La resurrezione della commedia americana. Il lato positivo

Credevamo che questo momento non arrivasse più, che fosse un’illusione vana, che dopo quasi vent’anni di alti e bassi (più bassi che alti, in verità) la commedia americana non potesse resuscitare. E invece nel 2012 il regista David O. Russell scrive e dirige – basandosi sul soggetto dell’autore stesso del libro L’orlo argenteo delle nuvole, Mattew Quick – Silver Linings Playbook, ovvero Il lato positivo, un film che meritatamente ottenne all’epoca otto nomination agli Oscar 2013 – di cui uno vinto dalla straordinaria attrice protagonista Jennifer Lawrencee ricevette, tra gli altri, nello stesso anno anche il David di Donatello come miglior film straniero. La resurrezione della commedia americana, dicevamo poc’anzi, appunto. Perché Il lato positivo è un film che finalmente ricalca, introducendo contemporaneamente un tocco di follia, i parametri di successo principali della vera commedia made in Usa. Metti un soggetto semplice, una sceneggiatura intelligente e un cast brillante e il gioco è fatto. La semplicità della storia sta nella classica storia d’amore tra un uomo e una donna, ma non tra un uomo e una donna comuni, stavolta, ma tra due disadattati. Lui, Patrick “Pat”Solitano Jr (interpretato da un insolito Bradley Cooper finalmente lontano dai cliché recitativi della trilogia de Una notte da leoni), uscito da un ospedale psichiatrico dopo aver picchiato a sangue l’amante della moglie gettando al vento la sua carriera di insegnante di liceo in Pennsilvania (Philadelphia), torna a casa dai propri genitori pieno di buoni propositi (l’Excelsior che cercherà per tutto il film trovandolo soltanto nel finale) per riconquistare la sua consorte e per cercare di recuperare, attraverso scontri aperti e rudi, il rapporto con il padre,“Pat” Solitano senior (un grandissimo Robert De Niro che quando vuole non si svende in copioni commerciali, ma ricorda ancora di possedere un talento fuori dal comune che nella sua carriera professionale gli ha fruttato due premi Oscar), focoso sostenitore della squadra di football locale degli Eagles nonché incallito scommettitore con il pallino di aprire un ristorante. Lei, Tiffany Maxwell (personaggio con cui Jennifer Lawrence riesce a dare il meglio di sé conquistando il meritatissimo riconoscimento dell’Academy), cognata dell’amico fraterno di Pat, Ronnie (John Ortiz), vedova del marito poliziotto morto durante un banalissimo incidente durante un cambio gomme in strada, è una donna che dopo il lutto, per elaborarlo, ha perso il lavoro per essersi concessa sessualmente a tutti i colleghi dell’ufficio, direttore compreso, dettaglio che le ha fatto terra bruciata intorno a parte una schiera di ex frequentatori che non perdono occasione di “frequentarla” di nuovo. I due si incontrano/scontrano durante una cena organizzata proprio da Ronnie, incontro/scontro che darà vita a un rapporto di amicizia atipico e che li unirà nel doppio intento di riuscire a riconquistare la propria moglie (lui) attraverso una lettera d’amore che Tiffany, essendole amica, dovrà consegnarle e di riuscire a partecipare a una prestigiosa gara di ballo con Pat (lei), alla quale avrebbe voluto iscriversi con il consorte defunto. Scambio di favori che all’inizio è solo un pretesto per scacciare pensieri folli e fobie reciproche che poi, a mano a mano, diventerà qualcosa di più per entrambi, sfociando nell’amore. Il lato positivo, quindi, è la classica commedia americana, lo ripeteremo fino allo sfinimento, e come tale vincente perché ha dalla sua una sceneggiatura frenetica e sottile. I soliloqui di Pat mente cerca di convincersi a diventare un uomo migliore, le sue continue scorribande notturne nella camera dei genitori per interrogarsi sui dilemmi esistenziali dell’amore svegliandoli di soprassalto, i colloqui sui generis con il proprio psicologo che lo spronerà a reprimere la rabbia, ma alla fine si rivelerà essere un’ultrà degli Eagles peggiore di lui, i battibecchi e gli scontri tra padre e figlio, il primo convinto che gli Eagles possano vincere solo quando il secondo guarda le partite insieme a lui, fotografano un avvicendarsi di situazioni borderline, umoristiche e sfiancanti che non schiodano lo spettatore dalla sedia. Effetto medesimo che produce ogni entrata in scena di Tiffany, debordante, estrema, sincera e allo stesso tempo fragile, soprattutto quando realizza di provare qualcosa per PatMa la maestria del regista/sceneggiatore David O. Russell sta anche nel citazionismo, non si sa fino a quando involontario, che pervade tutto il film. Pat e Tiffany che parlano delle esperienze amorose d’ufficio della donna seduti in un burger ricordano, infatti, simulazione di orgasmo esclusa, la scena mitica del ristorante di Harry ti presento Sally. O la presa finale di ballo, non riuscita e goffa, con la quale i due protagonisti conquistano il pubblico e l’agognato cinque in giuria che permetterà, insieme alla vittoria contemporanea degli Eagles, al padre di Pat di vincere una scommessa generosa con un amico, ricorda il volo d’angelo di Baby nella scena finale di Dirty Dancing. Piccoli dettagli che ai cultori di cinema non possono sfuggire e che non infastidiscono, perché il film è costruito con una maestria e un’innocenza intellettuale che fanno sorridere ammirati. Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Robert De Niro offrono una prova superba, mai sopra le righe, rendendo credibili i propri personaggi e facendoci credere che anche per gli anti eroi esiste la favola. Sì, proprio la famosa favola che la dolce Vivian trova nel finale di Pretty Woman, solo che al posto di una prostituta dal cuore tenero e di un miliardario dal cuore di ghiaccio, troviamo due esistenze che apparentemente sembrano incompatibili, ma che riusciranno a dimostrare il contrario grazie al motore che da secoli, da quando è stato creato questo sporco mondo, muove l’intero universo: l’amore. Che quando arriva, stravolge convinzioni e convenzioni, cancella fobie e paure, colorando il tutto di rosa, facendoci vedere il lato che preferiamo delle cose. Quello positivo, appunto.
Giorgia Amantini

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