La “Crociata” di Ken Russell – I Diavoli

Quando si parla di Ken Russell si affronta un universo cinematografico che ha fatto della provocazione il suo mantra. Nel 1971 il regista statunitense ingaggia con la censura internazionale una “crociata” a dir poco devastante. Stiamo parlando de I Diavoli (The Devils). Temuto e ostacolato da molti, eretto a cult movie e osannato da altri, il film crea una spaccatura nel genere frantumando tabù come nessuno fino ad allora aveva osato. Siamo, infatti, molto lontani dalle provocazioni in stile Mondo Movie di Jacopetti e Prosperi (anni ’60), mentre i tempi del Salò (1975) di Pasolini e Io, Caligola di Brass (1979) sono ancora lontani a venire, eppure la contemporaneità non ha mai avuto un peso censorio sul carattere di Russell, sempre pronto a innescare una lotta feroce di stampo conservatrice nei riguardi delle proprie cine –convinzioni. I Diavoli rappresenta questa forza sovversiva più di ogni sua altra opera a venire. Ispirato al romanzo I Diavoli di Loudun di Aldos Huxley, il film ripercorre la terrificante possessione collettiva che colpì l’omonima città nella Francia del 1634. Russell non perde tempo e arriva diretto al cuore barbaro della vicenda al fine di mettere in scena il suo concept riguardo la scelleratezza di certi ambienti ecclesiastici, mettendo alla berlina le convinzioni cattoliche che fanno da pilastro alla storia della Chiesa. Il film è dinamite pura che deflagra in atti al limite del malsano a cui il regista dà ampio respiro epico senza indietreggiare di fronte a efferatezze e oscenità in ambito sessuale. Suo complice un cast All Stars. Ritroviamo, quindi, Oliver Reed nei panni del parroco Urbano Grandier che si oppone all’abbattimento delle mura di Loudun da parte delle forze “crociate” del Cardinale Richelieu, ma non disdegna di intrattenere rapporti carnali con diverse penitenti e anche con suore del convento della città tra cui Suor Jeanne degli Angeli, Priora delle Orsoline della città, interpretata da una irriconoscibile Vanessa Redgrave.  Ausiliari alla storia sono i personaggi quali Madeleine (Gemma Jones), Adam (Brian Marphy) e Padre Barre (Michael Gothard) tutti coinvolti loro malgrado (o non) nell’inferno del peccato che aleggia sulla vicenda e che porta al tragico epilogo. Ad una prima impressione la storia sembra avere una struttura estremamente semplice e scarna, ma a farla da padrone nella pellicola è una messinscena da manuale sorretta interamente dalla visionarietà di Russell e consolidata dall’eccezionale lavoro sulla fotografia a opera di David Watkin galvanizzata, a sua volta, dal meraviglioso montaggio di Michael Bradsell. Il regista lavora sulla visione, restituisce ai dettagli il peso ecumenico per poi destabilizzarlo tramite un imprinting onirico pregno di osceno realismo. Proprio la forza dissacratoria scagliata contro i simboli religiosi cattolici e la correlazione tra evento mondano e dimensione liturgica operati tramite la spinta sul pedale del disturbante, portano la pellicola sul baratro dell’accusa di blasfemia. Il film viene pesantemente mutilato  nelle scene più cruente e moralmente scomode e in alcuni paesi arriva anche al sequestro. Russell ingaggia coi censori numerose faide che portano la pellicola a essere distribuita in molti paesi in versioni diverse, comunque sempre vietate ai minori di 18 anni. La versione integrale del film viene editata in DVD nel circuito Home Video francese, mentre in Italia la versione integrale è depurata della famosa scena (quasi 2 minuti) dell’isteria blasfema che investe suore e preti all’interno della chiesa del paese. La scena è una potentissima allegoria ai limiti della blasfemia con tanto di suore in pose simil-porno nei confronti di oggetti o simboli religiosi, tra cui il crocifisso della cattedrale letteralmente “stuprato” da un gruppo di devote indemoniate. Alla fine della scena c’è anche un accenno di masturbazione da parte del prelato superiore. La scena viene completamente oscurata e crea un vortice di polemiche a non finire. Il giornalista della testata Avvenire, Giovanni Raboni viene licenziato in tronco a causa del suo aver riconosciuto valenza artistica alla pellicola. Cose del genere oggi non succedono, ma allora film come quello di Russell potevano essere una sorta di spartiacque per comprendere quanto la realtà e le convinzioni spirituali e politiche potessero influenzare la Settima Arte e viceversa. La versione integrale, comprensiva anche della famosa scena del crocifisso, dura 111 minuti. In Italia il film viene  pubblicato in DVD quasi una decina di anni fa da una collana editoriale con apposto sulla custodia la scritta “Versione integrale”, ma noi di Arcadicultura dubitiamo fortemente sulla completezza della pellicola in essa contenuta. Cosa dire, quindi, de I Diavoli? Semplicemente che è un’opera d’arte molto potente dal punto di vista visivo e attualissima. In questi anni non ha perso la carica sovversiva di un tempo regalando soddisfazione postuma al compianto Russell, e vedendosi riconoscere valenza artistica. Come tutte le opere “contro” realizzate in quegli anni, la pellicola è figlia dei suoi tempi, ma ciò nonostante rappresenta una tappa fondamentale per comprendere il corto-circuito Censura/Cinema in circostanze che vanno oltre i limiti imposti dai nullaosta e sfociano nell’interferenza politico-religiosa nel mondo artistico sancendone il così detto “bavaglio” che per la Settima Arte risulta essere oltraggioso oltremisura. Russell ci fa comprendere cosa significhi lottare per un ideale di Cinema e per una passione che oggi sembra sempre più venir piegata e fatta convergere ai poteri forti i quali riescono a “fare il buono e il cattivo tempo” anche in ambiti a loro non competenti. Russell docet!.
Alessandro Amantini
SI CONSIGLIA LA VISIONE AL SOLO PUBBLICO ADULTO

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