La leggerezza del dramma. The Help

Nel 1963 il mondo stava cambiando. In Italia c’era il boom economico, i Beatles esplodevano come fenomeno musicale internazionale, il democratico Kennedy guidava la nazione più potente del mondo, la guerra del Vietnam era alle porte e le contestazioni giovanili erano ancora lontane dal diffondersi a macchia d’olio come accadrà nel 1968. Ma c’era un posto, nel 1963, dove tutto questo ancora doveva succedere. Jackson, Mississippi, lo stato con il più alto tasso di violazioni dei diritti civili di tutta l’America. Nel 1963, a Jackson, come in gran parte degli Stai Uniti, i neri sedevano sugli autobus, mangiavano nei ristoranti, andavano in bagno, frequentavano scuole, ma rigorosamente divisi dai bianchi. Chiunque violasse il codice di leggi discriminanti del Mississippi veniva punito addirittura con il carcere, qualunque pretesa da parte delle persone di colore veniva condannata senza possibilità di riscatto, vigeva ancora una schiavitù mascherata dal perbenismo e dal politicamente corretto. È in questo contesto che si ambienta The Help, piccolo gioiello cinematografico del 2011 diretto da Tate Taylor, liberamente tratto dal romanzo del 2009 di Kathryn Stockett, grande successo di pubblico e di critica in patria, praticamente passato inosservato nelle sale italiane.  La chiave di lettura del film sta tutta nella presa di coscienza da parte di un gruppo di cameriere nere a servizio presso l’alta borghesia di Jakson del cambiamento sociale che stava avvenendo e nell’ottusità e nella sottomissione delle signore della città, in apparenza democratiche e libere, vittime in realtà delle proprie convenzioni sociali, prigioniere del loro essere esclusivamente mogli e madri senza prima essere donne. Gruppo di cameriere guidate da Aibileen Clark (Viola Davis), vedova cinquantatreenne che ha perso il figlio proprio a causa della discriminazione sociale, allevatrice di 17 bambini bianchi di cui l’ultima, May Mobley, più bisognosa dei suoi insegnamenti e da Minnie Jackson (Octavia Spencer), burbera dal cuore d’oro, grande cuoca e vittima delle continue percosse del marito. L’incontro delle due con Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), ragazza bianca e fresca di laurea all’Università del Mississippi, per niente legata alla concezione di donna degli Anni Sessanta, ansiosa di diventare una scrittrice che, con la scusa di una rubrica locale di cucina e consigli domestici, propone loro, in particolare ad Aibileen, di raccontare le proprie esperienze discriminatorie sul lavoro, sarà l’occasione per tutte di trovare quel riscatto sociale che non passa soltanto per il colore della pelle, ma per l’essere innanzitutto donne. Attraverso il racconto delle vessazioni subite, infatti, Aibileen troverà il coraggio di onorare la memoria del figlio diventando a sua volta una scrittrice, Minnie quello di cacciare di casa il marito violento e rimanere a servizio della svampita, ma emancipata ed emarginata, Celia Foote (Jessica Chastain) ed Eugenia quello di riconquistare il rapporto con la madre messo a dura prova dalla cacciata da parte della stessa della tata di colore della ragazza per motivi futili di affermazione sociale. In base a quanto detto, si può capire che i punti vincenti del film sono due. Il primo è una sceneggiatura fresca e originale dello stesso Tate Taylor che affronta tematiche sociali drammatiche con leggerezza e rispetto, mantenendo sullo sfondo gli episodi storici di rilevanza dell’epoca (la marcia per i diritti civili di Martin Luther King e l’assassinio di Kennedy su tutti) e dedicando piena attenzione alla vita delle donne, nere e bianche, di Jackson negli Anni Sessanta. Il secondo, come facile da prevedere, sta nel cast. Bravissima Viola Davis che dona un’interpretazione toccante soprattutto nel suo rapportarsi con i bambini che ha cresciuto per colmare il vuoto della morte del figlio, in particolar modo con la piccola May, bisognosa di quell’affetto negatole dalla madre che l’ha messa al mondo solo per il mantenimento di uno status sociale già scritto dalle convenzioni dell’epoca.  Straordinaria, invece, Octavia Spencer, moderna Whoopy Goldberg, simpatica nella mole e nell’espressività del volto e degli occhi ripetutamente strabuzzati davanti alle ingiustizie subite, meravigliosa sia nelle parti comiche che in quelle drammatiche, che con la sua Minnie rappresenta il riscatto sociale di un intero popolo. Da Oscar (che infatti ha vinto come miglior attrice non protagonista) il confronto con la sua ex padrona Hilly Holbrook (un’odiosa e perciò bravissima Bryce Dallas Howard) durante il quale, per vendetta e a sua insaputa, le fa mangiare una torta al cioccolato realizzata con le proprie evacuazioni fecali. Matura, finalmente, Emma Stone che, dopo un inizio di carriera costellato da pellicole giovanilistiche, interpreta un ruolo che valorizza le sue capacità recitative. La sua Skeeter, infatti, è un personaggio complesso che per essere sé stessa ed affermarsi nella carriera di scrittrice paga due pegni altissimi: la solitudine sociale e la rinuncia all’amore. Eccezionale Jessica Chastain. La sua Celia Foote, donna bellissima sposata al rampollo più in vista della città nonché ex di Hilly, Johnny, è un personaggio di alto spessore, contraddittorio e dai risvolti drammatici. La sua incapacità di donare un figlio al marito e sentirsi in colpa per questo in una società dove tale mancanza era considerata un delitto e il suo essere inetta nelle faccende domestiche dove anche questo difetto era considerato un reato, la rendono fragile nella propria emancipazione in un luogo dove l’emancipazione ancora non esiste. Emancipazione che fortunatamente trova nel marito, che l’accetta essendone davvero innamorato a differenza delle giovani coppie di Jackson unite solo nella forma e non nel sentimento. Un film bellissimo, insomma, retto da un cast femminile esplosivo, da una sceneggiatura solidissima e da un messaggio sempre attuale. Una messa in scena leggera, ma che fa riflettere, un film per tutte le età, da scoprire e riscoprire. Magari in compagnia del partner, di un amico. Soprattutto, di un figlio.
Giorgia Amantini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...