Anime Hammer – Il Gotico va in Giappone

Tra il 1980 e il 1981 l’animazione nipponica opera una rilettura molto personale dei classici della letteratura gotica. Nasce così un dittico di lungometraggi denominato Special Anime dedicato a due delle icone horror più importanti della letteratura internazionale. Il primo lungometraggio è Dracula (闇の帝王 吸血鬼ドラキュラ Yami no Teiō: Kyūketsuki Dorakyura, 1980) mentre il secondo è Frankenstein  (オッス!帰ってきた孫悟空と仲 間たち!! Kyofu Densetsu: Kaiki! Furankenshutain, 1981). Liberamente ispirati ai due best seller scritti da Bram Stoker e Mary Shelley, i due film ne rileggono il mito piegandolo a una struttura squisitamente innovativa nonché romanzata. Una forte contaminazione di generi viene subita soprattutto da Dracula realizzato dal regista Minoru Okazaki per la Toei Animation e Marvel Comics, il quale parte dal romanzo base per inanellare una trovata narrativa dopo l’altra fino a redigere una sorta di testamento fumettistico dall’ampio respiro esoterico. Questa operazione è resa possibile anche grazie all’eccellente fusione di “intenti artistici” derivati dai fumetti culto di Gerry Conway, Gardner Fox, Marv Wolfman e della stessa casa Marvel Comics i quali vengono sapientemente miscelati nell’eccellente design-work di Hiroshi Agatsuma. Il risultato è strabiliante e coinvolgente. La figura del Conte vampiro perde tutta la sua carica negativa, pur mantenendo la sua appartenenza alla dimensione demoniaca, per lasciare il passo al sentimento nero, gotico, impossibile dell’amore e di tutto il corollario di sofferenze che esso innesta in chi non è degno, per propria natura, di provarlo. Ritroviamo quindi Dracula in una Boston (lontana anni luce dai letterari Carpazi) cupa e dismessa, innamorato di una fanciulla rubata a una setta satanica che l’aveva promessa in sposa al Demonio stesso. La donna dà alla luce un bambino avuto dal Conte, Janus, il quale però viene rapito e ucciso dalla setta. L’ira di Dracula si abbatte sul sacerdote e gli adepti dello scellerato gruppo uccidendoli in modo orribile. Nel frattempo una ragazza (discendente di Van Helsing), un ragazzo (discendente dalla famiglia di Dracula) e un uomo su di una sedia a rotelle (discendente di Jonathan Harker) si uniscono per dare la caccia e uccidere il Conte. Ma la faccenda si complica dal momento che Satana, iracondo per l’affronto subito dal Conte, risveglia dalla morte Janus e lo reincarna in uno zombi pronto a fronteggiare il genitore in uno scontro sanguinoso. Più che una trasposizione anime del romanzo di Stoker, assistiamo a un vero e proprio reboot in piena regola che ha solo il sapore di un sequel (i discendenti dei personaggi del libro di origine, la nuova vita sentimentale del vampiro) e che invece rinverdisce con fantasia una storia fino ad allora troppo usurata. Un’occasione sprecata per il mondo del Cinema dal momento che questa storia aveva, per sua originalità, tutte le carte in regola per divenire un vero cult movie. Il film si avvale di disegni ben curati, con una dedizione per l’oscurità e per l’esoterico impressionanti. Non mancano momenti crudeli come l’uccisione del neonato durante la messa nera, ma le sequenze rimangono sempre relegate al non visto, al semplice dare a intendere. Punto, questo, di pura potenzialità riguardo la crescita della componente emotiva la quale viene magistralmente amplificata dalla cassa di risonanza musicale eseguita per l’occasione dal bravo Seiji Yokohama che realizza uno score degno di nota, in grado di descrivere a perfezione gli stati d’animo o l’angoscia della situazione di turno. Il film viene trasmesso in Giappone nel 1980 dalla rete TV Asahi, ma approda sulle reti italiane solo nel 1984 grazie al palinsesto di Junior TV. La sua trasmissione creò non pochi problemi con la severissima censura di allora che vedeva il film come poco consono al palinsesto pomeridiano, facendone, quindi, slittare la messa in onda in tarda serata. Molte proteste comunque non cessarono, dal momento che la trattazione del cartone animato era giudicata eccessivamente diseducativa e violenta. Ma il tempo è un gran dottore e ciò vale anche per i pregiudizi che man mano andarono spegnendosi. La pubblicazione italiana dell’anime, molto preziosa, in DVD  avviene tra il 2003 e il 2004 per mano della Mondo Home Entertainment che ne realizza un riversamento ottimale (vista l’anzianità del progetto) con dovizia di note di produzione e contenuti extra. Nello stesso periodo la stessa casa di distribuzione opera anche il riversamento in DVD del secondo progetto del dittico in esame, Frankenstein. Sempre sotto l’egida della Toei Animation e Marvel Comics, la palla stavolta passa nelle mani del regista Yugo Serikawa il quale operando una rivisitazione delle strisce fumettistiche di Don Heck e di Roy Thomas del 1968, rilegge con dovizia di particolari il romanzo di origine della Shelley e ne rielabora la dimensione grafica con maestria anche grazie all’ottima sceneggiatura scritta da Akiyoshi Sakai. A differenza di Okazaki, Serikawa non modifica la storia (se trascuriamo il cambiamento dei nomi di alcuni personaggi), ma la rende più drammatica e non lesina a spingere sul pedale dell’acceleratore riguardo la violenza. Alcune scene come l’efferata morte del gobbo Zuckel, servitore del dottor Frankenstein, e il sangue di una testa di cinghiale che cola nella vasca mentre il dottore sta facendo il bagno rimangono impresse nella mente. Ma l’operazione risulta riuscita, forse molto più che per Dracula, anche grazie alla dovizia e la cura con cui la storia viene narrata. Il regista, artisticamente parlando, sa prendersi i suoi tempi dando ampio respiro epico alla narrazione e non scadendo mai nel patetico, neanche quando il mostro incontra la piccola Emily (d’impatto il paragone delle sofferenze del mostro con quelle del Cristo in croce nella chiesa sottolineate dal pianto della bambina che prende coscienza del dolore provato da entrambi). Da parte sua il mostro viene fornito di una espressività più vicina all’essere umano delineando così la labile linea di confine tra il Male e il Bene che è dentro ognuno di noi. Proprio questa caratterizzazione sancisce la riuscita del progetto promuovendolo a vero cult del genere di quegli anni. Il film viene realizzato nel 1981 e trasmesso lo stesso anno sempre dalla TV Asahi che opera quasi una sorta di “gemellaggio televisivo” con la nostra Junior TV che puntualmente venne sommersa da una raffica di proteste da parte di molte famiglie che avevano assistito alla messa in onda del lungometraggio animato. Più volte ritirato dai palinsesti, Frankenstein non ebbe vita facile, ma fu precursore insieme a Dracula di una contro-corrente animata che aveva come suo mantra l’eccesso della visione. Si pensi che solo un anno dopo i palinsesti delle TV italiane si sarebbero venuti a trovare di fronte alla serie Bem, il mostro umano (妖怪人間ベム Yōkai ningen Bemu) con la quale per la prima volta cominciarono a fioccare anche denunce da parte dei genitori dei piccoli utenti delle TV locali. Analizzato nella sua interezza, il dittico Hammer nipponico lascia un patrimonio cine-culturale molto importante dal momento che l’operazione si avvale di una impeccabile passione da parte degli autori nei confronti della materia trattata e di un design accattivante e rétro in grado di farci rimpiangere i tempi della bidimensionalità grafica. La visone di questi due piccoli gioielli ci fa respirare letteratura, cosa che difficilmente riscontriamo in operazioni analoghe dal momento che la maggior parte delle attuali produzioni animate punta tutta la propria forza su l’elaborazione grafica che comporta, quindi, una sorta di effetto freeze sulla dimensione emotiva. E questo risulta essere un difetto ancora più grande quando la trattazione riguarda testi letterari ai quali è salutare, invece, una certa dose di aderenza estetica. Secondo chi scrive il lavoro operato da Minoru Okazaki e Yugo Serikawa vince una scommessa difficilissima che è quella di riavvicinare le nuove generazioni alla cultura grazie a una astuta rilettura di essa, senza mai lavorarsi troppo addosso e rimanendo sempre all’interno dei limiti dell’umiltà creativa, vero detonatore di grandi imprese. Da riscoprire.
Alessandro Amantini

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