Radio Killer: un incubo On The Road!

Può uno scherzo trasformarsi in un incubo? Sì, se il destinatario del medesimo è uno psicopatico violento in cerca di vendetta. Su questo incipit si snoda (con una tensione magistralmente orchestrata dal travolgente John Dahl) Radio Killer, film del 2001 diventato un piccolo cult nel suo genere e precursore di un discorso sociale oggi attualissimo come il bullismo. Fenomeno, quest’ultimo, che possiamo tranquillamente rapportare all’epoca di svolgimento della storia, quel 2001 che in America è stato (ed è tuttora) sinonimo di paura, terrore, persecuzione e fobia legati alla tragicità dell’11 Settembre e che, a livello tecnologico, ancora non risentiva della rete come modalità di comunicazione, rimanendo legato alla telefonia fissa o alla radio amatorialità. E proprio attraverso quest’ultimo mezzo si svolge la storia che vede il giovane Lewis Walker (il compianto Paul Walker che tutti noi ricordiamo per la saga super gasata di Fast and Forious) partire dal college per pagare la cauzione al fratello spaccone Fuller (interpretato da Steve Zahn, che lasciò il segno già al suo esordio cinematografico nel 1994 con Giovani, carini e disoccupati di Ben Stiller) e tentare di raggiungere in auto insieme a lui Venna Wilcox (la giovane e sempre valida Leelee Sobieski), sua cotta di infanzia che lo attende presso un’altra università. Già dall’incipit si capisce che il rapporto fraterno esiste poco tra i due, caratterialmente diversi e uniti soltanto dal legame di sangue, ma nonostante questo, durante il tragitto, Lewis si lascia convincere da Fuller a fare uno scherzo di cattivo gusto a un radio amatore che si fa chiamare Chiodo arrugginito. Lewis, infatti, finge di essere Caramellina, una sorta di prostituta che vuole incontrare a tutti i costi il suo interlocutore, dandogli appuntamento in un motel sulla strada. Appuntamento al quale l’uomo va davvero, uccidendo il malcapitato di turno e comprendendo la farsa orchestrata dai due fratelli che da quel momento in poi non avranno più tregua e verranno perseguitati insieme a Venna (quando si unirà a loro) nel loro lungo viaggio. Parlare di Radio Killer, quindi, significa raccontare proprio un viaggio all’inferno, dove uno scherzo architettato al buio si trasforma per i protagonisti in un incubo senza fine, portandoli all’esasperazione e all’appuntamento con la morte, da loro scampata soltanto per pura fortuna. Il messaggio di fondo del film è chiaro e si basa sulle psicologie ben sceneggiate dei personaggi: Lewis è timido e insicuro, ma ha come modello Fuller che, invece, è sfrontato e cinico, soprattutto quando cerca di corteggiare la ragazza di cui è innamorato, mentre il maniaco, a bordo del suo camion, concentra il suo disagio psichico (frutto sicuramente di una vita di umiliazioni e prevaricazioni) sfogandolo nella persecuzione dei suoi ennesimi carnefici. Come accennavamo in precedenza, quindi, il film anticipa un po’ il discorso sul bullismo di oggi mostrandolo in una chiave thriller che funziona per carica emotiva e tensione scenica. Della serie, non dare mai appuntamenti al buio perché non sai mai chi ti capita di incontrare e non fare mai scherzi idioti senza conoscere il destinatario perché potresti avere molte sorprese. Sceneggiatura originale (curata anche da J.J. Abrams, il creatore di Lost, serie TV cult in America) che trasforma un fatto banale in una tragedia, giocando con lo spettatore e creando un elastico di emozioni che lo trascina verso l’inaspettato finale. Quello scelto in fase di produzione ci sembra perfetto, anche se ne esistono altri tre alternativi che, però, snaturano la concezione del soggetto di partenza. Un buon film che fa riflettere spaventando, un piccolo gioiello on the road che non delude le aspettative e che piace anche per la sua scorrevolezza, qualitativamente necessaria per mantenere la sua coerenza narrativa.
Giorgia Amantini

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