Yankee VS Aliens: la filosofia (meno male!) spicciola di Indipendence Day

Dal podio delle scene memorabili di Independence Day (1996), film scritto e diretto da Roland Emmerich, si può capire la caratura cinematografica del medesimo. Al terzo posto mettiamo il combattimento finale contro gli alieni che merita il podio non per gli straordinari effetti speciali né per il gigionesco Randy Quaid, ma per il fatto che gli alieni combattono non solo contro l’aviazione militare americana, ma soprattutto contro gente comune, con una qualche esperienza di volo, ex reduci del Vietnam o disinfestatori di campi. Come a voler dire che se scoppiasse una guerra intergalattica, noi che facciamo parte della generazione cresciuta nella sala giochi potremmo accomodarci su un Jet o un Apache e far fuori tutti i cattivi come sparassimo contro il vetro della console. Ma fino a qui, niente di serio. Al secondo posto troviamo, invece, l’incontro/scontro tra il capitano d’aviazione Hiller (un Will Smith montatissimo e gasatissimo!) e un alieno precipitati nel deserto dopo un combattimento aereo che ricorda molto quello tra il Millennium Falcon e l’incrociatore stellare ne L’impero colpisce ancora nel secondo capitolo della saga di Star Wars. Solo che qui abbiamo una scena epica visto che il suddetto capitano, avvicinandosi alla navetta spaziale del nemico e aprendola, trova con sorpresa un alieno brutto brutto che gli fa il verso e che lui, per tutta risposta, stende con un gancio degno di Rocky. E già qui, capiamo a cosa stiamo andando incontro. Ma in cima al podio non poteva esserci che lui, il Presidente Withmore (un Bill Pullman sempre più inespressivo, ma sornione) ex pilota nella Guerra del Golfo che prima della battaglia finale incita i suoi con un discorso che farebbe impallidire lo Zio Sam, becca l’ovazione di turno e i futuri post-atomici consensi elettorali e casco in mano monta su un aereo per guidare i suoi alla vittoria, perché lui è un pilota e il suo posto è in volo (parafrasando le sue stesse battute). E qui, il quadro si fa completo. Il bello, però, di tutta questa storia è che Independence Day, pur subendo gravissime lacune di sceneggiatura e mostrando un patriottismo edulcorato degno del migliore Top Gun, può essere considerato un film godibile e divertente, ben congegnato e diretto furbamente dal maestro Emmerich che concentra in 135 minuti battaglie aeree mozzafiato, una distruzione di New York e Washington che rimarrà nella storia grazie all’immagine del raggio traente della navicella aliena madre che polverizza l’Empire State Building e la Casa Bianca e un cast d’attori che ha il pregio di non prendersi sul serio, soprattutto nei momenti citati. Oltre a Will Smith e Bill Pullman, infatti, completano il quadro un Jeff Goldblum sarcastico e perfetto nei panni dell’ingegnere informatico David Levinson, Mary Mc Donnell in quelli della sfortunata First Lady, Adam Baldwin in quelli del Maggiore Mitchell e Robert Loggia in quelli del Generale Grey.  Anche la struttura del film non risente di tempi morti e mantiene alta l’attenzione perché il filone narrativo si snoda nei giorni precedenti il 4 Luglio, l’Independence Day del titolo ovviamente, mostrando l’avanzata aliena, il loro posizionamento sulle metropoli mondiali e il loro attacco condiviso per l’estinzione del genere umano. Ciò che ci piace, quindi, di questo blockbuster che in tutto il mondo nel 1996 incassò circa 817 milioni di dollari è la sua costruzione tecnica impiantata in una storia scontata (l’attacco alieno e la battaglia tra le due razze per la sopravvivenza), ma che viene mostrata in una sequenza di effetti speciali mozzafiato che non hanno nulla da invidiare alle attuali produzioni in 3D. Se poi aggiungiamo, ribadendolo, l’interpretazione sorniona, esagerata, “all’americana” degli attori tutti grandiosamente in parte e una sceneggiatura che ha il difetto di essere banale (ma non nel finale dove l’espediente per sconfiggere il nemico è davvero ingegnoso e scientificamente valido), ma il pregio di essere ruffiana (vedi l’ambiente della Casa Bianca, la Stanza Ovale, l’Air Force One, l’Area 51, i protocolli di difesa, l’unità di crisi in caso di emergenza, dai! Chi di noi non vorrebbe essere lì, in quel momento, a vivere il susseguirsi delle emozioni?) tutto è chiaro. Independence Day, quindi, è una pellicola che merita di essere vista con la leggerezza che la contraddistingue e per ribadire (se ancora ce ne fosse bisogno) che è pericoloso attaccare gli Yankee alle spalle senza prevedere la loro reazione. Almeno al cinema, vent’anni fa, questa era una verità inattaccabile. Oggi ci crediamo un po’meno perché gli alieni fanno un po’più paura.
Giorgia Amantini

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