare, soprattutto se si ha la possibilità di vederla in DVD) la voce di Mickey è dello strepitoso Bruce Willis, sì avete capito bene, il duro, rozzo, eroe di molte pellicole d’azione che qui sfodera una delle sue interpretazioni migliori in fase di doppiaggio. Come le sfodera l’immenso Paolo Villaggio, voce italiana del bambino, che con il suo stile fantozziano ci tiene incollati sulla poltrona e ci fa sorridere ogni volta che Mickey elabora il proprio pensiero. Restano nella memoria, infatti, la scena della nascita dove il neonato esprime il timore sul taglio del cordone ombelicale scambiandolo per il proprio organo genitale (No, quello mi serve!!), quella di un perplesso Mickey di fronte ai versi incomprensibili della nonna (Ma cos’è, scema questa?) e quella in cui il piccolo è nella culla, piange e la mamma gli porta il latte, dando un senso al pianto stesso (Allora, tiriamo un po’ le somme. Io piango e lei arriva col latte. Altro che piangere, roba da ridere per me!). Senti chi parla, quindi, è un piccolo gioiello comico che ha fatto scuola e da apripista a molte altre produzioni sul genere, anche in Italia. Se si pensa alla serie televisiva Tutti pazzi per amore, ad esempio, dove i personaggi esprimono i loro sentimenti e i loro stati d’animo attraverso i testi delle canzoni italiane più celebri e le proiezioni mentali (a volte disastrose, a volte romantiche) sulla propria vita, in mente ci torna proprio la struttura della pellicola dove anche Molly elabora proiezioni mentali sul proprio futuro (dalla visione della vita da fame con James agli incubi pre e post parto) e vive situazioni estreme con i numerosi partner che incontra per dare un padre al proprio bambino (l’irascibile e l’igienista su tutti, che le provocano le solite visioni allarmanti). Se a tutto questo, poi, aggiungiamo il romanticismo di vecchia fattura, il successo è garantito. La Alley e Travolta funzionano da soli, insieme e con il bambino, il film non ha momenti di stanca, tutti gli attori (dai protagonisti ai co-primari) sono bravissimi nel sostenersi a vicenda, la sceneggiatura non fa acqua e l’idea non è ripetitiva. Ripetitività purtroppo che si riscontra nei capitoli successivi, Senti chi parla 2 (1990) e Senti chi parla adesso (1993), dove gli unici elementi di divertimento sono l’aggiunta di una sorellina pestifera con la voce di Anna Mazzamauro (anche qui signorina Silvani) e due cani doppiati da Renato Pozzetto e Monica Vitti. Oggi, dopo ben ventisette anni dal suo arrivo in sala, potremmo definire Senti chi parla un piccolo cult, per bambini e adulti, con un messaggio di fondo che pur essendo banale non dovremmo mai dimenticare: che i bambini sono più maturi di noi. E vedono le cose sempre nel verso giusto, senza ansie né preoccupazioni.
Giorgia Amantini

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