MORNING DOORS (The Glass Path) Medusa’s Spite

Opera estremamente personale e coraggiosamente anti-commerciale questo Double Project Combo Morning Doors (The Glass Path) Limited Edition dei Medusa’s Spite. Il cofanetto in edizione limitata contiene, infatti, i due album Morning Doors (2006) e Morning Doors (The Glass Path) (2009) per un totale di 19 tracce che vanno a fare da corredo sonoro a un’intera giornata di un ragazzo qualsiasi. Usando le performance sonore come una videocamera, i fratelli Stefano e Paolo Daniele insieme ad Antonello Aprea, pedinano il giovane nel suo vivere quotidiano, alterando le percezioni dell’ascolto lì dove la musica serve come decodifica degli stati d’animo del protagonista. Più che di tracce, si può parlare di veri e propri movimenti musicali dal momento che riguardo il primo volume ogni traccia non scende quasi mai al di sotto dei sette minuti. Si parte con l’intro a.m. (suddiviso nei tre momenti Dream?, Fear Pics e Buzzes [It’s Not Sky]) che si apre in una corsa forsennata che culmina in una dimensione onirica da cui l’ascoltatore viene improvvisamente liberato dalla prima suite musicale Life (In The Year 2001) (composta da Teeth’s Party Line e Coffee Coma) dove Stefano Daniele fa man bassa di parole e suoni (remixati da Mike Cave) elaborando un pezzo eccezionale che ci rimanda in parte alle sonorità degli esordi (forte l’influenza di Someone By My Side sul ritornello), ma che al contempo vira verso un suono meno discontinuo e più fluido, sintomo di una sonorità più ricercata. La ripetizione viene smentita e il suono si raffina gettando le basi per un progetto che non lesina in un lavoro certosino sugli effetti sonori, atti a ricreare ambienti casalinghi in cui la giornata del protagonista si snoda. Ecco, quindi, che il semplice lavarsi i denti la mattina, altro non è che il detonatore per il terzo movimento Breakfat Club (che si snoda nelle tre sessioni logiche Fashion Show, Serious….Fun? e Forward-Rewind) in cui torna alla ribalta il suono minaccioso a cavallo della chitarra elettrica da parte di Antonello Aprea. Il basso segue di pari passo le vocal performance sintetizzate di Stefano Daniele fino alle esplosioni sonore in puro stile industrial che puntualmente si spengono per lasciare il passo all’outdoor del protagonista. La colazione è finita, la giornata è alle porte ed è ora di ascoltare qualcosa di buono alla radio le cui frequenze lasciano spazio all’eccellente trittico romanticElectro-Rock Something (iniziato con Feet, Taking Off per proseguire con Famous Band Free-Access! [No Trics], Feet Landing, Home…Yes Home e Live Broadcast Suicide [Channel 111]) , terzo del progetto, in cui il “mantra” malinconico, marchio di fabbrica dei Medusa’s Spite, assume venature Gothic. L’elaborazione musicale di Paolo Daniele sancisce che ancora è presto per una vera e propria contaminazione del genere, anche se il tono decadente promette bene. Something si spegne su percussioni soft che scompaiono nel lungo cross-over in stile tecno-house con la successiva suite. Il lungo percorso all’interno di un locale dance da parte del protagonista è infatti l’ideale anticamera musicale per il quinto movimento Serius Fun (One O’Clock News) raccolto nelle tre logic session Food (Primary Needs), Animal Psyco-Testing (Primary Needs part 2), Phone (Primary Needs Part 3) e Fire (Part 4). Si inizia con un Sax che fa da sfondo ad un pasto consumato di fronte alla TV che apre le porte a un basso insinuante con esplosioni guitar improvvise a far da contorno alla eccellente prova canora di Stefano Daniele. La musica realizzata dal fratello Paolo fa da ideale cuscino all’incalzante chitarra di Aprea dando l’idea di “contenimento”, di freno all’impeto musicale. L’alternanza stilistica e la discontinuità ci fanno ricordare per qualche secondo B-Side, ma il tono risulta meno cupo e aperto a incursioni FX in cui ritroviamo il giovane protagonista pronto a soddisfare le su “necessità primarie” che ci portano dritti nella luce del “sole” elettronico della sesta multi-track The Sun (composta da Primary Need Part 3, 111.0 RadioSaturn e French Souvenirs) in cui Stefano Daniele si riappropria di tutto l’armamentario a disposizione per regalarci l’ennesima incursione nel classico Medusa’s Style. La musica torna di nuovo pura fluidità elettronica, con un senso mistico che avvolge di nuovo l’ascolto trasportandoci in un nuovo caleidoscopio di effetti sinth prettamente malinconico. La malinconia impressa ai ritornelli trasmette un approccio verso un Electro-Goth sempre più in via di definizione che dà vita a uno dei pezzi più belli insieme ai precedenti Something e Life In The Year 2001. Splendida la parte conclusiva, dove l’assolo di chitarra si lascia trascinare letteralmente dalle modulazioni elettroniche fino a spegnersi nel suono di un telefono che squillando ci porta a conoscere Niky, ragazza che dà il nome al settimo capitolo musicale che si snoda nelle tre evoluzioni 111.0 (Late Session), Dishlift e Waterland in cui un’iniziale scambio di battute viene man mano “divorato” dal sintetizzatore in sottofondo che apre al bellissimo flanger, elaborato da Aprea in stile Angel, che accoglie la voce di Stefano Daniele. La melodia colpisce veramente in quanto è l’ennesima contaminazione di generi dove ritroviamo inizialmente un intro esotico che man mano lascia spazio ad un suono sincopato con esplosioni minacciose sempre, però, smentite dalla performance rassicurante di Daniele che viene puntualmente coadiuvato dalle “perle” di voce sintetizzata. Un eccellente lavoro sonoro (realizzato su soggetto di Antonello Aprea) in grado di suggestionare l’ascolto. Pezzo in continua evoluzione e molto virtuosistico, fluidità decadente e nostalgia latente, che aprono la pista di atterraggio al volo di Will Hunting, ottavo movimento musicale (Ironsaurus Rex, Danube Storm, Rex-Cape e Happy Fish Smiling), bellissima ballad in cui Stefano Daniele cattura l’ascolto con musica e parole che gli valgono l’inserimento del brano nella colonna sonora della serie TV R.I.S. – Delitti Imperfetti. La malinconica miscela Electro-Rock ci trasporta all’interno del vagone di una metro che sfrecciando ci catapulta in un silenzio rotto da un assolo sax con tanto di accompagnamento classic piano (accostamento che si ripeterà felicemente nel corso dell’intero progetto) che man mano si confonde tra i passi di una folla indifferente e indaffarata. Tutt’intorno i rumori di una giungla metropolitana che, grazie al lavoro flanger e sinth di Antonello Aprea si tramuta nell’ultima sessione musicale People (composta da ….clancing I, Primary Needs Part 3 [wireless] e Hello) in cui cadenze cupe introducono la voce di Stefano Daniele, accompagnata nel ritornello (degno di nota) dalla splendida voce di Tiny Torfs (apprezzata già nella bellissima Dream? ad inizio album).  La musica si ferma improvvisamente e i passi della folla ci danno l’impressione della fine di un’avventura che man mano prende corpo nel bellissimo outro d’archi in stile metafisico. Quasi un rimpianto per un altro giorno, lunghissimo e quotidiano, che parzialmente finisce nel semplice “Hello” pronunciato dal protagonista. Un saluto al tempo che passa e all’ascoltatore quasi a identificare la momentanea fine di una splendida avventura musicale. Mai Ciao risulta, infatti, più sincero dal momento che la storia continua nello splendido “patto di vetro”, che apre le danze del secondo CD. Orfani ormai di Antonello Aprea (che curerà solo le loop evolutions di alcune track) che lascia il gruppo tre anni prima, i fratelli Daniele ci fanno presagire che il precedente Morning Doors ha il sapore di un discorso incompiuto, lasciato in sospeso, come le parole di qualcuno che ha ancora molto da dire, ma che momentaneamente non ha fatto in tempo a esprimersi. Ecco quindi che il progetto riparte con una nuova line-up (al Basso ritroviamo Axel Donnini e ai Drums Fabio De Angelis, sostituito in corso d’opera, prima da Alessandro Nardis e poi da Guido Cascone), ma con la stessa struttura del precedente. Ci introduce all’ascolto l’intro p.m, primo movimento musicale composto da The Marmaid Of The Lake (in cui ritroviamo la vocal performance di Tiny Torfs), Black Hole Illusion e Famous Band Plague. Squilla un telefono e assistiamo impotenti alla conversazione del protagonista con una ragazza che gli parla da un locale (Azzurra Bocci) in cui in sottofondo si sente un elctro-house incidente e ossessiva. La conversazione si conclude in un lungo scalpicciar che va fondendosi tra la folla acclamante di uno stadio pieno dove una voce incita la folla, mentre esplosioni echo diffondono un senso di potenza nell’aria. La voce è quella di Stefano Daniele in pieno delirio live- concert. Questo è l’intro di Something Else seconda music-session che si snoda nei tre momenti Buzzes (It’s not Sky/Part 2), Arabic Souvenirs e A Pint….Please. Molto interessante è il metodo di fusione delle folle allo stadio con una distorsione sinth elicoidale e avvolgente che abilmente viene agganciata alla voce di Daniele che letteralmente ci fa rivivere le atmosfere live come se fossimo in prima linea e al contempo distanti anni luce, quasi intimamente chiusi in una stanza con le proprie cuffie. Suono estremamente curato e raffinato. La malinconia e il suono Goth ancora una volta trapelano nelle suggestive sperimentazioni musicali, ma qualche fischio della folla ci riporta subito con i piedi per terra, come a dire che ancora non è il momento di volare. Ecco quindi che il protagonista scambia una sigaretta con una delle ragazze presenti al concerto, mentre una incalzante sinth-reprise introduce di nuovo il ritornello della track. Altalenante come pochi, il brano in esame è virtuosistico e si colloca pienamente in quella famosa discontinuità strutturale che aveva reso grande gli esordi dei Medusa’s Spite. Inutile dire che siamo solo all’inizio e già l’esplosione è forte tanto che la deflagrazione musicale porta il protagonista fuori dal vortice Rock per fargli ordinare una birra. L’alcool va giù nello stomaco irrefrenabile come la struttura decadente di Cat Black D, suite estremamente curata. Splendida prova canora di Stefano Daniele per una discesa triste nel romantico. Il movimento musicale (formato da Black Bridge?, Toxic Espectations e Alcohol Pics) è veramente suggestivo e, forse, uno dei migliori dell’album. E qui i Medusa’s furbamente sanno scherzarsi addosso con la prova auto-citazionistica che vede la radio dell’auto in cui il protagonista sale, trasmettere la loro meravigliosa Someone By My Side. Ma fuori dall’auto c’è ancora il quotidiano ad aspettare o forse no? Magari immergendosi in un bicchiere di Tequila, due o forse più. Tanti quanti sono i crescenti battiti di sinth che aprono Sun Tequila, quarta sperimentazione musicale, che evolve nei tre logic-concept Genetic Pressure, Just 15 e The Shyness Desappears. L’atmosfera si carica di effetti sinth che diventano la spina dorsale di improvvisazioni FX che avvolgono con il loro assemblaggio sincopato la voce di Stefano Daniele. Ascolto rigorosamente in cuffia per cogliere il lavoro certosino sull’effetto dolby che risulta dare corpo a un lavoro perfetto. Il resto si lascia seguire con eleganza mentre la melodia si attenua quasi a creare un effetto di lontananza (grazie anche alla tecnica echo usata) che ci trasporta direttamente verso il consueto bagno di folla in cui sgomita, tra una persona e l’altra, la cadenza drums della splendida Soon che trascina letteralmente con se l’ascoltatore dentro un nuovo limbo musicale, il quinto, composto da Floating Around (il titolo vi dice qualcosa?), Marmaid Song e Sweet Drowning. Con Soon la classe musicale dei Medusa’s Spite diventa letteralmente fatto compiuto in quanto i fratelli Daniele ci regalano un brano eccezionale dalle venature malinconiche e dolcemente Goth. Una delle perle più interessanti dell’intero progetto con Daniele che canta come se fosse l’ultima volta quasi a mendicare ancora un minuto di musica in più, quel “prossimamente”, che arriva diretto tra cadenze electro-etniche e accelerazioni improvvise in bagni di folla disco. Una voce suadente elegge l’ascolto a conversazione invitandolo verso un collasso psico-fisico che apre le porte al dramma melodico di Easily (Upon The Shore, A Man-A Woman e Live Broadcast Suicide [Channel 111]/Part 2) dove la minaccia cresce a colpi di piano per poi soccombere all’ennesima prova canora, stavolta rivolta a una sorta di disgressione dal quotidiano, quasi a individuare una riflessione sullo stato delle cose. Effetti distorsivi e echi sinth dipingono un quadro poco consolatorio dove la musica crea una sorta di guscio angoscioso che esplode in un assolo guitar che sorprende l’ascolto e lo aggredisce al contempo dando vita a una dimensione epica caratterizzata da richiami mistici. Grande prova di discontinuità musicale, mantra Medusa’s per eccellenza che trascende in una tecnica perfetta atta ad accogliere una prova virtua-sexsual del protagonista, dopo di che si “cade” in uno scontro Rock puro con tanto di Guitar Riff. La musica si fa subito aggressiva e Falling, settimo movimento musicale composto da You Kill, The Glass Path e Rainy-Rain, è all’insegna del ritmo forsennato dove l’intero progetto deflagra nel Metal che improvvisamente implode per lasciare spazio al protagonista che “armato” della sua storia personale si ritrova sotto la doccia. Proprio l’acqua, le gocce sono l’elemento, l’atomo della materia di cui si compone il temporale che accoglie Nice Trip. L’ottavo segmento dell’album (Hi Silence!, Trought Maya’s Gardens e Dream?) rimane quasi sospeso nella pioggia dove la prova canora di Daniele si avvale di esponenziali echo-vocals e controcanti accompagnati da classic piano. Menzione particolare è l’entrata del sintetizzatore sul piano che introduce l’ennesima contaminazione sonora facendo schizzare improvvisamente l’andamento per poi placarsi nuovamente in una distorsione che assume toni d’angoscia. Una grande prova musicale che per l’ennesima volta richiede rigorosamente l’ascolto in cuffia per carpirne la pulizia tecnica. Pulizia affidata alla pioggia che ritorna a scorrere sulla pelle del protagonista il quale, come ormai suo solito, ci guida con i suoi gesti verso nuove sperimentazioni musicali stavolta introdotte dalle basse risonanze di un frigo che segnano l’ultimo rumore prima di Blue Room, penultima suite musicale (Saturn Calling, They’re Here e Run…Yes Run) che approfondisce la dimensione malinconica della precedente dandogli profondità e spiazzando di nuovo l’ascolto, stavolta, con una nuova introduzione Sax. Poi, d’improvviso, il silenzio mentre altri pianeti chiamano e richiamano dimensioni e stati percettivi alterati in continua rigenerazione che si placa, spegnendosi, in una corsa forsennata verso un crescente assolo guitar accompagnato da batteria. L’inizio della fine, in quanto questo è l’intro all’ultima track dell’album Say Goodbay (Buzzes [rorute coding], Achmiskiiniorenminhio! e Back To Skyland). Cadenza continua e lunga come un lungo saluto all’ascolto e un arrivederci a una prossima storia. Questo outro si avvale come sempre di un procedimento musicale per addizione, dove la melodia e i minuti che la scandiscono si saturano progressivamente di valori strumentali che, affiancandosi, creano un effetto crescente con cui i Medusa’s creano quasi una rincorsa all’agognato cambio di registro. Parole sussurrate o improvvisate incursioni female spengono il gioco riportandoci a casa, ognuno alla sua, quella comune Skyland da dove eravamo partiti. Esaminato nella sua totalità, l’intero progetto Morning Doors (The Glass Path) conferma la volontà dei Medusa’s Spite di non volersi ripetere, stupendo con nuove esperienze musicali ed elaborazioni raffinate. Rispetto all’esordio, il suono diventa più ricercato e, quindi, raffinato dando vita a un esercizio di stile di alto livello. I due album del progetto diventano nemesi reciproche dove la quotidianità della storia fa da involucro ad un universo musicale parallelo in grado di catturare l’ascolto e far riflettere. Continua alterazione percettiva che ci fa comprendere come i fratelli Daniele se ne freghino del tempo che (s)corre, sacrificando la dimensione commerciale al puro desiderio musicale, quello che il più delle volte porta alla passione vera. A riprova di ciò, il recupero dell’uso di movimenti musicali, tracce di lunga durata che strizzano l’occhio a un modo di fare musica che affonda le sue radici nei virtuosismi tipici dei 70ies, ma con uno sguardo verso l’Electro-Rock che in un certo senso ne è una ricodifica 2.0. Grande lavoro tecnico. Ogni traccia è limpida, acusticamente parlando, e il concept elaborato da Stefano Daniele risulta spiazzante e innovativo. Nonostante le forti differenze di catalogazione, Morning Doors e MCMXC a.D. degli Enigma hanno molto in comune nella struttura. Ciò che li distingue, oltre il genere, è che i Medusa’s (la cui attuale formazione conta Stefano e Paolo Daniele, Axel Donnini e Guido Cascone) hanno aggiornato la quotidianità medievale a quella di un futuro prossimo ricreando una sorta di lettura del passato con uno sguardo al futuro. Il tono è testamentario. La dimensione mistica e onirica prende piede nei momenti in cui la routine del giorno che passa decelera in merito a una zona di riflessione sull’essenza delle piccole cose, più o meno gravi, forse brutte o belle. Se da Floating Around a Morning Doors ci sono voluti ben sette anni di distanza e il risultato è questo, allora vuol dire che il tempo assume, artisticamente parlando, un valore notevole, che i Daniele hanno saputo carpire in modo assoluto.
Alessandro Amantini

 

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