Ma che bella sorpresa, questo remake all’italiana!

Come per Ogni maledetto Natale, anche qui la prima domanda che ci sorge spontanea è: perché far recitare Frank Matano? Mentre per il film sopracitato il sommo quesito si riferiva ad Alessandro Cattelan che, seppur insulso, almeno qualcosa a livello televisivo ha da raccontare, qui il mistero arcano di inserire il suddetto Matano in un cast che annovera Claudio Bisio, Galatea Ranzi, Valentina Lodovini (sì, sta crescendo, finalmente), Renato Pozzetto e persino una straordinaria e irriverente Ornella Vanoni che non sfigura affatto nei confronti dei propri compagni di scena, non trova soluzione. Dotato di scarso talento (è emerso come fenomeno grazie ai video – scherzi pubblicati sul proprio canale You Tube) e divertente in modo irritante (a me non fa ridere, ma a me non fa ridere nemmeno Checco Zalone, quindi sono da bruciare a rogo come un’eretica!), risulta essere l’unico punto debole di Ma che bella sorpresa (2015), film scritto e diretto da Alessandro Genovesi con la collaborazione del fido Luca Miniero, liberamente ispirato alla pellicola brasiliana La donna invisibile di Claudio Torres del 2009.  Il film, infatti, ha una struttura che funziona perché è basata su un’idea teatrale che risulta vincente. Guido (Bisio), professore di letteratura in una scuola media di Napoli insieme al collega di ginnastica Paolo (Matano), viene lasciato dalla fidanzata Anna (Anna Ammirati) per un belga dopo anni di convivenza e subisce un crollo emotivo fortissimo, senza accorgersi che la sua vicina di casa Giada (la Lodovini), vedova recente, è innamorata pazza di lui. Disagio che però sembra sparire quando alla sua porta bussa Silvia (Chiara Baschetti), un’altra vicina di casa della quale si innamora perdutamente. La ragazza sembra essere la donna ideale, ottima amante, intrigante al punto giusto e soprattutto sembra amare ogni vizio di Guido, ma ha un unico difetto: che non esiste o meglio, esiste soltanto nell’immaginazione sconvolta dell’uomo che proietta il proprio crollo psicologico in una visione che lo rende felice e lo far star bene nel disagio medesimo. Ma quando si rende conto di quanto gli sta accadendo, Guido si legherà all’amore vero di Giada, facendo una scelta sofferta e definitiva tra le due contendenti. La pellicola ha dalla sua un ritmo frizzante e affronta un soggetto teatrale senza risentire della teatralità medesima. Diciamo sempre che il cinema non è teatro (e viceversa) perché ci sono tempi, metodi di scrittura e ritmi, appunto, diversi (nel primo si recita dal vivo, nel secondo dietro una macchina da presa), ma qui il connubio funziona grazie anche alla solidità dell’idea originale e alle trovate surreali e irriverenti che lo rendono simpatico. Due su tutte. La prima riguarda la scena dell’incontro tra la fidanzata surreale di Guido e i propri genitori, con un Pozzetto e una sorprendente Vanoni a giganteggiare nell’assurdità della gag. Un trio comico perfetto, fatto di doppi sensi, allusioni, situazioni incredibili portate all’estremo e di alta scuola che rendono il confronto irresistibile. La seconda, invece, riguarda la scena in cui Guido rivela alla propria psichiatra (la Ranzi) di vedere una donna inesistente, ma presente in quello stesso momento nella stanza. Anche qui la gag in cui Guido immagina nella sua mente sconvolta Silvia vestita fetish irretire la psichiatra che si presta al gioco lesbo/sadomaso è da antologia. Un plauso va proprio alla Ranzi e alla Baschetti, teatralissime e bravissime nello stare al gioco nonché al regista, in grado di alternare con un montaggio perfetto il passaggio veloce tra realtà e immaginazione. Molto curato, infine, il personaggio di Giada in grado di riportare Guido sulla strada giusta e addirittura di sfidare e vincere la nemica invisibile, combattiva e tenace come solo una napoletana dei quartieri sa essere. L’unica sorpresa spiacevole, quindi, del film l’abbiamo sottolineata nell’incipit e non continueremo a sottolinearla ancora, perché non merita tanta pubblicità. Resta il piacere di aver visto, comunque, un remake gradevole e intelligente, con un buon cast e trovate divertenti. Una bella sorpresa, davvero, che non avrà sfondato al botteghino italiano, ma che merita attenzione e gradimento. Da vedere, per una serata spensierata, ma con un pizzico di riflessione. Che non guasta mai.
Giorgia Amantini

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