La mente e il corpo. La Nemesi di Walter Hill

“Una calibro 45 dice sempre la verità. Puoi usarla per il Bene o per il Male…ma una 45 non mente mai”. Frank Kitchen. Ritorno all’Action in grande stile per Walter Hill. Il suo NEMESI (The assignment, 2016) è la seconda tappa (la prima è Jimmy Bobo – Bullet to the Head, 2012 con Sylvester Stallone) di un percorso di rigenerazione del proprio cine-concept. La vera passione di Hill, come ben si sa, è da sempre la dimensione fumettistica (se si pensa alle modifiche del suo I Guerrieri Della Notte, 1979 per il Director’s Cut del 2005) e con Jimmi Bobo ne aveva dato prova riuscendo a ricalcare alla perfezione la graphic novel Du plomb dans la tête del francese Alexis Nolent. Con NEMESI siamo, invece, di fronte alla stimmatizzazione del genere nel suo senso compiuto, dove tutto è ricondotto a una struttura narrativa (su soggetto e sceneggiatura scritti a quattro mani dallo stesso Hill insieme a Danis Hamill) molto semplice, che procede per sottrazione e con tavole grafiche ausiliarie alla profondità del concetto enucleato dalla pellicola. Il progetto di Hill comporta, sin dall’inizio, numerosissimi problemi soprattutto a causa degli attacchi da parte di diverse associazioni transgender che aumentano (erroneamente) di pari passo con la profondità del messaggio morale insito nell’opera. La storia sembra solo all’apparenza elementare o discriminante. Un chirurgo plastico di un livello professionale superiore alla norma, Rachel Jane (Sigourney Weaver), viene radiata a causa dei suoi esperimenti clandestini su dei senzatetto e si mette, di conseguenza, in proprio grazie all’aiuto del boss Honest John (un Anthony La Paglia in gran spolvero). I destini dei due sono accomunati dalla figura di Frank Kitchen, sicario macho (ma non troppo), taciturno e letale. Alla prima, Frank uccide il fratello mentre al secondo il cugino, diventando così l’oggetto di una vendetta bilaterale che si consuma sul tavolo operatorio della dottoressa la quale cattura il killer cambiandogli (sotto narcosi) in modo radicale il sesso trasformandolo in una donna bellissima (Michelle Rodriguez). Ma se il corpo cambia, la mente no e Frank medita una forsennata vendetta facendo perdere le sue tracce e riservando un tragico finale per la Jane. Il film da subito viene identificato come una sorta di bignami omofobico e al contempo misogino creando numerosissimi problemi di censura relativa all’argomento più che alle scene, ma come al solito il lavoro di Hill non viene compreso. Con NEMESI, il cineasta riveste l’Action di un aura etico/morale elevata e gli fa parlare una lingua concettuale che man mano si traduce nell’assimilazione della sofferenza da parte del protagonista. La seconda possibilità, la sedicente redenzione che la Dottoressa Jane pontifica nei confronti dello “sventurato” killer non è altro che l’uso della propria professione (arte come la definisce lei stessa, smuovendo per l’occasione addirittura Shakespeare e Freud) in nome di una sorta di anti-giuramento ippocratico. Il corpo si erige a mero guscio e la mente diventa il mezzo con cui esso viene svuotato e riempito di reminiscenze. L’anima e i sentimenti frantumano lo specchio in cui per la prima volta Frank prende “confidenza” del suo nuovo corpo femmineo. Il messaggio di Hill è tutt’altro che razzista. Il corpo può e sa mentire, ma la mente no e ciò porta ognuno a essere libero di fare il proprio coming out etico, morale e sessuale senza permettere vessazioni e imposizioni. La tragedia interiore di Frank è una sorta di negativo della profonda sofferenza di chi vorrebbe rivelarsi, ma non può in quanto schiacciato dagli argini di una società troppo moralmente claustrofobica. A dare corpo e anima a Frank (sia quando è uomo sia in forma femminile) è la immensa performance di Michelle Rodriguez in grado di far letteralmente dimenticare allo spettattore di avere di fronte una donna. La mimica facciale, gli ammiccamenti e la postura sguaiata rasentano la perfezione regalando al pubblico una drammatica sofferenza e una spiazzante sorpresa. La sua nemesi è la figura potente e disturbante della Dottoressa Jane interpretata con solido mestiere da una Sigurney Weaver da urlo. La sua deposizione “moralmente equivoca” di fronte all’entourage medico/legale del manicomio è potentissima e dimostra, ancora una volta, l’enorme spessore professionale dell’attrice che sembra quasi omaggiare l’amico di sempre Hill (i due si ritrovano dopo  Alien – La Clonazione, 1997) con una prova sovrumana. Intorno alle due protagoniste ruota una coralità di personaggi che sono pedine di una scacchiera troppo più grande di loro. Tra questi ritroviamo il Dottor Ralph Galen, psichiatra, interpretato in modo ottimale dal sempre bravo Tony Shalhoub e l’infermiera Johnnie a cui presta anima e corpo la bellissima Caitlin Gerard che si cimenta in una scena hot con la Rodriguez ormai in “abiti” femminili. Riguardo il settore tecnico, è “regola” che Hill si appropri in modo indiscusso dei migliori artigiani del mestiere. Gli inserti fumettistici fanno da collante e da contraltare al forsennato montaggio di Phil Norden che non si risparmia in inquadrature degne di nota galvanizzando la fisicità della protagonista. Sparatorie convulse che mettono in risalto la padronanza di Hill della materia cinematografica. La struttura visiva trae luce dalla magnifica fotografia elaborata per l’occasione da James Liston che scatta un’istantanea di vita pulp senza mai permettere al sole di prevalere sull’oscurità della vicenda. Il tutto viene letteralmente trainato dal meraviglioso score realizzato da Raney Shockne e il nostro Giorgio Moroder i quali ci regalano la perla Tomboy Make interpretata da Melissa Reese. Degno di nota è l’esemplare lavoro sul Make-Up  portato avanti da Courtney Frey sul volto della Rodriguez che nei primi 30 minuti della pellicola ci fa fortemente dubitare delle nostre certezze anche grazie all’espediente in sceneggiatura della scena di sesso tra Frank e l’infermiera Johnnie. Nel complesso NEMESI è l’evoluzione di un nuovo Walter Hill, un suo alter ego cine-comic e sancisce la volontà da parte diel regista di rifiutare il mainstreaming per dare sfogo alle sue velleità più profonde. Sia NEMESI che il precedente Jimmy Bobo – Bullet to the Head, infatti, non hanno trovato una repentina e potente distribuzione, ma sono stati presi in consegna da case semi indy come la Notorius Pictures e la Walt Disney Studios (poco avvezza al settore Action). La direzione intrapresa dal cineasta statunitense ci piace e ha tutto il nostro rispetto in quanto rappresenta, una volta tanto, il voler perseguire una sana e vera passione, il voler raggiungere i propri sogni professionali. E poi, diciamolo liberamente, cineasti come Hill, con una lunghissima carriera alle spalle, se lo possono anche permettere! Meglio un giorno da leoni….
Alessandro Amantini

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