Le sfumature dell’amore. Love Actually

Facciamo una premessa. Love Actually sarebbe comunque un bellissimo film anche se non avesse avuto dalla sua un cast stratosferico, perché la concezione visiva, musicale e fotografica della sceneggiatura perfetta di Richard Curtis (qui anche alla regia) lo rendono un piccolo cult nella sua coralità. Naturale che se aggiungiamo anche il nutritissimo parterre artistico, la pellicola assume un valore ancora più grande.  Protagonista assoluto è ovviamente l’amore nelle sue varie manifestazioni. L’amore che sboccia tra persone apparentemente distanti, quello che nasce nei posti più impensati, che alimenta un matrimonio solo a prima vista solidissimo, che nutre un patrigno vedovo e il suo figliastro a sua volta innamorato di una piccola coetanea, che fa disperare un ragazzo innamorato della moglie del suo migliore amico, che fa partire per gli States alla ricerca del sesso folle, che colpisce al cuore anche nell’incomprensione linguistica, che unisce una sorella e un fratello distruggendone un altro sul nascere, che lega un vecchio cantante ex tossicodipendente al suo imbolsito manager. Nove storie tutte intrecciate tra loro che compongono una sceneggiatura verticale di altissimo livello e una orizzontale di altrettanta elevata caratura cinematografica, contraddistinte ognuna dalla recitazione impeccabile, sorniona, devastante e irreverente tipica dello humor inglese degli attori protagonisti. Già, gli attori. Da chi cominciamo, visto che la lotta in termini di bravura è ardua? Direi che la prima menzione d’onore va a due mostri sacri del cinema e del teatro britannico come Emma Thompson e Alan Rickman (recentemente scomparso) nei panni di Karen e Harry. Gli attori sfoderano una prova intensa e drammatica nel mostrare l’evoluzione del proprio rapporto messo in crisi dalla sbandata di lui per una collega più giovane, con un finale amaro denso di significato. La seconda menzione d’onore va a Hugh Grant, strepitoso nell’interpretazione dell’imbranato Premier britannico David perdutamente innamorato della stagista Natalie (Martine Mc Cutcheon). La terza menzione d’onore, oltre che ai soliti mestieranti come Colin Firth, Laura Linney e Liam Neeson, va all’interpretazione spudorata, folle e senza freni di Bill Nighy nei panni dell’ex gloria della musica rock Billy Mack che rappresenta la vera sorpresa comica della sceneggiatura per la genialità delle trovate. A fare da sostegno, poi, alla già valida struttura cinematografica c’è anche una colonna sonora da urlo. Raramente un film contiene tante hits così ben amalgamate con il montaggio, tanto da sembrare in alcuni casi un videoclip. Alcune scene sfiorano la perfezione in tal senso, come la dichiarazione d’amore di Mark (Andrew Lincoln) a Juliet (un’esordiente Keira Knightley) nel crescendo del ritornello di Here with me di Dido , il balletto di Hugh Grant sulle note di Jump (for my love) delle Girls Aloud dopo aver mandato al diavolo il Presidente degli Stati Uniti (Bill Bob Thornton in un cameo), la romantica scena della festa di Natale sulle note di To lost in you delle Sugababes, tutte quelle con Colin Firth e la sua partner Lucia Moniz nei panni di Aurelia sottolineate dal bellissimo tema originale Glasgow Love Theme di Craig Armstrong e la scena finale in cui una splendida Olivia Olson canta All i want for Christmas is you di Mariah CareyMa oltre agli aspetti tecnici, Love Actually è un film bellissimo soprattutto per il modo in cui tratta il tema dell’amore, senza pregiudizi, senza maschere, senza ipocrisia, mostrandolo nelle sue numerose sfaccettature, ricordandoci che l’amore davvero (questa la traduzione del titolo) può esistere e che nell’hub di un qualsiasi aeroporto (metafora di aggregazione) ce n’è talmente tanto che potrebbe salvare il mondo. Come i messaggi d’amore delle persone decedute nel crollo delle Twin Towers l’11 Settembre 2001 a New York avrebbero potuto fare e che ancora oggi, purtroppo, sono rimasti solo degli strazianti pensieri che il mondo sembra non aver compreso.  Grande intuizione, grande messa in scena, grande film non a caso datato 2003, un paio d’anni dopo la tragedia che ha cambiato tutti noi e il mondo.
Giorgia Amantini

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