Un colpo di fulmine travolgente. Moulin Rouge!

Recensire Moulin Rouge! (2001) è come perdersi in una giostra di colori e atmosfere da sogno, un modo per vivere per due ore in un altro mondo fatto di bellezza, seduzione, poesia e duro risveglio. L’intuizione vincente della pellicola del genio Baz Luhrmann (genialità che avevamo già riscontrato nel sottovalutato Ballroom e nel metropolitano riadattamento della tragedia shakespeariana Romeo+Juliet) sta nel rappresentare una storia stra-rappresentata (La Traviata di Giuseppe Verdi) in modo moderno e caratterizzandola con una struttura musicale curata da Craig Armstrong degna della migliore tradizione hollywoodiana. Solo che qui capolavori della musica pop come Nature Boy di David Bowie, Your Song di Elton John, Roxanne dei Police, Like a Virgin di Madonna, The Show Must Go On dei Queen e Lady Marmalade su tutte le altre innumerevoli cover vengono riproposti e riscritti come battute musicali da assegnare ai personaggi protagonisti e contestualizzati in un impianto scenografico e coreografico che non ha eguali. Senza ombra di dubbio, Moulin Rouge! ha rappresentato uno scossone violento nella cinematografia di inizio millennio, sconvolta dall’11 Settembre e caratterizzata da film e documentari struggenti sull’accaduto, portando una ventata di aria fresca e di ossigeno a un genere che dopo di esso si è riscoperto. La storia della sfortunata soubrette Satine, prima donna del locale più famoso di Parigi con il sogno di interpretare il ruolo da protagonista in un musical scritto apposta per lei e del suo amore impossibile, seppur ricambiato, per lo squattrinato scrittore bohemien Christian, ostacolata dal perfido Duca e condannata dall’inesorabile aggravarsi della tisi diverte e sconvolge per la sua intensità drammatica e potenza visiva. In puro stile Lurhmann, tutti i personaggi di contorno sono esagerazioni del proprio essere, caricature di sé stessi, ognuno funzionale al ruolo assegnatogli in fase di sceneggiatura che oltre a essere ben oliata e congegnata, può contare sul supporto di un cast stratosferico. Si comincia da un Ewan McGregor lontano dall’interpretazione allucinante di Trainspotting a favore del personaggio tenero, dolce e delicato di Christian che commuove per la sua purezza d’animo. Si prosegue, poi, con un attore feticcio di Baz Luhrmann, John Leguizamo qui nei panni del poeta Toulouse e fido consigliere di Christian, già esplosivo Tebaldo in Romeo+Juliet. Si conclude con la vera sorpresa del film, Nicole Kidman che nei panni di Satine sfodera un’interpretazione irripetibile. Vergognoso l’Oscar assegnatole l’anno successivo per The Hours  per la sua trasformazione fisica in Virginia Woolf a riparare la gravissima mancanza di non averglielo concesso per questo ruolo, sicuramente uno dei più difficili e belli da lei interpretati. Nicole recita, canta, balla, diverte, commuove e trascina lo spettatore nel vortice intenso della storia e con i suoi occhi azzurri spietati non ce n’è per nessuno quando entra in scena. Vuoi che cali dall’alto ricordandoci che i diamanti sono i migliori amici delle ragazze, vuoi che simuli un finto orgasmo di fronte alle parole sincere di uno sconvolto Christian, vuoi che irretisca il baldanzoso Zidler e sopperisca alle mire malvagie del crudele Duca arrendendosi solo alla tisi in un finale tragico che ci ricorda il dramma dell’arte, è strepitosa per bravura e bellezza. Moulin Rouge!, quindi, è un colpo al cuore inaspettato, un’opera della quale ci si innamora a prima vista. Perché La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare. E noi, dal 2001 amiamo e ci lasciamo amare da questo capolavoro che rimarrà eterno nella nostra memoria. Come solo i grandi film possono e sanno fare.
Giorgia Amantini

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