Il rilancio di Landis. Oscar, un fidanzato per due figlie.

Con gli Anni ’80 che volgono al termine, sembra quasi che la commedia Made In U.S.A. sia agli sgoccioli. Registi una volta geniali tendono il più delle volte a tirare avanti di rendita sui diritti acquisiti con le precedenti opere realizzate più che cercare di “riesumare” un genere imponente e importante come quello dello humour a stelle e strisce. A fare il punto della situazione e fornire uno slancio alla rinascita del mondo della risata statunitense, ci pensa il geniale intuito di John Landis. Messa da parte l’anarchia devastante e demenziale del suo Animal House (1978) con la quale aveva dato voce al cambiamento contemporaneo della società americana dell’epoca tramite una rivoluzione anarcoide della visione, scritta la storia Cine-Music Style col suo canto del cigno The Blues Brothers (1980) e dato in pasto alle platee mondiali il suo personale Scrooged con la realizzazione di Una Poltrona Per Due (1983), il regista statunitense comprende che gli Anni ’90 pretendono dalla commedia un nuovo imprinting della visione d’insieme. Una sorta di rigenerazione che riesca a disancorare la narrazione dalle ceneri degli Eighties donando nuova veste alla risata. Si apre così una nuova stagione per il Cinema americano la quale trova il suo detonatore in Oscar, Un Fidanzato Per Due Figlie (1991) col quale Landis rilegge il classico Io, Due Figlie, Tre Valigie diretto nel 1967 da Édouard Molinaro. La pellicola narra le tragicomiche gesta di Angelo “Snaps” Provolone, un gangster di alto livello che, a causa di un giuramento fatto al padre Eduardo sul letto di morte (un gustoso cameo di KirK Douglas), si ritrova a “rigar dritto” o perlomeno a cercar di condurre una vita onesta tuffandosi nel mondo dell’alta finanza. Inutile dire che il nobile intento viene completamente vanificato da una serie di equivoci di devastante velocità consecutiva con una totale perdita di controllo della situazione da parte dell’improvvisato uomo d’affari. Il canovaccio sposa a pieno la commedia degli equivoci riproposta abilmente attraverso una clamorosa miscela di humour canonico e la ben più che alta tradizione Slapstick del genere. Partendo da una sceneggiatura che rasenta la perfezione, elaborata a quattro mani da Michael Barrie e Jim Mulholland su soggetto di Claude Magnier, il regista elabora un’impeccabile messinscena che si riversa nell’impressionante escalation di eventi che esplodono come una bomba ad orologeria ogni qualvolta si scontrano inavvertitamente tra loro. La vicenda si svolge interamente negli interni della mega villa di Provolone (belle le scenografie elaborate da Nick Navarro e Rick T. Gentz) che sembra quasi una cassa di risonanza atta ad ospitare il delirio collettivo che avvolge le esistenze degli strampalati personaggi che vi risiedono. E proprio il cast scelto dal regista americano è la punta di diamante del progetto. Definirlo mastodontico è eufemismo puro dal momento che esso riunisce vecchie glorie della Hollywood con i migliori volti del Cinema contemporaneo. La comicità di Oscar, Un Fidanzato Per Due Figlie viene diluita in una struttura corale ma non in senso gerarchico dal momento che l’alto livello recitativo si riscontra su di una struttura orizzontale in cui tutti, ma proprio tutti gli attori sono contemporaneamente protagonisti e spalle, pronti a rubarsi la scena l’uno con l’altro per bravura e stile. Al centro di tutto c’è lui, Angelo “Snaps” Provolone interpretato da un Sylvester Stallone in gran spolvero che, deposti i panni dell’eroe di guerra reazionario e tutto d’un pezzo, dona a Landis una performance da capogiro improvvisandosi “cafone di classe” (il suo soprannome deriva dall’audace schiocco delle dita pur vestendo rigorosamente di eleganza) e affettuoso padre di famiglia dai sani principi (“….e dove è finito l’usanza di aspettare la prima  notte di nozze?”). Purtroppo deve salvaguardare la “buona condotta” di sua figlia Lisa, un’impertinente e scapestrata adolescente disinibita nei modi e nel parlare interpretata con furente divertimento da una debordante Marisa Tomei. Inutile dire che gli scontri tra i due sono da antologia della commedia più sfrenata, galvanizzati dall’eccezionale doppiaggio affidato completamente alla dimensione partenopea che lo rende ancora più gustoso ed esilarante. Lisa vuole scappare dalla “gabbia dorata” costruitale intorno dal padre (“Fai tutto quello che vuoi senza uscire da questa stanza!” le impone il genitore di fronte alla richiesta di uscire per una vacanza) e per riuscire nell’intento si fa credere incinta da Angelo il quale non prende bene la situazione perché si ritrova una figlia disonorata, ma soprattutto perché crede che il furfante seduttore sia Anthony Rossano (Vincent Spano), il suo contabile che la mattina prima gli rivela di essere amante della ragazza e di avergli rubato 50.000 $ per poter coronare il suo sogno d’amore. In verità Anthony pensa di chiedere la mano di Theresa (Elizabeth Barondes) una ragazza che per adescalo si fa credere figlia del gangster. Tutto precipita quando Provolone cerca di riappropriarsi del maltolto ordendo ai danni del giovane contabile un raggiro con l’aiuto dei due strampalati sicari Aldo e Connie rispettivamente interpretati con magistrale mimica da Peter Riegert e Chazz Palminteri. Inutile dire che questa è solo la punta dell’iceberg che affiora dal mare di guai che la lotta tra Provolone e Anthony innesca coinvolgendo tutti, ma proprio tutti coloro che in un modo o nell’altro entrano in contatto con le mura domestiche di casa Provolone. Tra questi la stessa moglie di Angelo, Sofia (una splendida Ornella Muti) che si ritrova con una figlia di troppo, mentre quella vera finisce di marito in marito nel giro di poche ore fino a consacrare il matrimonio con lo strampalato Dottor Thornton Poole, glottologo che impartisce lezioni di dizione “speditive” ad Angelo al fine di prepararlo al grande salto nel mondo bancario. A interpretare l’eminente letterato ritroviamo un inarrivabile Tim Curry il quale, a un anno di distanza dal memorabile Pennywise di IT, si trova alle prese con una valigia vagante piena di biancheria intima in grado, secondo Angelo, di potergli esaudire tutti i sogni della vita. Il dottor Poole è forse il personaggio che meglio bilancia la follia collettiva e cieca presente nella casa di “Snaps” con quella che è una presa di coscienza della possibile illogicità di alcuni eventi. Le sue espressioni, il suo disappunto sempre celato dietro un’espressione stordita, sottolineano in modo eccellente l’irrefrenabile delirio che porta lo stesso Provolone a una crisi i nervi, ormai esasperato dalla moglie che preme per porre fine allo scandalo del disonore della figlia tramite delle nozze “lampo”, le quali vengono affidate alla liturgia di Padre Clemente a cui dà volto e anima un impeccabile Don Ameche che nei panni talari strappa lacrime a non finire. Da mandare a memoria la spiegazione di Provolone riguardo gli altalenanti matrimoni improvvisati cronologicamente posizionati tra il gillette e i pantaloni. Abiti la cui realizzazione in casa Provolone diventa vero e proprio calvario per i fratelli Finucci, sarti di alto lignaggio interpretati con tenera follia da Martin Ferrero (Luigi Finucci) e Harry Shearer (Guido Finucci). Anche loro vengono risucchiati dal delirante precipitare di equivoci che li porta addirittura a essere scambiati per famigerati killers che praticano un “mestiere assassino” (la maestria di sartoria come traccia d’arte in una foto di omicidio è una delle trovate di punta di Landis) al quale non si può mettere premura (d’altronde “neanche a Michelangelo si mette premura!”). Anche loro finiscono momentaneamente nel “mirino matrimoniale” di Sofia (da mandare a memoria il famoso “appello dei Finucci” dove spunta un figlio di nome Figaro, personaggio lirico che viene chiamato in causa persino dai titoli di testa immersi nella più felice animazione in Stop Motion). E mentre la valigia con i soldi rubati da Anthony gira da un capo all’altro della villa divenendo biancheria prima e preziosi diamanti poi, in casa Provolone sfila una passerella di strampalati personaggi tra cui il Tenente Toomey (un inusuale Kurtwood Smith) con la sua squadra di investigatori (tra cui Art LaFleur e Joey Travolta nei rispettivi panni dei poliziotti Quinn e Ace) che per tutta la pellicola spiano i movimenti del gangster dal palazzo di rimpetto finendo col sequestrare una valigia piena di slip e calze, un consiglio di amministrazione bancaria (a capo di del quale ritroviamo l’insopportabile antipatia di William Atherton nei panni di Overton) che si dimostra più disonesto dei delinquenti stessi (“Nella mia vita ho avuto a che fare con ladri e delinquenti, ma voi banchieri siete peggio!” accusa Angelo i convenuti finanzieri di fronte alla negazione da parte loro del diritto di voto nel consiglio di amministrazione) e infine la neo cameriera Roxanne (il grande ritorno su grande schermo di Linda Gray) che si rivela ex fiamma di Provolone nonché madre di Teresa, figlia nascosta ad Angelo. Finirà tutto nel migliore dei modi con due matrimoni, il ritorno del famoso Oscar del titolo che verrà scaraventato speditivamente fuori dalla chiesa e il ritorno alla malavita di Angelo che guardando in cielo chiede scusa al defunto padre: “Papà io ci ho provato!….”. Come guardare a Oscar, Un Fidanzato Per Due Figlie? Senza dubbio come a uno dei migliori modi di poter rilanciare la nuova Commedia Americana nel decennio ’90. Landis sa il fatto suo e ha un’impeccabile visione d’insieme. Gioca coi generi, prende di petto il genere Noir ibridato con quello Hard-Boiled e ne frulla l’essenza con la migliore tradizione Slapstick riuscendo a creare un cine-congegno a orologeria, impeccabile quanto delirante (esemplare il balbuziente informatore Charlie “Cinque Pezzi” di Eddie Bracken) . Ogni attore è a suo agio e si vede, si respira una sana passione che si riversa in una pluralità di momenti altissimi di Cinema. La sceneggiatura non conosce battute di arresto e i dialoghi sono cinici e taglienti con ammiccamenti al pubblico coinvolto nella nevrosi generale messa in scena, la quale viene degnamente accolta da uno score di inappuntabile maestria curato dal compianto maestro Elmer Bernstein che innesta il proprio operato nella rivisitazione delle arie de Il Barbiere di Siiviglia di Gioacchino Rossini. Un esperimento riuscitissimo in grado di alternare momenti di eccezionale romanticismo (geniale il sottofondo sornione della scena della degustazione del thé tra il Professor Poole e Lisa nel giardino della villa) a esilaranti esplosioni sonore che il più delle volte accompagnano le scene di confusione che si crea nella vicenda (tra tutte il “sali-scendi” dall’enorme scalone di casa da parte del protagonista e dei suoi due scagnozzi al seguito, come anche lo splendido Boogie a tre dei Finucci con Anthony per il quale Bernstein si affida alla splendida performance di Ralph Grierson). Quello che Landis riesce a restituire al pubblico sono 109 minuti di allegria sfrenata, di classe recitativa e di equivoci abilissimi. La storia va seguita passo dopo passo perché ogni movimento, ogni scambio di stanza, ogni chiusura di porta diviene indizio utile a sbrogliare l’intricato bandolo della matassa che culmina nel migliore Happy End. Ma la critica, come di solito, non saluta molto bene l’operazione forte del confronto forzato tra la pellicola e i cult passati realizzati dal regista. Ma se i botteghini non premiano Oscar l’Home Video lo ha col tempo relegato allo stato di cult con milioni di cultori al seguito. Secondo noi di Arcadicultura, Oscar, Un fidanzato per Due Figlie rispecchia a pieno il talento di Landis. Nella pellicola ritroviamo molti spunti che hanno reso grande il suo Cinema come lo scontro di classe insito nella trattazione (“La cameriera sposa un miliardario e mia figlia uno chauffeur” esclama Provolone) che riporta alla mente il confronto-scontro Winthorpe/ Valentine de Una poltrona Per Due oppure il cinismo e l’autoironia tipici di Un Lupo Mannaro Americano A Londra (1981) che trova giustizia nel reclutare attori dalla infinita cine-carriera da villain per farli diventare macchiette improbabili e ridicole e per questo tremendamente efficaci (si pensi al Paul Greco che dal Sully de I Guerrieri della Notte di Walter Hill passa al sicario Schemer che sene sta sotto la pioggia a piantonare la casa del padre morente di Provolone nell’incipit di pellicola con tanto di porta spalancata da Yvonne De Carlo nei panni Rosa, zia di “Snaps”). Inoltre al regista interessa lo stile forsennato, l’anarchia visiva che dal sudiciume demenziale di Animal House passa nei salotti pacchiani e patinati di casa Provolone, senza però perdere un grammo di irriverenza nei confronti del genere che di turno viene dolcemente maltrattato. Quando parliamo di John Landis parliamo di un cineasta tra i pochi a rendere la propria produzione poliedrica, non catalogabile sotto un determinato comparto cinematografico. Squisita, drammatica, orrorifica, comica, ma pur sempre sua e per questo caleidoscopica voragine contaminativa di generi. Uno sberleffo alla staticità di genere e un urrà alla diversità delle cine-vedute. Praticamente un “altrove” cinematografico tanto impalpabile quanto geniale.
Alessandro Amantini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...