Io ci sono: l’invito alla rinascita di Lucia Annibali

Io ci sono, film tv trasmesso da Rai Uno martedì 22 Novembre 2016 in prima serata e prodotto da Rai Fiction e dalla Bibi Ballandi, potrebbe sembrare a prima vista l’ennesimo film di denuncia contro gli abusi e la violenze sulle donne, ma così non è. Perché Io ci sono, più che un’accusa contro il diretto responsabile dell’atto di violenza, è un viaggio introspettivo nella psicologia della vittima, Lucia Annibali, brillante avvocatessa di Pesaro sfregiata con l’acido da due albanesi ingaggiati dall’ex fidanzato Luca Varani nel 2013. E non poteva essere che così visto che il film è tratto dall’opera Io ci sono – La mia storia di non amore, scritta dalla Annibali stessa per raccontare pubblicamente quanto subito e la sua rinascita successiva. Nei panni della donna troviamo una Cristiana Capotondi intensa e drammatica, capace di dare una grande prova non solo interpretativa, ma anche professionale visto che il film tv mostra, passo dopo passo, oltre la storia d’amore e l’aggressione, anche il percorso medico che la Annibali ha dovuto subire per tornare ad avere un volto proprio inizialmente devastato dall’acido. E qui la Capotondi si trasforma di volta in volta grazie a un trucco impressionante per una produzione televisiva che mostra proprio l’evolversi stesso degli interventi subiti dalla donna. Un plauso, quindi, oltre all’attrice va anche al make up che ha saputo donare un effetto realistico attraverso una lavorazione del volto della Capotondi che ne ha compromesso la fisionomia nella resa scenica rendendola del tutto simile alla vittima. Ma oltre alla Capotondi e al convincente co – protagonista Alessandro Averone nei panni di Varani, ciò che va elogiato di questo film tv di denuncia è il lavoro certosino svolto in fase di sceneggiatura da Luciano Mannuzzi (anche regista), Monica Zapelli e Gabriele Fasano che hanno saputo dare, attraverso un’attenta lettura dell’opera letteraria, il giusto impatto emotivo e il messaggio positivo che la Annibali ha voluto lanciare. Ciò che ci lascia sconvolti, infatti, e che periodicamente continua a lasciarci sconvolti nei vari casi di violenza fisica o psicologica perpetrata dall’uomo sulle donne, è proprio l’atteggiamento iniziale della protagonista e il suo percorso sociale. Lucia Annibali si innamora perdutamente di Luca Varani, suo collega che poi si scoprirà cocainomane, amore che la porta a respingerlo e a riaccettarlo più volte nella sua vita, accogliendolo in casa propria con una speranza di futuro da condividere insieme. Speranza che si spegne alla prima violenza fisica subita, uno schiaffo che apre gli occhi alla donna nel volerlo allontanare per sempre da lei dopo averlo già perdonato più volte. E qui, dopo lo sfregio subito, Lucia esce dal limbo in cui era sempre vissuta fino ad allora, trova forza e coraggio e sente dentro di sé quella rinascita che precedentemente era stata annientata dal sentimento totale verso quell’uomo che in realtà non l’aveva mai amata. Due momenti colpiscono in particolar modo il cuore dello spettatore. Il primo, quando Lucia parlando di Luca con un’amica le spiega il suo volerlo riaccogliere ancora una volta legandolo alla propria volontà di autodistruggersi. Non so come spiegarmelo, ma è come se io avessi bisogno di toccare il fondo. Toccare il fondo, lo sfregio, i problemi fisici e psicologici per poi rinascere nella consapevolezza che dietro a quel volto ormai deturpato c’è ancora l’animo forte e battagliero di una donna che non si arrende e che attraverso la sua esperienza può servire da esempio per migliaia di donne che ogni giorno si annientano o si lasciano annientare dalla furia cieca dei loro compagni. Alle ragazze voglio dire che non è amore sentirsi annientate psicologicamente e rinunciare alla propria indipendenza, all’essere sé stesse solo perché lo vuole lui. Vogliatevi bene, credete in voi stesse e sappiate che ogni forma di violenza subita non è colpa vostra perché avete scelto l’uomo sbagliato, ma è colpa di chi l’ha commessa quella violenza. L’amore non può tollerare nessuna forma di violenza. Mai. In questi giorni Luca Varani è stato condannato definitivamente dalla Cassazione a vent’anni di reclusione per tentato omicidio e stalking, senza le attenuanti generiche visto che non si è mai pentito di quanto fatto nei confronti della Annibali. Questa sentenza restituisce dignità non solo a lei, ma anche a tutte le donne che giorno dopo giorno subiscono in silenzio senza trovare la forza di denunciare. Questo film tv e la storia di Lucia Annibali, stavolta, non sono stati l’ennesima denuncia sociale per celebrare il 25 Novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma qualcosa di necessario per cercare ancora una volta, se ancora ce ne fosse bisogno, di aprire gli occhi a noi donne che, se possiamo, dobbiamo mettere fine a tutto questo non colpevolizzandoci, ma denunciando. Perché la violenza non è amore. Mai.
Giorgia Amantini

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