Come affogare in un mare di banalità: l’inutilità creativa di Al posto tuo

Facciamo una premessa. Al posto tuo (2016) è un buon film. La regia di Max Croci (regista con un passato dedicato a numerosi cortometraggi e documentari) è veloce, frizzante, reattiva, molto moderna e in linea con i tempi nuovi del cinema italiano che sembra finalmente essersi svegliato dal torpore piatto e livellato della macchina da presa. Il cast, da Luca Argentero a Serena Rossi, da Stefano Fresi ad Ambra Angiolini non ci dispiace, soprattutto perché gli attori fanno tutto, ma proprio tutto per risollevare le sorti di un prodotto che ha come unico, ma fondamentale, neo quello di avere una sceneggiatura inesistente. E chiamarlo neo è fargli un complimento, visto che la sceneggiatura medesima è a dir poco imbarazzante. Il soggetto è carino anche se non del tutto originale, perché lo scambio di vite non è proprio una novità al cinema visto che numerose produzioni straniere si sono già cimentate nel genere, ma questo poco importa perché Al posto tuo poteva avere tutti i presupposti per essere un film gradevole e divertente. E invece di gradevole e di divertente non ha proprio niente. Luca Molteni (Argentero) e Rocco Fontana (Fresi) sono due colleghi architetti che lavorano per la stessa società produttrice di sanitari. L’uno è un donnaiolo impenitente e misogino, l’altro un uomo felicemente sposato con Claudia (la Angiolini) e con due figli adolescenti a carico. Costretti dalla dirigente a scambiarsi le vite per dare più spazio alla propria creatività ed essere così stimolati nell’affrontare insieme un progetto per un cliente importante, riusciranno a sviluppare un rapporto di amicizia e ad apprezzare finalmente che cosa conta davvero nelle rispettive esistenze. Fin qui sembra tutto molto semplice e accattivante, ma in fase di scrittura è stato fatto un lavoro approssimativo perché molte situazioni sono più suggerite che affrontate, non chiarendo fino in fondo alcuni aspetti delle psicologie dei personaggi che restano sospese e concentrandosi soprattutto sulla verve interpretativa degli attori che però non basta a sostenere queste gravi lacune. Gag e situazioni, assai poco divertenti in verità, vengono buttate lì senza un nesso logico e il ritmo serrato della regia purtroppo non riesce a sposarsi con una lentezza e una piattaggine di scrittura che finisce per compromettere la resa totale. Peccato, perché di spunti per rendere Al posto tuo una commedia brillante, in salsa un po’americana per intenderci, c’erano tutti. Invece restiamo, alla fine della pellicola, a bocca asciutta con i rispettivi ruoli ristabiliti e con il classico e prevedibile pentimento dello sciupafemmine che comprende di amare profondamente la dolcissima e bellissima barista dell’angolo Anna (la Rossi) e di voler cambiare vita insieme a lei. Ma le nostre domande non trovano purtroppo risposta, o meglio. Si accontentano delle striminzite spiegazioni fornite qua e là, tra uno stacco e l’altro, dagli stessi protagonisti che però non servono a completare pienamente gli aspetti psicologici dei personaggi. Della serie, i personaggi esistono, ma non hanno un loro trascorso ben definito. Tutto rimane incerto e magari in una fiction a lunga serialità questo rende il prodotto stesso più accattivante e interessante, ma in un linguaggio filmico non basta per rendere il prodotto una pellicola degna. Sì, al posto tuo ha più una scrittura televisiva e questo, come altre volte già detto, non giova ai ritmi e alla qualità cinematografica che hanno uno stile e un linguaggio molto diverso. Peccato per l’occasione sciupata. Su cui sicuramente si deve riflettere.
Giorgia Amantini

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...