Vitaliano Brancati – Il bell’Antonio

Scritto nel 1949, ma sempre attuale nella sua ferocia e nella sua satira. Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati è un’opera necessaria, perché con il suo essere anticonvenzionale rappresentò allora uno scossone nel mondo letterario del secondo Dopoguerra. Pirandelliano nella sua narrazione dialettica e grottesca, sottile e perfido nel rappresentare il degrado della concezione non solo mentale, ma politica del Meridione di allora: Il bell’Antonio è una critica davvero feroce al perbenismo di una società che nella sua modernità rimane pur sempre gretta e incapace di evolversi come il Novecento che la sta attraversando. La non virilità del protagonista Antonio Magnano, che nonostante ami profondamente sua moglie Barbara che non esita ad abbandonarlo a causa della sua problematica coniugale, rappresenta l’impotenza di una società volta all’autodistruzione, come il regime che la sta governando. E che ha nella figura del padre di Antonio, Alfio, la sua più cruda e spietata rappresentazione. Non si accetta un figlio così perché è un uomo a metà e allora meglio la bugia, la menzogna, la cattiveria purché comprendere il dramma che affligge il protagonista, vittima non solo del proprio impedimento fisico, ma anche di una concezione moralistica che procede al contrario. Il bell’Antonio è un’opera coraggiosa, grottesca, satirica, perfida e per questo adatta a ogni contesto storico che attraversa. La versione proposta, poi, contiene una nota di Sciascia che la arricchisce ancora di più e che ci fa capire proprio il significato profondo del romanzo, che non fa prigionieri e condanna tutti, vittime e carnefici, senza avere pietà di nessuno. Proprio come il regime precedente la fine della Seconda Guerra Mondiale, che sarà presto etichettato e dimenticato da suoi stessi servitori che nel momento della resa dei conti dimostreranno la loro vera impotenza: la viltà. Al contrario di Antonio che, pur essendo considerato un uomo a metà, avrà il coraggio di affrontare le conseguenze della sua ammissione di verità. Dimostrando di essere, invece, un uomo vero in un mondo di mezzi uomini considerati uomini veri dalla società che li accompagna e li sostiene fino a quando le fanno comodo, per poi buttarli via nel momento in cui la storia reclama il suo diritto di evolversi. Bellissima opera. Da leggere per non pentirsi di non averlo mai fatto.
Giorgia Amantini

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