“Veloce come il vento”: curva dopo curva, il cinema italiano mette le ali!

Pensare che la storia narrata in Veloce come il vento (2016) è una storia vera ci mette i brividi. Come ci mettono i brividi l’interpretazione straordinaria della giovane Matilda De Angelis (già apprezzata a livello televisivo nella fiction Tutto può succedere), quella inarrivabile di uno Stefano Accorsi mai così drammaticamente e sballatamente in parte (che gli ha fruttato meritatamente il Nastro d’Argento e David di Donatello come miglior attore protagonista) e quella da co-protagonista di un’altra attrice straordinaria come Roberta Mattei che, dopo tanta televisione, riesce a far emergere il proprio talento nella sua seconda partecipazione cinematografica. Ma i brividi non sono finiti qui, perché ad alimentarli vi è anche la regia sapiente e trascinante di Matteo Rovere che, unita al montaggio di Gianni Vezzosi e alla fotografia di Michele Attanasio, produce finalmente un film italiano fuori dal coro, molto americano, ritmico, con una scheggiatura perfetta e una resa scenica dal forte impatto visivo ed emotivo. Ci piace stavolta citare gli addetti ai lavori perché se Veloce come il vento, dopo appena un anno dalla sua uscita, può essere considerata una pellicola di altissimo livello nel panorama cinematografico nazionale il merito va soprattutto a loro che hanno saputo far convergere recitazione e tecnica in un connubio che non si dimentica. Hanno scommesso e hanno vinto, non solo per i riconoscimenti ottenuti, ma soprattutto perché hanno saputo raccontare una storia in un modo diverso, fuori dagli stereotipi e dai canoni imposti dalla cinematografia italiana. Veloce come il vento non è soltanto un omaggio al mondo del GT (Gran Turismo) emiliano, ma è il simbolo della redenzione e del riscatto di chi nella vita si crede un perdente e non ha bisogno, per questo, di vincere il campionato per diventare migliore, ma soltanto la sfida con la propria coscienza che rinasce dopo un forte spirito di sacrificio. E così il tossicodipendente Loris De Martino (Accorsi), ex gloria giovanile delle corse, torna dopo dieci anni dalla sorella Giulia (la De Angelis), diciassettenne pilota di GT, in occasione del funerale del padre morto durante una corsa della figlia. E torna portando con sé tutto il suo drammatico mondo fatto di eroina e della compagna Annarella (la Mattei), tossicodipendente senza speranza, per insediarsi nella casa paterna. Casa che però, in caso di mancata vittoria del campionato da parte di Giulia, verrà ceduta al cinico Ettore Mattei per sanare i debiti contratti con lui dal padre defunto. Ed ecco che, dopo un’iniziale diffidenza, Loris capisce che per uscire incolume dalla sua gara più importante, quella con la vita, dovrà  insegnare a Giulia i trucchi del mestiere, facendola crescere come donna e pilota, salvando il suo amore familiare per il piccolo fratellino Nico (Giulio Pugnaghi). Veloce come il vento ha davvero una marcia in più, quindi, perché riesce a trasformare una storia (ribadiamolo, vera!) solo all’apparenza banale in un film coinvolgente, fatto di gare spericolate in pista, corse mozzafiato nel centro cittadino e un filone psicologico che entra nei drammi personali di ciascun personaggio incastonandosi perfettamente con l’impianto narrativo sportivo che ne è il vero protagonista. Ci piace tutto di questo film, semplicemente perché è un film: con una regia e un cast superlativi, un montaggio e un sonoro da paura, una colonna sonora da urlo e tanta tantissima adrenalina, soprattutto nel sorprendente finale. Ingredienti che tengono lo spettatore incollato alla poltrona e che non fanno rimpiangere il costo del biglietto. Di film italiani così ce ne vorrebbero di più a testimonianza che, se c’è qualità, il nostro cinema può competere con chiunque, stracciando la concorrenza. Un colpo di fulmine vero, come raramente succede.  Da non perdere.
Giorgia Amantini

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