TV Medical Series dipendenti: la terapia più efficace è soltanto E.R!

Dimenticate tutto, spegnete il cervello e per un momento focalizzatevi soltanto su una parola: capolavoro. Dimenticate i melensi e sdolcinati dottori Anni Novanta di General Hospital e di Chicago Hospital, quelli bellocci e sessualmente attivi di Grey’s Anatomy, quelli psicotici e impossibili del Dr House e quelli eroici e rassicuranti del Il Dottor Kildare negli Anni Sessanta. Dimenticate, quindi, Patrick Dempsey, Hugh Laurie e il mitico Richard Chamberlain (che hanno comunque contribuito al diffondersi del genere melò-ospedaliero) e ricordate ora una sigla innovativa, trascinante, tutta verde fluorescente con sfumature grigie, avente come sfondo i volti di giovani attori che diventeranno star e che si alternano nei rispettivi ruoli. Ricordate, infine, il logo di questa serie televisiva datata Usa 1994 e arrivata in Italia nel 1996, formato da due semplicissime lettere in stampatello: “E” e  “R”. Unitele insieme e avrete chiaro il fenomeno di culto, la leggenda, il mito nascente e ancora oggi perdurante di E.R. – Medici in prima linea. Un prodotto creato dallo scrittore Michael Crichton che possiede una qualità superiore ad altre produzioni del suo genere, raggiungendo la perfezione e per questo considerato un capolavoro televisivo difficilmente raggiungibile. Il primo punto di forza va sicuramente ricercato, prima ancora che nella sceneggiatura e nel cast, soprattutto nella regia che stravolge i canoni e i parametri televisivi fino ad allora utilizzati nelle serie americane. E.R. – Medici in prima linea, infatti, è fatto di piani sequenza tecnicamente perfetti che ti portano dentro il pronto soccorso del County General Hospital di Chicago (poliambulatorio universitario) insieme ai dottori, agli infermieri e agli specializzandi e di soggettive mozzafiato che ti fanno vivere in prima persona la sala operatoria e il suo pathos emotivo. Inoltre, la vita dei medici e degli operatori ospedalieri viene raccontata non soltanto nell’ambiente claustrofobico dell’emergency room, ma anche in quello tentacolare della città, attraverso riprese esterne che spaziano dai turni notturni e diurni sulle ambulanze insieme ai paramedici a quelle nei quartieri, nelle autostrade e addirittura nei cieli, attraverso il salvataggio medico effettuato tramite elicottero. Il tutto, appunto, mostrato con una tecnica registica veloce, sincopata, ritmata che farà scuola e che trasforma la serie televisiva quasi in un prodotto filmico. Gli episodi di tutte e quindici le stagioni durano al massimo quarantacinque minuti (come negli standard TV americani) e scorrono in scioltezza come fosse la lettura di un romanzo d’avventura, senza intoppi, senza punti morti, senza pesantezza, rendendo al massimo la drammaticità dei casi di puntata e di quelli collettivi. E a questo enorme pregio va aggiunta anche una sceneggiatura colta, curata ed educativa che nessun altro prodotto del genere possiede. E.R. – Medici in prima linea può essere considerata un’enciclopedia medica per i termini scientifici utilizzati: vuoi che si parli di diagnosi, vuoi che si parli di terapie, vuoi che si parli di strumenti tecnici, la serie risulta essere comprensibile nel suo linguaggio ricercato. Dalla A di anemia alla Z di zigomicosi, tutto o gran parte viene affrontato nel corso delle quindici stagioni che aprono discorsi sociali importanti in epoche in cui ancora si sapeva davvero poco su determinate malattie. In E.R. – Medici in prima linea si parla apertamente di tutto, soprattutto di AIDS e di cancro. E si parla anche di tematiche rilevanti come l’aborto, l’omosessualità, il razzismo, la droga, lo stupro, il degrado sociale. E se ne parla in maniera cruda, realistica, mai edulcorata, perché è proprio questo l’altro punto vincente della serie: mostrare senza romanzarci su ciò che davvero succede nelle corsie ospedaliere, creando un coinvolgimento nello spettatore che empatizza immediatamente con i personaggi e le storie di volta in volta mostrati. E lo fa grazie anche a un cast di astri nascenti e attori teatrali e televisivi già affermati che rendono l’amalgama artistica fantastica nella resa. Su tutti un Anthony Edwards strepitoso nei panni del dolce, metodico ed efficientissimo dottor Mark “Ciccio”Green che abbandonerà purtroppo la serie alla fine dell’ottava stagione gettando nella disperazione milioni di fan. A seguire, un allora sconosciuto George Clooney, con i capelli non ancora sale e pepe e un curriculum di mossette e sguardi affascinanti che conquistano al primo incontro. Come la sua interpretazione, che risulta essere una delle migliori insieme a quella di Edwards nei panni del donnaiolo dottor Doug Ross. E poi c’è lei, un’emergente Julianna Margulies nei panni della tormentata a tostissima capo-infermiera Carol Hathaway  che al termine dell’epopea E.R. risulterà essere uno dei personaggi più amati e rimpianti dai fan. Come saranno rimpianti in eterno il bellissimo e ambiziosissimo chirurgo di colore dottor Peter Benton, un Eriq La Salle al massimo del suo splendore fisico e artistico, il giovanissimo e ricchissimo specializzando dottor John Carter, che lancerà nell’olimpo televisivo l’esordiente Noah Wyle, la dottoressa Susan Lewis interpretata da Sherry Stringfield che lascerà alla fine della terza stagione per poi tornare nel corso dell’ottava, la dottoressa di colore Jeanie Boulet la cui interprete Gloria Reuben valorizzerà in pieno la psicologia tormentata del personaggio e infine la dottoressa “stampella veloce” Kerry Weaver alla quale Laura Innes dona anima e corpo con un’interpretazione fisica e psicologica che lascia il segno. E un cast così corale, al quale si andranno ad aggiungere nel corso delle quindici stagioni guest star importanti come Maria Bello, Linda Cardellini, Clancy Brown, Goran Visnjic (il dottor Kovac), Paul McCrane (il pazzoide dottor Romano), Maura Tierney (la tormentata dottoressa Abby Lockhart), Stanley Tucci, a volte rimaneggiato a causa delle defezioni sempre più frequenti degli attori che una volta raggiunto l’apice del successo si dedicavano ai propri progetti cinematografici abbandonando la serie, vanno aggiunte le storie personali oltre a quelle mediche che rendono la serie ancora più realistica, mostrando finalmente il lato umano e non solo quello professionale di questi giovani dottori in trincea. Ognuno di loro ha un dramma da affrontare che snodandosi nel corso delle stagioni li rende ancora più familiari agli spettatori. Così, si passa dal divorzio e dai problemi di cuore del dottor Green a quelli legati all’alcol e al rapporto complesso col padre di Ross, da quelli di droga della sorella della Lewis che la coinvolgono in prima persona a quelli sentimentali e fragilissimi della Hathaway per lo stesso Ross, da quelli legati alla sordità del figlio di Benton a quelli di autostima e di rimorso di Carter, da quelli di sieropositività di Jeanie a quelli professionali e personali della Weaver legati alla sua omosessualità. Persone prima che medici, dunque, a contatto con una realtà difficile che riescono a gestire freddamente all’interno delle corsie dell’ospedale, ma che a livello privato li rende uguali a noi. Non sono infallibili né eroici, sono soltanto esseri umani e come tali imperfetti e fragili, incastonati in una cornice claustrofobica rappresentata dal pronto soccorso che però, allo stesso tempo, diventa il luogo dove la solitudine e le inquietudini personali vengono sconfitte dall’affermazione dei propri valori. Un capolavoro davvero, quindi, come pochissimi altri prodotti televisivi, uno spartiacque che ha conquistato l’America e il mondo con i suoi 22 Emmy Award (gli Oscar televisivi Usa) vinti e le sue 123 nomination agli stessi da record. E quando nel 2009 è calato il sipario sulle avventure del pronto soccorso più longevo di Chicago, ci siamo sentiti tutti improvvisamente più soli, consapevoli di aver fatto parte (a nostro modo) di una storia importante della televisione americana e internazionale e che dal giorno successivo non avremmo mai più sentito la sigla inimitabile di questo prodotto inimitabile che ancora oggi resta inimitabile. Per sceneggiatura, regia, contenuti, qualità tecnico-artistica ed emotività. Unico.
Giorgia Amantini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...