Metti la nonna in freezer e il disgelo del cinema italiano è servito.

Diciamolo apertamente. Metti la nonna in freezer (2018) si ispira spudoratamente alla commedia americana, ai suoi tempi, alle sue trovate grottesche e al suo humour volutamente sopra le righe. Eppure, questo non è un difetto, anzi. È uno dei suoi pregi migliori insieme alla regia psichedelica, disarmante, veloce e tecnicamente ineccepibile del duo Fontana/Stasi che, proprio per le caratteristiche suddette, colgono molto dalla bellissima e innovativa trilogia italiana Smetto quando voglio di Sydney Sibilia. Una regia attenta e sapientemente in grado di gestire un cast di attori che, sia individualmente che collettivamente, funziona alla grande. Metti un Fabio De Luigi sempre più sornione nei panni dell’integerrimo finanziere nonché del deluso innamorato Simone Recchia, una Miriam Leone esplosiva e sempre più matura sia in ruoli brillanti che drammatici in quelli della dolce restauratrice Claudia e un parterre di co-primari che reggono egregiamente il gioco delle parti: basta poco per ottenere un film divertente, con spunti comici esilaranti e una sceneggiatura sicuramente leggera, ma che ci piace soprattutto per il suo stile teatrale. Sì, perché Metti la nonna in freezer potrebbe essere un soggetto che in teatro renderebbe alla grande grazie allo spunto grottesco di base che lo caratterizza: congelare l’adorata nonna Brigit (una Barbara Bouchet ancora sulla cresta dell’onda) e nascondere la sua morte per continuare a percepire la sua pensione, tenendo così in piedi la piccola azienda di restauro in sofferenza a causa di un credito statale mai ricevuto. Azienda formata, oltre che dalla bella e sensibile Claudia, anche dalla coppia di amiche straordinariamente folli, Rosanna e Margie, due personaggi cui rispettivamente Lucia Ocone (una conferma) e Marina Rocco (una scoperta) danno un brio, una stravaganza e soprattutto un cinismo perfetti. Di contro, a sostegno dell’imbranato Simone, un trio di finanzieri vittime del proprio capo su cui spicca il bravissimo Carlo De Ruggieri, ex stagista schiavo del mitico Boris, qui con i tempi e la chimica giusti per coadiuvare il restante cast, tutto perfettamente in parte. Intendiamoci. Metti la nonna in freezer non è un capolavoro, la storia è banale, anche le situazioni sanno di già visto (come l’amore che inevitabilmente scoppia tra i due protagonisti/antagonisti) però la pellicola scorre veloce, non annoia e la bravura del cast unita a quella registica fa in modo di coinvolgere lo spettatore nelle vicende, che si svolgono in un crescendo di trovate magari semplici, ma sempre riuscitissime. Il messaggio finale è cinico e amorale, realistico e controcorrente, però coerente con il discorso sociale intavolato grottescamente all’interno della sceneggiatura: metteremmo nostra nonna nel congelatore e occulteremmo il suo cadavere se questo fosse l’unico mezzo di sopravvivenza, sacrificando i nostri affetti e vivendo nell’illegalità e immoralità? Situazione surreale, assurda ed eticamente controversa che purtroppo, nella realtà, ha già prodotto risposte positive visti i numerosi casi di cronaca riguardanti situazioni simili. Noi, però, ci limitiamo a giudicare il film per quello che è: una commedia allegra e divertente, senza prenderci l’onere di rispondere alla domanda suddetta. Forse perché anche noi abbiamo nel congelatore il nostro bel segreto da nascondere.
Giorgia Amantini

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