L’oscurità primordiale della natura umana: Il segreto dei suoi occhi

Può la ragione di Stato tutelare un criminale? Il perno centrale della vicenda narrata ne Il segreto dei suoi occhi è proprio la risposta che le istituzioni americane danno, seppur in maniera discutibile, a questa domanda scomoda e controversa. Remake dell’omonimo film del 2009 diretto dal regista argentino Juan José Campanella (premiato agli Oscar del 2010 come miglior film straniero e qui in veste di produttore) questa nuova rilettura Usa del 2015 diretta da Billy Ray (famoso per essere lo sceneggiatore di Hunger Games del 2012) omaggia in modo eccellente la pellicola originaria, riadattandola in un periodo temporale che va dal 2001 (anno dell’attacco alle Torri Gemelle a New York da parte dei terroristi islamici) e il 2014. Tredici anni in cui le vicende dei tre protagonisti sono inevitabilmente legate alla tragedia che ha colpito uno di loro. In questo caso una, l’agente FBI del nucleo antiterrorismo Jess Cobb, che proprio nel 2001, indagando su una pista estremista insieme al collega di colore Ray Kasten, ritrova in un cassonetto la figlia adolescente morta dopo essere stata brutalmente violentata. Le indagini vengono coordinate dall’allora assistente del procuratore distrettuale Claire Sloan e portano a un passo dalla cattura del giovane psicopatico responsabile Marzin che però, a causa dei suoi contatti con l’ambiente islamico, proprio per ragione di Stato viene rilasciato anche dopo aver ammesso l’omicidio. E tredici anni dopo, Kasten, Cobb e la Sloan (ora procuratore distrettuale) tentano di riaprire il caso avendo riconosciuto il perfido Marzin nello spacciatore Beckwitt. Ma non tutto è ciò che sembra. Come avete potuto notare, non abbiamo fatto ancora i nomi degli attori protagonisti semplicemente perché il film, bellissimo nella sua costruzione tecnica che ci fa fare salti temporali da un periodo all’altro senza confondere, ma appassionando con il suo stile nudo e crudo, diventa ancora più di spessore grazie all’interpretazione intensa e drammatica dell’attore britannico Chiwetel Ejiofor (candidato agli Oscar nel 2014 come miglior attore protagonista in 12 anni schiavo), nei panni del tormentato Ray Kasten, che si destreggia egregiamente tra le sue eccellenti partner di scena: Nicole Kidman (il procuratore distrettuale Sloan), in un ruolo un po’ marginale, ma che fa valere comunque il suo indiscusso talento recitativo, e la strepitosa, drammatica e sorprendente Julia Roberts (l’agente Jess Cobb) che indovina una delle più belle interpretazioni della sua carriera. Sgradevole e ripugnante, invece (e per questo perfetto) è il giovane Joe Cole nei panni del criminale Marzin, che tiene testa senza paura ai suoi prestigiosi colleghi di scena tirando fuori dal cilindro una caratterizzazione degna di ammirazione, che infastidisce e infierisce sulla sensibilità dello spettatore. Come dicevamo, è la ragione di stato, quindi, a prendere il sopravvento sulla lucidità giuridica di New York e dell’America stessa che, scosse dal trauma patito l’11 Settembre 2001, finiscono per tutelare i carnefici e non le vittime, mosse da una psicosi sociale collettiva senza precedenti. E qui sta la forza di una sceneggiatura che, basandosi liberamente sul romanzo Il segreto dei suoi occhi di Eduardo A. Sacheri da cui era stata tratta anche la pellicola originale del 2009, colpisce allo stomaco in un finale che non ti aspetti, ma che chiude coerentemente una storia che non poteva che finire in questo modo. Con un messaggio di fondo, il fallimento della giustizia statunitense e il crollo del sogno americano post 11 Settembre, che non lascia scampo a illusioni alcune,  ricordandoci il nostro istinto primordiale di sopravvivenza di fronte alle ingiustizie patite ed eleggendo come unico sistema sociale di riferimento la legge della giungla che non dovrebbe appartenere a una società umana e civile degna di questo nome. Grande storia, grande film, grandi attori, grande regia, grande messaggio. Con una riflessione che non può non esistere davanti al quesito posto in partenza. Film da non perdere. Come, a questo punto, l’originale da cui è liberamente tratto.
Giorgia Amantini

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