La mano “sinistra” del Diavolo. L’horror teorico di Derrickson

Lieta sorpresa nel panorama dell’Horror contemporaneo, Sinister (2012) è la quinta fatica del regista Scott Derrickson (di cui ricordiamo l’ottimo The Exorcism of Emily Rose del 2005 e il meno riuscito Liberaci Dal Male del 2014). La trama riprende gli stereotipi tipici dell’ horror demoniaco rivestendoli però di una componente slasher del tutto inedita. Strizzando l’occhio a Grano Rosso Sangue (Children Of The Corn) diretto nel 1984 da Fritz Kiersch su “partitura” tratta dalla raccolta A Volte Ritornano di Stephen King, Derrickson immerge lo spettatore in un ambiente malatissimo dove il body count (numero di morti) del film prende forma nel metacinema ovvero dal film nel film. L’omicidio nella sua componente macabra e violenta prende potenza nel riversamento su pellicola proiettata dalla videocamera del protagonista Ellison Oswalt (un Ethan Hawke che fornisce una performance migliore di quella già ottima de La Notte del Giudizio  diretto nel 2013 da James DeMonaco) il cui stato di usura in puro stile Grindhouse conferisce quella componente inquietante del visto/non visto. Molti degli omicidi ripresi dal fantomatico serial killer non sono mai inquadrati nella loro completezza grazie ad un meticoloso lavoro sul montaggio (Frédéric Thoraval) e una forte importanza riservata alla fotografia (Chris Norr) grazie a cui le angolazioni di ripresa e lo spettro luminoso imprimono alla visione una forza che tocca letteralmente in nervi dello spettatore che, come il protagonista, diventa spettatore passivo dell’orrore che scorre in celluloide. La storia narra di un entità, il Bughuul (al secolo Nicholas King), demone assiro-babilonese mangiatore di anime di bambini il quale agisce tramite il mezzo di proiezione traendo vita e forza dalle proprie immagini. Questo gli permette di interagire col mondo reale fornendogli la possibilità di distruggere la famiglia di turno. La parziale originalità della trama viene compensata da una messa in scena da manuale dove i fantasmi di quest’ultima elaborano situazioni visive al limite della paranoia. Il ralenty, lo stop-motion e l’accelerazione improvvisa del frame la fanno da padrone conferendo all’angoscia una forma di velocità cognitiva. I protagonisti si ritrovano intrappolati in una nuova casa (il protagonista è uno scrittore di romanzi thriller il quale viene ad abitare in una casa dove anni prima è stato compiuto un massacro) che diventa una culla di incubi senza fine in cui il senso del soprannaturale cresce di potenza mediante una struttura narrativa a imbuto dove la tensione cresce di scena in scena fino alla deflagrazione finale. Tracy Oswalt la moglie del protagonista (interpretata da Juliet Rylance), è un personaggio chiave che funge da catalizzatore per la coscienza del marito il quale, in un momento di lucidità ormai tardivo, prende atto del pericolo incombente optando, quindi, per la fuga. Il cambio di abitazione verso la fine del film riserverà un finale shock che non sveliamo per correttezza e che forse rende giustizia ad una sorta di innovazione strutturale tipica del New Horror. Sinister conferma di nuovo la regola che il low-budget a volte è un toccasana per l’esplosione di espedienti originali (grandi prove recitative per i minorenni Michael Hall D’Addario [Trevor] e Clare Foley [Ashley Oswald]) in grado di conferire una struttura sbalorditiva anche alla storia più elementare. Il film ha avuto una distribuzione ampia ed in molti paesi è stato oggetto di diverse censure. In Italia è uscito con il divieto ai minori di 14 anni. Appropriato se si pensa alla crudeltà della tematica (omicidi rituali di intere famiglie in modalità The Blair Witch Project), ma non riconducibile alla presenza di scene gore. Siamo lontani anni luce dalla violenza insostenibile di film come Hostel (2005) di Eli Roth o Martyrs (2008) di Pascal Laugier, mentre assistiamo alla nascita di una “nuova corrente di pensiero” che si rifà molto alle produzioni di stile nipponico, rivestendole però di una struttura all’americana, molto più credibile sotto il punto di vista recitativo e quello della messa in scena. Una buona sorpresa anche per chi pensa che l’uomo nero sia una figura superata. Con un seguito (meno riuscito) Sinister 2 diretto nel 2015 dal regista Ciaràn Foy.
Alessandro Amantini

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