In “Io e lei” quello che stona è soltanto lui!

Nel 2015 Maria Sole Tognazzi (ultimogenita del grande attore Ugo nonché sorella di Ricky e Gianmarco) dirige una pellicola che sa di straordinario nel panorama cinematografico italiano, perché riguardante per la prima volta il rapporto di coppia tra due donne. Io e lei, seppure in modo lontanissimo e non a caso, prende liberamente spunto, infatti, da Il vizietto, pellicola del 1978 interpretata proprio da Ugo Tognazzi, che rappresentava in modo esilarante e giocosa il rapporto di coppia di due omosessuali con figlio di uno dei due a carico in procinto di sposarsi (con tutte le conseguenze comiche del caso). Qui non siamo a quei livelli, il film non ha la stessa comicità esuberante del film suddetto e soprattutto ha un taglio più elegante e raffinato perché pone la storia tra le due protagoniste in un contesto più attuale e moderno. Federica (Margherita Buy) e Marina (Sabrina Ferilli) convivono da cinque anni. La prima ha un trascorso di vita etero fatto di un marito e un figlio lasciati proprio per amore di Marina la quale, invece, ha sempre vissuto la propria identità sessuale apertamente, senza dubbi e senza vergogna. Tanto Federica, architetto affermato, è algida e insicura, tanto Marina, imprenditrice, è passionale e innamorata. Un momento di crisi tra le due getta Federica tra le braccia del suo amore di gioventù Marco (Fausto Maria Sciarappa), provocando la divisione della coppia, la sofferenza di Marina e la loro riappacificazione finale ad opera di Federica, che capisce finalmente quali sono i suoi veri sentimenti e quello che davvero vuole nella vita. Posta in questo modo la pellicola potrebbe sembrare un film banale, ma non lo è affatto soprattutto perché affronta la tematica con garbo e delicatezza, senza mai trascendere nella volgarità e mostrando il rapporto di coppia nel modo in cui deve essere mostrato, cioè normalmente. Quello che è di troppo, invece, è proprio la forzatura di far ricadere Federica nelle braccia di un uomo. In sceneggiatura troviamo, insieme a Francesca Marciano, Ivan Cotroneo, autore di successi televisivi come Una grande famiglia, Tutti pazzi per amore e l’ultimo in ordine di arrivo Sirene. Quindi non proprio uno qualunque che però si perde facilmente in questo piccolo vuoto di idee. Intendiamoci, nella vita reale ciò che accade a Federica può succedere senza problemi, ma qui stona nel contesto mostrato. Marina e Federica stanno insieme da cinque anni e anche se la seconda è stata sempre tormentata da vergogna e incertezza, comunque ha sposato una scelta di vita sessuale completamente diversa. Possibile dopo cinque anni un ritorno di fiamma con un uomo? Sì, ma un po’ inverosimile in questo contesto. E poi un’altra cosa che manca è legata proprio alla psicologia del personaggio di  Federica che viene trascinata dai suoi dubbi in una serie di situazioni che sembrano estranee al contesto narrato. Io e lei, quindi, è un ottimo film che risente di qualche debolezza di scrittura, ma che comunque per la prima volta mostra con coraggio la vita di due donne innamorate, le insidie della vita di coppia, le gelosie e tradimenti tipici di una relazione, centrando il bersaglio. Che era quello di mostrare il tutto con una normalità di fondo che ancora oggi, in Italia, viene considerata disdicevole e vergognosa. Le due attrici meritano un plauso perché offrono una prova matura e intensa. Tra le due ci piace più la Ferilli, appassionata, lottatrice, tradita dall’amore ma pronta a riaccoglierlo credendoci ancora. La Buy non si discute e dona al proprio personaggio quella freddezza e quel distacco necessari alla riuscita scenica, ma forse un po’ più di convinzione artistica avremmo voluto vederla. Bellissima, infine, la scelta di mostrare soltanto piccole effusioni tra le due e una sottile complicità sparse qua e là nella pellicola per farla poi sfociare nella passione del bacio finale in ascensore che va applaudito non per la sua resa, ma per il messaggio che contiene. Che l’amore è universale e che abbatte frontiere, anche se in Italia quelle frontiere sono ancora,purtroppo, alte.
Giorgia Amantini


 

 

 

 

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