La leggerezza poetica di Forrest Gump

Tre, due, uno, cominciamo. Tom Hanks come protagonista (Philadelphia, Insonnia d’amore, Salvate il soldate Ryan), Robert Zemeckis alla regia (la trilogia di Ritorno al futuro), Eric Roth in sceneggiatura (Insider – Dietro la verità) e Alan Silvestri in colonna sonora. Un quartetto d’archi straordinario che nel 1994 crea una melodia favolosa, ispirandosi liberamente all’opera letteraria omonima di Winston Groom del 1986. Forrest Gump non può essere considerato semplicemente un film, perché è un percorso emotivo che ti sconvolge con la sua naturalezza e tenerezza. Forrest Gump è l’antieroe per eccellenza, un bambino nato con un quoziente intellettivo inferiore alla norma ma che nella vita, partendo dagli Anni Quaranta fino ad arrivare nei primi Anni Ottanta, crescerà e affronterà le difficoltà della vita medesima diventandone inconsapevolmente protagonista. Trent’anni di storia americana (dai favolosi Anni Cinquanta, passando per la Guerra Fredda e l’omicidio Kennedy fino alla Guerra del Vietnam) vengono narrati con una tecnica visiva allora visionaria che permette a Forrest di incontrare i più grandi miti americani (su tutti il presidente Nixon che gli dona un’onorificenza proprio per le sue gesta eroiche in Vietnam) mescolando filmati d’epoca con il girato. Forrest, quindi, nella sua vita di “diverso” diventa involontariamente il mito di più generazioni, grazie al suo eccellere negli sport (football, ping pong e corsa su tutti), al suo servire la patria e alla sua inconfondibile saggezza. Il percorso evolutivo della psicologia di Forrest è determinato, inoltre, da alcuni eventi in grado di segnarlo emotivamente. Come la perdita dell’adorata mamma (una Sally Field in una delle interpretazioni più intense della sua carriera) che con il suo amore permette a Forrest di sentirsi sempre adeguato pur nella sua inadeguatezza sociale (La vita è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai cosa ti capita) e l’amore impossibile per l’amica Jenny (una Robin Wright che ricordiamo finalmente non solo per essere l’allora signora Penn, ma per la sua eccezionale prova d’attrice che sconvolge e colpisce), che però donerà a Forrest il riscatto tanto atteso grazie al concepimento di un bambino privo delle difficoltà cognitive del padre. Di scene memorabili il film ne ha tante, ma per citarne alcune ricordiamo la lunga corsa di Forrest dopo l’abbandono di Jenny scappata da lui dopo aver fatto l’amore, una corsa che lo porterà a diventare un’icona liberale in tutti gli Usa e che si concluderà con una delle risposte più candide che il cinema abbia saputo mai regalare. Forrest, perché fai questo? Perché avevo voglia di correre. Ma la scena che rende merito all’interpretazione memorabile di Tom Hanks e che giustifica (insieme al suo parlare sbiascicato, il suo sguardo poco sveglio e la sua risata da bambino) il suo stra-meritato premio Oscar è quella dell’incontro con il figlio, affidatogli da Jenny a causa di una malattia che la condurrà, purtroppo, a una fine prematura. Gli occhi lucidi di Hanks, le lacrime frenate a malapena e il suo indugiare su quel Lui è… pronunciato con voce rotta e che sottintende tutta la sua paura che il bambino abbia il suo stesso difetto, sono la rappresentazione di una drammaticità che in quel momento fonde attore e personaggio, donando a noi spettatori un’emozione fortissima nella presa di coscienza da parte di Forrest (per la prima volta nella sua vita) di essere diventato padre. Un film straordinario, quindi, con una colonna sonora che ti entra dentro sia grazie al tema struggente originale creato da Alan Silvestri sia ai pezzi rock più in voga dei decenni narrati. Premio Oscar come miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio e migliori effetti speciali, Forrest Gump è un viaggio che va doverosamente compiuto, che parte da quella panchina alla fermata dell’autobus dove Forrest racconta la sua vita a vari avventori e come una piuma (simbolo del suo animo puro e innocente) volteggia nell’aria donandoci un’emozione profonda nella sua apparente leggerezza. Quando il cinema diventa magia. Un capolavoro. Da vedere assolutamente, per non rimpiangere di non averlo fatto.
Giorgia Amantini

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