Se “Tutte lo vogliono”, noi il film ve lo lasciamo volentieri

Ecco, ci risiamo. Se c’è una cosa che il cinema italiano non ha compreso è che non deve cercare di emulare stili lontani dal proprio DNA. Intendiamoci, noi siamo maestri della commedia, l’abbiamo inventata noi, non abbiamo eguali nel mondo e proprio per questo potremmo semplicemente produrre pellicole con i nostri punti di forza che sono un’ironia spiazzante mescolata a un’amarezza di fondo che lascia sempre uno spunto di riflessione. Oppure, potremmo deviare sulla comicità che ci contraddistingue e per comicità non intendo fenomeni televisivi traslati sul grande schermo senza uno straccio di sceneggiatura e di talento recitativo, ma quella vera, fatta da attori veri che la sanno fare e che divertono al primo incontro. Purtroppo, tutto questo non lo riscontriamo in Tutte le vogliono, film carino del 2015 diretto da Alessio Maria Federici che riprende in salsa italiana spunti e stereotipi della commedia romantica americana. E lo fa affidandosi a un cast che non è proprio di primo ordine quando si parla di cinema italiano visto che annovera tra i suoi protagonisti star del piccolo schermo o del teatro nostrano. Su tutti spicca ovviamente Enrico Brignano che fa davvero di tutto per risollevare le sorti di una pellicola che di innovativo non ha niente, se non la regia stessa che almeno un po’ americana lo è, con frenetici scambi visivi che ci portano da un ambiente all’altro dando movimento e ritmo alla resa. E insieme a lui ce la mette davvero tutta anche Vanessa Incontrada che al cinema la ricordiamo soprattutto nella sua primissima interpretazione (seppur doppiata) ne Il cuore altrove di Pupi Avati e che purtroppo ha tempi e ritmi televisivi. Non la disdegniamo come attrice, ma in televisione ci piace di più perché la consideriamo nel suo ambiente naturale. Spigliata, dolce, ironica, con i tempi giusti, che sul grande schermo però si perdono. E a fare da contorno non bastano la bellezza incantevole (e basta!) di Giulio Berruti, il brio interpretativo di Ilaria Spada e la sempre verde Gianna Paola Scaffidi che dona un tocco di eleganza al tutto, perché Tutte lo vogliono è un film che non ha mordente. La storia è molto frizzante e vede la ricca Clara (la Incontrada) soffrire di anorgasmia. Per risolvere il proprio problema sessuale si affida alle cure di Orazio (Brignano), onesto lavoratore in un negozio di animali con il pallino dei video amatoriali su internet, che lei scambia per un equivoco per un moderno gigolò in grado di risolvere la sua patologia. Da qui si potrebbero prevedere i risvolti comici del caso, ma nel farlo si resterebbe delusi nel vederli traditi. Perché di spunti piccanti e stuzzicanti sull’argomento ce ne erano a migliaia, ma la sceneggiatura ha preferito dirottarsi sulla più classica e casta commedia nostrana fatta di malizie sottintese che non esplodono però in conseguenze esilaranti. E quale può essere il dramma più grande di un film che nasce per divertire la sala? Quello di non riuscirci. Ecco, Tutte lo vogliono non fa ridere, fa sorridere e conta soltanto sulla verve di Brignano che è l’unico in grado di svegliare la platea dal torpore in cui inevitabilmente è stata risucchiata insieme alla simpatica e dispettosa scimmietta, compagna di viaggio e ascoltatrice involontaria delle peripezie di Orazio, che conquista al primo sguardo. L’ennesima occasione mancata, meno peggiore di altre produzioni nostrane sul genere, che non ha voluto (chissà perché) spingere sull’acceleratore per trasformarsi davvero in una commedia simil americana. Che, ripetiamo, purtroppo non ci appartiene.
Giorgia Amantini

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