La sofferenza dell’amore. Il Principe delle maree

Il principe delle maree è un film tratto dall’omonimo romanzo di Pat Conroy The prince of the tides e ha tra i suoi punti vincenti tre fattori principali: la struttura narrativa, il cast e la colonna sonora. Nel 1991, infatti, la divina Barbra Streisand abbandona i fasti e i lustrini dei palcoscenici musicali per porsi dietro (e davanti) la macchina da presa e realizzare, forse, uno dei più bei film dell’ultimo decennio del secolo scorso. Il risultato, come già accennato in precedenza, sta proprio nella magistrale sceneggiatura curata dall’autrice stessa del romanzo, Pat Conroy insieme a Becky Johnston e nella coppia d’assi che per 132 minuti trascina lo spettatore dentro la storia: Barbra Streisand, appunto, e Nick Nolte, in una delle sue più belle interpretazioni. Esponente di punta dei film d’azione degli Anni Ottanta (48 ore su tutti) l’attore qui sfoggia uno dei ruoli più insoliti della sua carriera artistica, dando un altissimo spessore drammatico al proprio personaggio, interpretazione che gli varrà il Golden Globe nel 1992 come miglior attore drammatico.  Il suo Tom Wingo, ex insegnante di lingua inglese e allenatore di football fallito nel South Caroline, dal passato segnato da un triste segreto che verrà rivelato allo spettatore nella parte centrale del film, coglie tutti i parametri comici e drammatici del suo alter ego letterario, vivendo una tragedia personale che emergerà in tutta la sua crudezza e violenza proprio nella rivelazione del segreto medesimo. Così come è perfetta l’interpretazione che la Streisand dà di Susan Lowenstein, affascinante psichiatra newyorkese che assistendo la gemella di Tom, la poetessa decadente Savannah, durante il suo ennesimo tentativo di suicidio, riuscirà a far breccia nel cuore dell’uomo, comprendendo il tormento interiore dei due fratelli e mettendo in discussione la propria professionalità e la propria vita privata a causa dell’amore, ricambiato, che prova nei suoi confronti. Ad una carenza estetica usuale nascosta sapientemente da primi piani patinati volti a rendere le proprie fattezze più regolari e piani interi in lontananza volti a celare l’imperfezione del proprio fisico, la Streisand dà una forza interpretativa eccezionale, dimostrando di essere a proprio agio anche nelle situazioni più drammatiche. Il lieto fine non c’è e nell’economia del romanzo è giusto che sia così perché l’amore che sboccia tra Tom e Susan, o meglio, tra lui e Lowenstein come ama chiamarla per tutto il corso della storia è destinato a restare impossibile, imprigionato da convenzioni personali e sociali troppo difficili da abbattere. La salvezza del matrimonio di Tom e la sua riconciliazione finale con la moglie e le figlie rappresentano, grazie a Susan, il percorso di guarigione dell’uomo dal proprio dramma infantile  – lo stupro di gruppo subito da lui, da sua madre e dai suoi fratelli, compresa Savannah, quando era in tenera età – e il colmare la mancanza di affetto e di calore familiare subita dai propri genitori, incapaci di donare un’infanzia serena ai figli. Mentre la rinuncia d’amore di Susan nei confronti di Tom, dopo aver preso coscienza del fallimento del proprio matrimonio con un egocentrico e famoso maestro di violino che la tradisce, è la manifestazione stessa dell’amore che la donna prova per Tom,  grazie al quale riesce a recuperare, anche se solo in parte, il rapporto mai instaurato con il figlio Bernard, adolescente appassionato di football, ma violinista eccezionale come il padre. A completare l’opera, infine, vi è una colonna sonora memorabile, curata non solo dalla Streisand come molti potrebbero ipotizzare, ma da James Newton Howard il cui stile raffinato ed elegante si alterna vivamente tra gli stati d’animo dei personaggi, proprio come il movimento delle maree, scuotendo e alternando i sentimenti dei protagonisti in un vortice di passioni che li rende finalmente vivi nelle loro sconfitte interiori. Un film da vedere e da riscoprire, insomma, una storia travolgente e romantica, un bellissimo affresco sulle apparenti diversità sociali tra la Grande Mela e il Sud, una storia che rende merito al romanticismo e alla crudeltà del romanzo da cui è tratta. Grande cinema. Come non se ne vede ormai da tempo.
Giorgia Amantini

 

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