Il connubio tra umorismo ed estetica. Biancaneve

I parametri classici ci sono tutti: Biancaneve, la Regina cattiva, il Principe Azzurro, i sette nani, la mela avvelenata, il bacio di vero amore. Allora, cosa rende Biancaneve, film del 2012 diretto magistralmente da Tarsem Singh, così speciale nei confronti delle altre pellicole sul tema? Rispetto al già citato Biancaneve e il Cacciatore, dove le armi vincenti erano gli effetti speciali e Charlize Theron, qui a valorizzare l’ennesima trasposizione della fiaba dei Fratelli Grimm, sono un umorismo molto britannico (anche se il film è statunitense) e un’estetica senza paragoni. Biancaneve, infatti (una Lily Collins che, pur non sapendolo, scambieresti ugualmente per la figlia di Phil Collins, tanto la sua fisionomia è identica a quella del padre), è sempre un’anima pura, ma stavolta è più tosta e furba quando si schiera contro la matrigna cattiva ponendosi a capo di una banda di piccoli giganti che si riveleranno, poi, essere i sette nani con tutti i propri difetti. Renbock è il nano saggio, Mezza Pinta è quello brillo, Grimm è il nano colto, Napoleone quello elegante, Risata (di origine cinese!) è quello spiritoso, Lupo quello scaltro, Mangione è il nano affamato, Macellaio quello cattivo. Basterebbe questo elenco per comprendere già il motivo del successo della pellicola. Ma se a questa schiera di ometti buffi aggiungiamo un Principe Azzurro prode spadaccino (un gigionesco Arnie Hammer), ma imbranato in amore, un ciambellano di corte piagnone (un insuperabile Nathan Lane) e una Regina Cattiva dove non ce n’è per nessuno il gioco è fatto. Come per Charlize Theron, infatti, anche qui chi ruba la scena alla candida Biancaneve è proprio lei, la cattivissima di turno, una Julia Roberts eccezionalmente isterica, volubile al sesso maschile, vanitosa, egocentrica e dall’immancabile (seppur del tutto nuovo per la fiaba) sorriso smagliante. Uno stravolgimento completo della caratterizzazione dei personaggi della fiaba, quindi, dove anche gli elementi basilari della storia vengono ridimensionati in base all’esigenza della sceneggiatura di rendere il film adatto a tutte le età, divertente e fuori dai canoni. Ad esempio, il bacio di vero amore non lo riceve Biancaneve dal Principe Azzurro per risvegliarsi dal proprio sonno di morte, ma è lei a donarlo per sciogliere l’amato da un incantesimo della Regina Cattiva (l’elisir d’amore, amore che per errore non un umano, ma un cane ha nei confronti della propria padrona e che provocherà effetti esilaranti!). Così come la mela avvelenata non è Biancaneve a morderla su offerta della strega cattiva, ma è lei a donarla alla medesima nel finale della storia come offerta di riconoscimento della sua sconfitta. Tutti questi elementi, uniti appunto a un’estetica fuori dal comune, rendono la pellicola meravigliosa. Meravigliosa nella scelta cromatica nei costumi (dove non a caso la compianta Eiko Ishioka è stata candidata agli Oscar dopo averne vinto uno per il coppoliano Dracula di Bram Stoker nel 1992), perfettamente complementare tra i colori oro e pastello della corte e quelli algidi, scuri e glaciali della foresta nera. Inutile dire che gli abiti più belli sono i suoi, non di Biancaneve, ma della Regina Cattiva, pomposi e splendidi nell’alternanza tra le tinte dorate (a corte), scarlatte (al ballo) e fulgide (al matrimonio). Meravigliosa nel ritmo incalzante con cui la storia di dipana, frutto di una sceneggiatura accurata e senza punti morti. Meravigliosa nella colonna sonora curata dal disneyano Alan Menken (sue le colonne sonore da Oscar de La sirenetta, La Bella e la Bestia, Aladdin, Pocahontas solo per citare alcuni dei capolavori Disney a cui ha collaborato), molto orientaleggiante e coinvolgente. Meravigliosa nelle gag mostrate, su tutte i duetti tra la Regina Cattiva e il disgraziato ciambellano di corte, le peripezie del Principe Azzurro all’interno della foresta (dove, dopo ogni incontro con i nani/banditi, torna al castello denudato, mandando in delirio la straripante Regina) e l’insieme delle battute dei sette nani, simpatici e logorroici. Si può concludere, quindi, che Biancaneve è un film leggero, emozionante, divertente e per tutte le età, un omaggio all’estetica cromatica e alla tecnica di realizzazione dove gli effetti speciali non la fanno da padrone se non dove necessari, con un cast eccellente e una rivisitazione che piace proprio per la sua originalità. Niente a che vedere con le atmosfere dark de Biancaneve e il Cacciatore, ma con un elemento in comune: due attrici straordinarie che da sole valgono il prezzo del biglietto. In questo caso, onore a Julia Roberts che quando si scioglie nel suo magico sorriso è irraggiungibile. Per chiunque.
Giorgia Amantini

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