Grazia criminale – La malavita secondo Joanou

Lo stato di grazia è quello in cui verte colui che più si avvicina alla beatitudine del santo, perfetto equilibrio con se stesso e con il sistema vitale circostante tanto da trarne benessere. Per Terry Noonan, tale concetto assume una dimensione meno teologica, dal momento che consiste nel tentativo di salvare i suoi vecchi amici dalla strada, sui cui marciapiedi ancora sciorinano le proprie azioni delinquenziali, e di recuperare l’amore per la sorella di uno di loro, da tempo andato perduto, ma mai estinto. Tutto questo sembra di non troppo difficile attuazione, se non fosse che l’ambiente di cui si parla è il famigerato quartiere di Hell’s Kitchen, da cui Terry proviene. Nel 1990 Phil Joanou realizza un affresco tragico e disperato, una sinfonia visiva potentissima in cui il malfamato quartiere di Manhattan fa da cornice  alla tragedia che nasce e muore per le strade. Il protagonista è Sean Penn che interpreta Terry Noonan, ex delinquente poi divenuto poliziotto e infine infiltrato nella guerra malavitosa che imperversa nel suo quartiere di provenienza. Tutt’intorno la disperazione della povertà che trasfigura in atti criminali al limite della coerenza etica e morale, dove l’unico Cristo in grado di risorgere è solo quello con una pistola nella fondina e dove masse di Caini si contendono lembi di terra in nome di un recupero d’identità nazionale (“l’ultimo di voi stronzi italiani a essere sbarcato qui è stato Cristoforo Colombo ed è durato pure poco” dice Jackie a un tirapiedi della Mafia italiana). Una guerra che si combatte nelle fogne. Ed è proprio da lì che provengono gli ex “compagni di baldoria” di Terry, tra i quali spiccano i fratelli irlandesi Jackie (Gary Oldman) e Frankie (Ed Harris) Flannery, spietato killer tossicodipendente il primo, capo indiscusso del Clan il secondo. Il ritorno alla vecchia realtà per Terry è tanto più devastante quanto più crescente è la consapevolezza nell’impossibile redenzione ipotizzata, soprattutto a causa della sua ricongiunzione con l’amata Kathleen (Robin Wright, non ancora signora Penn, lo diventerà proprio sul set) sorella dei Flannery. Tutto finirà in tragedia, come giusto che sia. La pellicola di Joanou procede come un fendente al cuore, diretta come un treno senza freni con cui non si fanno prigionieri e l’onore è solo quello bagnato nel sangue del proprio rivale. Il regista si circonda di un cast dall’afflato criminale potentissimo in cui spiccano, oltre ai protagonisti, i volti di veterani come John Turturro (Nick), John C. Reilly (Stevie), Joe Vitarelli (il capo Mafia italiano Borelli) e il grande Burgess Meredith nel ruolo di Finn, i quali non si risparmiano in interpretazioni da brividi. Oldman, sempre a suo agio nei ruoli borderline, trasfigura magistralmente nel ruolo di Jackie delineandone a pieno la bipolarità contesa tra fratellanza e crimine (notevole la perfomance all’interno della chiesa al cospetto della statua del santo). A Ed Harris spetta il “lavoro sporco”, interpretare un criminale freddo e ambizioso che non esiterà a macchiarsi del peccato più atroce pur di onorare la propria identità malavitosa. La sceneggiatura, da manuale, scritta da Dennis McIntyre viene coadiuvata da Jordan Cronenweth che fotografa gli ambienti di periferia con tagliente e impeccabile precisione tanto da restituirne in modo realistico l’aria malsana. Ma il capolavoro assoluto è lo score elaborato da un Ennio Morricone, veramente allineato con il titolo della pellicola. Impeccabile e azzeccata, la colonna sonora ammanta la storia di un alone di forte disperazione restituendo tutta la potenza tipica della tragedia. Secondo chi scrive, una delle numerose prove del maestro che meritavano la vittoria agli Oscar. Stato di Grazia è, forse, l’ultimo grande noir americano che porta via con se tutto un decennio (quello degli anni 80) facendo sperare invano per il successivo (bisognerà, infatti, aspettare ancora molto prima di veder realizzati film come History Of Violence [2005] e La Promessa dell’Assassino [2007] di David Cronenberg). Da molti incompreso, da altri osannato. In realtà “nient’altro” che magistrale.
Alessandro Amantini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...