Inquadrato, colpito e affondato! Ho ucciso Napoleone centra il bersaglio!

Cominciamo col dire che Giorgia Farina, regista emergente, ci piace molto. Già con il film d’esordio Amiche da morire aveva creato una commedia noir con un cast tutto al femminile che ne valorizzava la sceneggiatura solida (Claudia Gerini e Sabrina Impacciatore su tutti) vincendo il suo primo Globo d’Oro nel 2013 proprio come regista esordiente. Ma con Ho ucciso Napoleone conferma pienamente le sue doti tecniche e creative che, non a caso, provengono da una palestra prestigiosa come quella dell’aiuto regia prestata ai Manetti Bros ne L’ispettore Coliandro. E di brossiano, questa pellicola datata 2015, ha moltissimo. Prima di tutto la solita ambientazione metropolitana che come i Manetti insegnano è in grado di trasformare le città italiane in luoghi quasi surreali dove tutto accade o può accadere. E anche qui gli ambienti lavorativi della fantomatica ditta farmaceutica Fanelli vengono mostrati nella loro claustrofobia che trova sfogo soltanto nel parco antistante la ditta medesima, luogo di rivalsa della protagonista. E qui arriviamo alla storia della protagonista medesima, Anita, fredda e cinica donna in carriera promossa dirigente della Fanelli, rimasta incinta del suo capo Paride e subito dopo licenziata dal consiglio di amministrazione perché pericolosamente a conoscenza di segreti finanziari scottanti fornitogli dal timido avvocato Biagio, innamorato di lei. Contro questa ingiustizia, la donna deciderà di portare avanti lo stesso la gravidanza e di attuare la propria vendetta aiutata da Biagio, ma anche da un quartetto di disperate donne incontrate, appunto, nel parco: Olga, ex segretaria di uno studio medico che spaccia farmaci clandestinamente, Gianna e Filippa disoccupate col complesso del dimagrimento ed Enrica, avvocato stressato e fuori di testa che prende a cuore la sua causa per farla riassumere contro l’ingiusto licenziamento. Ed è qui che il cast fa la differenza, perché il terzetto di attrici formato da una Michela Ramazzotti (Anita), finalmente cresciuta professionalmente e convincente, una Elena Sofia Ricci (Olga) sempre a suo agio in ogni ruolo che interpreta e una Iaia Forte (Gianna) che con la sua presenza è in grado di riempire comunque i ruoli che interpreta, fa faville. Trio coadiuvato da un duo di attori capaci di tenergli testa degnamente, Adriano Giannini (Paride) e Libero De Rienzo (Biagio) in due interpretazioni solo a prima vista banali perché, come si sa, l’apparenza inganna. Regola, questa, che si sposa perfettamente con il finale a sorpresa del film che davvero non ti aspetti. E il Napoleone assassinato del titolo, direte voi, chi è? Un malcapitato pesce rosso della piccola vicina di casa di Anita, del quale la donna non vuole prendersi cura e che fa finire senza rimpianti nello scarico della propria toilette. A simboleggiare l’inizio del suo devastante piano di vendetta che, nonostante le restituirà tutto, rischierà prima di comprometterla per sempre. Ho ucciso Napoleone, quindi, è l’ennesimo esempio di film indipendente prodotto da Rai Cinema che in questo va elogiata vista la scarsa visibilità dell’autrice e che purtroppo al botteghino sarà un flop pazzesco, anche se ingiusto. Perché l’appartenere a un genere di nicchia non è una giustificazione valida per non poter essere pubblicizzato e distribuito a dovere nelle sale che questo film l’hanno visto scandalosamente di passaggio. Scandalo che si unisce all’altro scandalo di mandarlo in prima serata su Rai Tre con l’avviso di essere destinato soltanto a un pubblico adulto. Per cosa? Per una scena osé mostrata dopo venti minuti dall’inizio? Per le tematiche scottanti relative agli imbrogli delle ditte farmaceutiche? Per aver mostrato il lato cinico e spietato di donne arriviste e calcolatrici in odor di vendetta verso il sesso maschile? Se queste sono le motivazioni, direi che ce ne sono altre ben più valide per oscurare gran parte delle programmazioni proposte dalle reti nazionali, sia pubbliche che private. Almeno Ho ucciso Napoleone è un intrattenimento surreale. Meno grave di tanta altra realtà che ci circonda.
Giorgia Amantini

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