Marco Fortino. Soli e imperfetti.

Relativismo, dannazione, utopia, introspezione, destino, apocalisse, incomunicabilità, futurismo. Otto punti di vista diversi, per otto racconti narrativamente e strutturalmente diversi. Un vortice di emozioni cupe, buie e fredde in grado di colpire la nostra anima, che non può non rispecchiarsi in una critica sociale che va oltre le apparenze, scavando in profondità.
Relativismo, dannazione, utopia, introspezione, destino, apocalisse, incomunicabilità, futurismo. Otto punti di vista diversi, per otto racconti narrativamente e strutturalmente diversi. Un vortice di emozioni cupe, buie e fredde in grado di colpire la nostra anima, che non può non rispecchiarsi in una critica sociale che va oltre le apparenze, scavando in profondità. Tutto questo è Soli e imperfetti di Marco Fortino, un viaggio che vale la pena di essere vissuto perché ci fa muovere, filosoficamente e metaforicamente parlando, nei meandri della personalità dell’uomo, nelle sue contraddizioni, nella sua meschinità, nella sua cattiveria e nel suo egoismo. Bellissima la concezione cronologica dei racconti (un crescendo che ti trascina sempre oltre, fino a raggiungere un picco massimo dopo il quale non può che esserci discesa), bellissime le immagini (in alcuni casi davvero dure da digerire, ma necessarie per la coerenza narrativa), bellissimi i concetti e le riflessioni affrontate dai vari protagonisti, tutti sempre senza nome, senza tempo o con identità fittizie che rispecchiano la falsità e il degrado dell’animo umano in cui tutti, davvero, possiamo ritrovare l’attualità che stiamo vivendo. Otto storie, otto percorsi, otto riflessioni che trovano la loro maggiore resa in tre racconti che rappresentano l’anima dell’opera: Alena, nella sua ricerca utopistica dell’amore, Viaggio nel silenzio, in un viaggio notturno on the road tra sogno e realtà che conduce il protagonista all’inferno e ritorno e “Le vie del destino”, con la sua narrazione a canone inverso (sì, avete capito bene, proprio a canone inverso!) che lascia stupefatti non solo per la sua concezione strutturale, ma soprattutto per il messaggio che rende e il modo in cui riesce a renderlo. Marco Fortino, con Soli e imperfetti, ci porta nella solitudine dell’uomo e nella sua imperfezione, legando i due concetti con quella congiunzione contenuta nel titolo che esprime tutto il significato dell’opera stessa, rendendoli complementari e non alternativi. Uno stile descrittivo fluido e scorrevole, una denuncia sociale evidente (fortemente voluta nella concezione narrativa), una visionarietà eccezionale, una facilità di spaziare di genere in genere senza stravolgere l’obiettivo finale e una capacità di colpire allo stomaco ripetutamente senza fare prigionieri. Marco Fortino, sei davvero tutto questo. E ci auguriamo vivamente che nella tua evoluzione, continuerai a rimanerlo. Perché sei davvero una bella scoperta. 
Giorgia Amantini
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