Non è l’Inferno. Il tentativo di Misischia

E’ l’Inferno? No. Purtroppo no. Nessun Inferno nel tanto atteso The End? L’inferno fuori (2017) di Daniele Misischia e lo diciamo con una punta di amarezza dal momento che il progetto rappresenta senza ombra di dubbio una delle rare incursioni della produzione RAI nel Cinema di genere. Ed è proprio a causa di questa inusuale collaborazione che molte testate specializzate nel settore, lo hanno salutato come una sorta di reboot dell’Horror nostrano. Se da un lato possiamo tranquillamente affermare che The End? rappresenta una sorta di speranza in un cambio di rotta del nostro Cinema, da un altro ne rappresenta una enorme occasione sprecata. Punto di forza della pellicola sono le visuali, le prospettive e la tensione che il regista sembra avere assimilato molto bene enunciando una padronanza della materia non trascurabile. Ma tutto questo deflagra, e muore al contempo, nei primi 20 minuti della pellicola dopo di ché, la storia ricalca passo dopo passo, i semplici cliché dello Zombi-Movie a cui non dà né anima né nuovo “colore” al tanto idolatrato bianco e nero romeriano (parliamo del 1968). Vedendo questo inferno cannibalico si ha l’impressione che sia dal punto di vista dello script sia da quello produttivo, non si sia voluto (o potuto) fare di più. Lo scavalcare i muri del Déjà vu e l’abbattere la retorica latente di certi stereotipi filmici (l’eroismo militare, la durezza del machismo e la morte profondamente radicata e relegata al mondo femminile quasi a identificare una sorta di misoginia di genere) sembrano non essere stati presi in considerazione e su tutto aleggia la noia perpetrata, per la maggior parte del film, dal mono-ambiente (quanti danni ha fatto L’Ascensore diretto nel 1983 da Dick Maas!) protagonista della visione. All’interno dell’ascensore infernale ritroviamo un Alessandro Roja sempre molto bravo nell’interpretare la deumanizzazione sociale che questa volta si plasma nel personaggio dell’imprenditore Claudio Verona. Ma se Claudio Verona ha le fattezze dell’attore romano dall’altra parte esso risulta identico al Dandi di Romanzo Criminale – La Serie (2008-2010) di Sollima. Abbiamo l’impressione che Roja si sia trovato di fronte a un piatto già pronto e abbia avuto solo il pregio di riscaldare una pietanza servita. Il criminale borgataro e Verona, infatti, si distinguono solo nel fatto che il primo ha messo giacca e cravatta diventando il secondo. Al seguito di Roja una pletora di coprotagonisti derivati di uno Star System para-televisivo, come Euridice Axen interprete di Marta o Claudio Camilli nel ruolo del poliziotto Marcello. Alla produzione, poi, ritroviamo i Manetti Bros i quali ce la mettono proprio tutta per sollevare le sorti dell’operazione ma i tem(p)i di Piano 17 (2005) sono lontani e non restituiscono tutta l’originalità e la carica dei “neologismi visivi” del loro primo grande successo commerciale. Del film ci sentiamo di salvare poche cose. La prima è il bellissimo score realizzato dal compositore Isac Roitn, avvolgente e azzeccato soprattutto nei momenti drammatici e di tensione il quale riesce a coinvolgere lo spettatore e a garantire più di un punto nella scala di valutazione del progetto. Altro punto positivo è che per la prima volta l’apocalisse mangia-uomini ha il proprio detonatore in una Roma spettrale e deserta in cui le lontananze artistiche vengono avvolte dal nero del fumo degli incidenti provocati dall’incubo incombente in cui gli unici salvatori sono coloro che, guardando in un mirino, operano una sorta di censimento anagrafico. In ultimo applaudiamo, comunque, l’intenzione degli addetti ai lavori e della RAI nel voler uscire dal solito intellettualismo forzato e cercare di regalare a noi, come ai Festival dei Cinema nostrani, una boccata di sano Blockbuster in grado di donare aria in mezzo a tanta pesantezza filmica. Il grido di The End? è semplicemente “Vogliamo divertirci! Giochiamo al Cinema!” ed è così. Speriamo che tale progetto sia l’inizio di una rilettura della storia cinematografica del genere dal momento che è inutile menare il can per l’aia: l’Horror, vero e puro, lo abbiamo inventato noi e lo abbiamo esportato all’estero (Dario Argento, Mario e Lamberto Bava, Ubaldo Ragona, Michele Soavi e Riccardo Freda) dettandone i principi-base che sarebbero divenuti col tempo “la regola”. Il film di Misischia reagisce a un bavaglio e cerca di riportare a un Cinema degli eccessi andato ormai perso ma, vuoi per cause di low-budget (il make-up dei non morti realizzato da Simone Silvestri è buono ma non notevole), vuoi per divieti imposti dal merchandising, la pellicola non raggiunge mai il risultato, tralasciando il dettaglio violento in scelta del politically corret fino ad addolcirsi autocensurandosi con l’Happy End. Il sangue c’è, ma è relegato a mera cornice e non diventa mai vero protagonista di un opera la quale ha per soggetto gli zombi che sono sinonimo di gore e splatter no limits. Speriamo in un impegno maggiore sia in fase di scrittura che di produzione, ma soprattutto a una più forte libertà nell’osare. Perché solo con questa libertà il genere Horror può esercitare la propria natura. Allora si che potremmo veramente gridare “Che l’Inferno abbia inizio”.
Alessandro Amantini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...