Nel bene e nel male, nessuno tocchi Madonna

Novantacinque milioni di dischi venduti negli Stati Uniti, trecentocinquanta milioni in tutto il mondo, quarta artista con il maggior numero di vendite nella storia della musica (al primo posto ci sono i mitici Beatles), icona di stile, eleganza e trasgressione, fenomeno pop dance senza eguali, milioni di proseliti nel globo e una storia artistica e privata da far girare la testa anche al miglior sceneggiatore. La Regina indiscussa del Pop è solo lei, Madonna Louise Veronica Ciccone, classe 1958, cinquantasette anni portati fisicamente da Dio (mentalmente un po’meno, ma ci va bene così!), provvista di un’intelligenza commerciale senza precedenti. Lady Gaga? Una dilettante. Myley Cirus? Un fenomeno da baraccone. Britney Spears? Una peripatetica. Tutto quello che oggi sono queste artistucole da quattro soldi, tutto quello che offrono allo spettatore, tutto quello che ostentano della loro vita privata, tutto ciò che danno a vedere di sé è una brutta copia di quello che questa Artista ha offerto, ostentato e dato a vedere di sé in più di trent’anni di carriera. Perché possiamo affermare senza ombra di dubbio che Madonna ha donato al pubblico sé  stessa a trecentosessanta gradi, inventando e sfruttando una popolarità commerciale come nessun’altra artista donna aveva mai fatto prima, ma dobbiamo riconoscere che a differenza degli esempi sopra riportati – e di chissà quante altre cantanti pop costruite e studiate a tavolino dagli attuali music manager – la ragazza di Bay City ha talento e grinta da vendere. Cosa che oggi manca nel mercato discografico. Madonna ha avuto la fortuna di nascere artisticamente in un periodo, gli Anni Ottanta, che era perfetto per i suoi canoni artistici ed estetici, di crescere negli Anni Novanta e di poter confermare il proprio talento, reinventandosi continuamente, nel nuovo millennio. Negli Anni Ottanta, infatti, si andavano via via perdendo i meravigliosi Anni Settanta dove la dance music aveva conquistato un posto di rilievo nel panorama musicale internazionale e dove i gruppi punk e rock si erano affermati sulla scia delle contestazioni del 1968. Ma ciò che andava cambiando erano anche la società e la mentalità giovanile del’epoca, sempre più attratte dalle nuove tecnologie musicali (sintetizzatori e basi psichedeliche in particolare) e da un modo tutto nuovo di concepire la musica che non era solo più da ascoltare, ma da vedere. E in questo contesto Madonna emerge con forza, cominciando a far intravedere le potenzialità enormi di quello che oggi è diventato il primo strumento per vendere musica: il videoclip. È proprio sull’immagine, infatti, che Madonna crea e sviluppa il successo del proprio personaggio. Nel 1982, infatti, notata con il singolo Everybody dalla Sire Records che la mette sotto contratto fiutando l’affare, Madonna incontra John Benitez che produrrà per lei l’altro singolo d’uscita, Holiday. Il brano è un successo – un vero riempi pista delle discoteche di tutta America ed Europa – e con un video grezzo e semplicissimo (un’esibizione live della cantante con due ballerini al seguito, ancora lontano dallo stile estetico e glamour dei videoclip più raffinati di fine Anni Ottanta) Madonna sfonda. Esce il suo primo album Madonna e vengono lanciati altri due successi, Borderline e Lucky Star, anche questi, indubbiamente, lanciatissimi nelle discoteche. Ma è con il secondo album, nel 1984, che la cantante si impone nel panorama musicale mondiale come icona trasgressiva e fenomeno commerciale senza precedenti. Like a virgin, infatti, fortissimo del singolo omonimo – e di un video diventato mitico per la nostra e per le successive generazioni girato interamente nella splendida e romanticamente patinata Venezia – è un vero e proprio punto di rottura e sancisce il lancio definitivo di Madonna come star internazionale. Trainato anche dalla potenza di altri pezzi, come Material Girl – dove in un videoclip colorato e satinato la cantante reinterpreta a modo suo il mito di Marylin MonroeAngel e Dress you up, l’album vende dieci milioni di copie in America, piazzandosi al primo posto nell’olimpo musicale statunitense. Nel 1985, poi, la comparsata nel film Crazy for you vale a Madonna la conferma del successo discografico del singolo omonimo: capelli biondi mesciati e ribelli, bandana e innumerevoli bracciali ai polsi, trucco dalle sfumature violacee e rosa, tubino e pantaloni di pelle con relativa bigiotteria a tono – il tutto in tre minuti di esibizione – fanno impazzire le ragazzine che avranno modo di ammirare ancora (nello stesso anno) il trasformismo della cantante nel film Cercasi Susan disperatamente in compagnia della bravissima Rosanna Arquette. Altro film, altro singolo di successo: Into the groove, neanche a dirlo, scala le classifiche piazzandosi al primo posto della Hit Parade internazionale e producendo, come conseguenza, la ristampa di Like a virgin con l’inserimento della bonus track. A coronare un 1985 indimenticabile arrivano il Virgin tour – dove l’Artista fa impazzire i fan di tutto il mondo con le sue esibizioni non propriamente pure e innocenti – e il Live Aid, il mega concerto di beneficenza per le popolazioni africane dove interpreta Into the groove e HolidayOramai icona incontrastata di stile e trasgressione per le adolescenti di tutto il mondo e regina della pop dance music, Madonna continua la sua scalata al successo nel 1986, quando con il terzo album della sua sfolgorante carriera, True blue, entra direttamente al primo posto nella Hit parade internazionale. L’album è ricco di sperimentazioni che uniscono vari generi musicali mantenendo comunque il lato pop e sfornando un successo dopo l’altro. Canzoni come Papa don’t preach (che unisce una base classica di violini a una più moderna da disco su di un testo fortissimo schierato contro l’aborto), La isla bonita (dalle salse pop e latineggianti), True blue (più melodica e sensuale) e Open your heart (vera hit da discoteca, ballabile e veloce) scalano le classifiche mondiali consacrando Madonna come artista mondiale. Sempre nello stesso anno, poi, decolla anche la carriera cinematografica della cantante che gira il film A distanza ravvicinata con il neo marito Sean Penn e Who’s that girl? (tratto dall’album omonimo). Come sempre la colonna sonora curata da Madonna va fortissimo, Live to tell tratta dal primo film e Who’s that girl? dal secondo entrano subito al primo posto in classifica, mentre entrambi i film si rivelano dei flop al botteghino. Ciò che però colpisce dell’album True blue (non a caso considerato dalla critica il migliore di Madonna sotto l’aspetto tecnico), oltre alla commistione di generi già sottolineato in precedenza, è l’impressionante lavoro svolto nella concezione della track list. Su nove tracce, ben sette sono stati singoli di successo. Sette, tratti tutti da un unico album! Se non è un record questo, poco ci manca. Se poi aggiungiamo un lavoro eccezionale svolto sulla realizzazione dei rispettivi videoclip, capiamo il motivo di tanto successo. Papa don’t preach racconta il rapporto conflittuale tra un padre una figlia che ha paura di confidargli di essere incinta e di voler tenere il bambino nonostante l’abbandono di lui, un vero e proprio mini film in cui Madonna è supportata dalla bellissima interpretazione di Danny Aiello; La isla bonita mostra il lato sacro e profano di una donna in preda a sentimenti calienti; True blue e Open your heart servono a ricordare il talento della cantante anche come ballerina; Live to tell è il classico videoclip soundtrack dove alle immagini di Madonna si frappongono quelle del film. Mettiamoci, infine, il suo trasformismo e il gioco è fatto. Capello corto e arruffato in Papa don’t preach, corto liscio e contemporaneamente spagnoleggiante in tonalità scure in La isla bonita, corto platino mosso in True blue e lungo biondo in Live to tell. Facile capire perché le ragazzine impazzissero per lei a livello mondiale, grazie soprattutto a un lavoro di immagine così studiato che non lasciava scampo all’innamoramento. Tutte volevano essere vestite, pettinate e truccate come Madonna. Tutte volevano essere belle e sensuali come Madonna. Tutte volevano cantare come Madonna. Tutte, insomma, volevano essere Madonna. Che restava e resta, però, unica e inimitabile. L’ascesa della cantante continua nel 1989 quando pubblica il suo quarto album, Like a prayer, dove vengono estratti sei singoli che dominano le classiche americane e mondiali di quell’anno: Express yourself, Cherish, Keep it together, Dear Jessie, One father e il brano che da il titolo all’album, Like a prayer. Anche qui Madonna continua a sperimentare (sulla scia di True blue) sia a livello musicale – dove c’è una mistura tra brani pop dance e gospel che crea un’armonia del tutto nuova per l’epoca – sia a livello d’immagine con l’ennesimo cambio di look (capelli scuri ricci e lunghi). La canzone che mette le ali è proprio Like a prayer grazie a un testo mistico e trascinante, una melodia dai colori dance e classici e un videoclip che viene censurato dal Vaticano soltanto perché mostra Madonna baciare un santo di colore, portare le sacre stimmate sulle mani e danzare sullo sfondo di croci infuocate. Ancora una volta la Chiesa non capisce la potenza moralistica del messaggio che il testo esprime, fermandosi esclusivamente all’apparenza blasfema e trasgressiva, in realtà fortemente denunciante il razzismo e la diversità. Ma per la cantante è tutta pubblicità gratuita che le permette di vendere quindici milioni di copie in tutto il mondo, alla faccia del bigottismo e del fanatismo (quello sì, reale) dei cattolici dell’epoca. Nel 1990 torna al cinema e interpreta, con successo di critica e al botteghino, Breathless Mahoney, la pupa di Dick Tracy interpretato da Warren Beatty e pubblica l’album, I’m brathless, dal quale vengono estratti due singoli mozzafiato davvero: Hanky panky e Vogue. Quest’ultimo, lanciato da un videoclip memorabile, diventa un successo planetario vendendo, da solo, sei milioni di copie. Complici del successo globale sono una canzone dance che non si può ignorare in discoteca, un balletto irresistibile, il cosiddetto vogueing di Chelsea (alzi la mano chi non ricorda l’intro, Strike a pose!), un omaggio glamour alla moda in tutto il suo irresistibile fascino e la scelta di un bianco e nero patinato che trasuda eleganza. Un videoclip ruffiano, insomma, sensuale e chic che trascina e coinvolge, senza riuscire a stare fermi e che decreta il successo planetario del pezzo. Ma il 1990 è un anno storico anche perché esce The Immaculate Collection, una raccolta dei maggiori successi di Madonna (trenta milioni di dischi venduti in tutto il mondo lo rendono uno dei più importanti della discografia della cantante), che include i due inediti Justfy my love e Rescue me che, a causa dei loro contenuti espliciti (Justfy my love viene addirittura censurato da MTV), diventano subito due successi, anticipando la svolta erotica della cantante che avverrà di lì a breve. Già nel 1991, infatti, Madonna partecipa al film/documentario su di lei, A letto con Madonna di  Alek Keshishian (presentato al Festival di Cannes), che svela tutti i retroscena del Blond Ambition Tour dell’anno precedente. Madonna si dona a trecentosessanta gradi, particolari scottanti della sua vita sessuale e privata, del suo matrimonio fallito con Sean Penn, dei suoi rapporti con i ballerini del tour (due in particolare la citano per danni) vengono condivisi con milioni di fan in tutto il mondo, svelando il vero lato trasgressivo della cantante che però, come sempre succede, non influisce negativamente sulla sua carriera, ma la premia ancor di più nelle vendite. Nel 1992 ancora cinema, è co-protagonista di Geena Davis e Tom Hanks nel film Ragazze vincenti e anche qui la canzone realizzata per il film, This Used to Be My Playground diventa una hit internazionale e viene usata come sigla di apertura dei giochi olimpici di Barcellona. Ma il 1992 è anche un anno di svolta nella carriera di Madonna perché contemporaneamente esce il libro fotografico Sex, dove la cantante posa manifestando le proprie fantasie sessuali (avidamente immortalata dal talento di Steven Meisel), pubblica il sesto album Erotica e con il film The body of evidence (girato con Willem Defoe, ma datato 1993) riesce, come se fosse la prima volta, a far parlare di sé. Molti, vedendo i risultati discografici di Erotica che vende in tutto il mondo “solo” cinque milioni di dischi e di cui ricordiamo pochissimi brani (essendo la qualità dei pezzi più bassa, seppur sempre sensuale e ruffiana, di altri brani del repertorio della cantante) e vedendo il flop con relativa interpretazione agghiacciante del film suddetto, cominciano a parlare di una fine prematura dell’artista, ormai in fase calante, ripetitiva e senza idee, che non sa più dove appigliarsi per nascondere, attraverso campagne pubblicitarie trasgressive, il proprio declino artistico e musicale.  Gli altri flop cinematografici dello stesso anno (vedi Occhi di serpente di Abel Ferrara su tutti) sembrano confermare queste voci maligne che circolano nell’ambiente, voci che però vengono smentite quando nel 1996 viene arruolata come attrice protagonista nel film Evita di Alan Parker dove vince il Golden Globe per la migliore interpretazione nei panni di Eva Peron accanto al Che Antonio Banderas. Le hit del film, Don’t cry for me Argentina e You must love rilanciano la carriera dell’artista (in realtà mai ferma visto che nel 1994 aveva pubblicato con successo di vendite l’album soundtrack del film 110 e lode, Bedtime stories) e proprio You must love (scritta da Andrew Lloyd Webber e Tim Rice) vince il premio Oscar come miglior canzone. Questa rinascita artistica (se davvero di rinascita, si vuole parlare visto che la cantante non ha mai avuto flessioni preoccupanti lungo il corso della sua carriera) viene accompagnata dal successo globale del suo settimo album, Ray of light, che nel 1998 vende venti milioni di copie. Qui, oltre al successo nelle vendite, Madonna centra anche quello di critica perché con Ray of light torna a sperimentare (come in passato già fece con True Blue e Like a prayer) mescolando musica classica, tecnho-dance e musica new age, creando un mix esplosivo. Pezzi come Ray of light (dance e tecno), The power of goodbye (mistica/sensuale), Nothing really metters (orientaleggiante, con risvolti pop) e soprattutto Frozen (meravigliosamente new age) conquistano e seducono, indirizzandoci alla scoperta di un mondo musicale considerato dai più esclusivamente d’elite. Con il successo bis della canzone Beautiful stranger, colonna sonora di Austin Powers – La spia che ci provava, nel 1999 Madonna continua la sua scalata nelle classifiche mondiali e comincia ad abbracciare un pubblico nuovo che va ad integrare la numerosa schiera di adepti nostalgici degli Anni Ottanta. Gli Anni Duemila, infatti, saranno per la pop star un nuovo trampolino di lancio verso la consacrazione definitiva. Mentre gli Anni Ottanta e Novanta hanno rappresentato la crescita artistica e professionale della cantante, il nuovo secolo è servito soltanto a mantenere il proprio stile musicale sulla cresta dell’onda. Madonna, dal Duemila ad oggi, non ha fatto altro che stare al passo con i tempi, attenzione all’evoluzione sociale che ha sempre avuto in tutta la sua carriera, ma che produceva album anche in controtendenza agli stili musicali in voga nei decenni precedenti. Con Erotica, ad esempio, criticato e sbeffeggiato, Madonna nei primi Anni Novanta sdogana il tabu della sessualità, ne parla apertamente nei suoi testi, si mostra in videoclip indecenti, porta avanti un tour che le provocherà querele e censure, però fa qualcosa che nessun altro nel panorama musicale di allora faceva. Di sesso non si parlava nemmeno a scuola, in famiglia era un argomento non scandaloso come negli Anni Sessanta, ma sicuramente imbarazzante, e lei utilizza sapientemente il mezzo musicale per arrivare dritto nelle menti e nelle teste degli adolescenti dell’epoca. Controverso o meno, il cambio di registro fu inusuale e inaspettato, ma contribuì comunque a darle una popolarità ancora maggiore e a farle conquistare una nuova generazione che magari di lei conosceva o sapeva poco. E non ci dimentichiamo che a parlare scandalosamente di sesso per la prima volta era una donna. Tutta la produzione recente, quindi, fatta di sei album (Music nel 2000, American Life nel 2003, Confessions on a dance floor nel 2005, Hard Candy nel 2008, MDNA nel 2012 e Rebel Heart nel 2015) è costellata da featuring e collaborazioni con i nuovi “campioni” dei nuovi generi musicali (dal rap al reggae, dalla techno alla house). Brani come Music del 2000 (completamente elettronico senza apporto melodico e strumentale) e Jump (molto elegante e trascinante, con sfumature Anni Ottanta, scelto come colonna sonora del film Il Diavolo veste Prada del 2006) ne sono un esempio vivissimo, dove la qualità e la sperimentazione della prima produzione della cantante lasciano il posto al semplice adattamento della vocalità di Madonna su basi moderne. Possiamo dire, quindi, che Madonna attualmente sta solamente mantenendo viva l’attenzione su di sé, non dovendo dimostrare artisticamente niente a nessuno, ponendosi continuamente in gioco, certo,  ma potendosi permettere qualche passo falso senza rischiare di vedere compromessa la propria carriera. Una carriera fatta di 13 album, 3 American Music Awards (1987 per miglior video per un’artista femminile; 1991 per Vogue come miglior singolo dance; 2003 come miglior artista internazionale dell’anno), 20 film, 10 tour sold out nel mondo, 41 Billboard Music Award, 2 Brit Awards, 7 Grammy Awards, 2 Golden Globe (uno per Evita, l’altro per Masterpiece come miglior canzone nel 2012), 4 MTV Europe Music Awards, 20 MTV Video Music Awards, 9 Razzie Awards (ebbene sì, al cinema ha toppato un po’ spesso!), 3 World Music AwardsGli innumerevoli riconoscimenti, quindi, includono il meglio e il peggio di Madonna che ha saputo lasciare, come nessun’altra artista, un segno indelebile nel panorama musicale internazionale. E pazienza se la sua vita, oltre che dal successo musicale, è costellata da eventi contradditori e provocatori (vedi i baci saffici durante le premiazioni, le scollatura vertiginose che sfoggia alla sua non più giovane età, i continui attacchi alla Chiesa cattolica negli Anni Ottanta e in quelli attuali, i tre matrimoni falliti, l’aver girato l’agghiacciante remake di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Agosto nel 2002 con Adriano Giannini nei panni del padre Giancarlo e lei nei panni che furono della compianta Mariangela Melato, ruolo che le è valso uno dei numerosi Razzie Awards della sua carriera cinematografica) perché tutto le si può condannare tranne il non aver vissuto secondo le regole e le convenzioni sociali. Fenomeno mediatico, macchina racimola dollari, icona glamour e idolo di milioni di ragazzine dagli Anni Ottanta a oggi, Madonna nel bene e nel male è un’Artista perché dopo trentatré anni di carriera siamo ancora qui a parlare di lei. E se lo facciamo vuol dire che qualcosa di straordinario questa ragazzina di Bay City dall’infanzia e dall’adolescenza turbolente ha saputo creare. E se una cantante di ventiquattro anni esordiente nel 1982 dopo dieci anni può permettersi di vendere trenta milioni di copie con il suo primo Greatest Hits (The Immaculate Collection, vedi sopra) vuol dire che c’è qualcosa di magico in lei. Sicuramente studiato, costruito e anche venduto eccellentemente. Ma pur sempre magico. Le persone non sanno ancora quanto io sia brava, ma lo scopriranno presto. Nel giro di qualche anno tutti lo sapranno. Ho progettato di diventare una delle star più grandi di questo secolo. Così parlava Madonna intervistata nel 1983 da J. Randy Taraborrelli. Non ce ne vogliano, quindi, i fan delle “dive” del momento, ma di Madonna ce n’è una sola. Nel bene e nel male, nessuno osi toccarla.
Giorgia Amantini

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