Spara o muori… di noia! Il vuoto filmico di Davis

Devo ammettere che non avevo avuto modo di vedere tale pellicola risalente al lontano 2007. Non un cruccio, ma uno stordimento nell’averne preso visione per la prima volta solo ora. Guardando Shoot ‘Em Up – Spara o muori! ci viene naturale domandarci se ci sono limiti al peggio. La risposta, seppur improbabile in quanto tali limiti non vi sono, è che il film in questione, comunque, si avvicina moltissimo al limite massimo. Il regista Michael Davis (mai stato eccelso) dirige una pellicola che, nonostante l’intento quentiniano di voler eccedere nel  grottesco e nell’esasperazione visiva, rimane insulsa e priva di giustificazione. Limite trash valicato per sprofondare nella depressione filmica pura. Attori quali Clive Owen (l’anonimo Smith, dal passato non chiaro!) e Paul Giamatti (lo psicopatico Karl Hertz col pallino dell’amore per la propria famiglia!) sprecati in ruoli interpretati col “bastone e la carota” con cui viene definitivamente posta una pietra tombale sul termine recitazione. A coadiuvare tale “riuscita” è come al solito la mediocrità recitativa (?) della Monica “Nazionale/Internazionale” Bellucci (nel ruolo della prostituta Donna Quintano!) che ci regala un ruolo ai limiti del pecoreccio con un ridoppiaggio, da lei stessa reinterpretato, in cui sentiamo parlare un dialetto partenopeo ai limiti della macchietta (offensiva peraltro per lo stesso popolo napoletano). Scene come il rapporto sessuale tra lei e Owen consumato durante una sparatoria ai limiti del ludico inverosimile o come quella dell’uso delle dita spezzate come improvvisato tamburo di pistola, entrano di diritto nel manuale dell’anticinema, facendo trapelare il volersi prendere sul serio in un gioco in cui l’unica cosa seria è l’idiozia. Il montaggio (curato dall’anonimo Peter Amundson) è frastornante e i caratteristi danno vita ad una pletora di personaggi ai limiti del patologico. La colonna sonora si avvale di  metal hit dei migliori tempi tra cui ritroviamo la mitica Ace Of Spades dei Motohead, ma non è un punto di forza in quanto il mito musicale si scontra con un ambiente (quello filmico) trattato in modo tale da sminuirne la portata sconsacrandolo definitivamente. La musica, che dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale, muore in barba a scene tanto sconnesse da creare un vero e proprio disallineamento filmico. Parlare di cinema ci sembra audace soprattutto di fronte alla non curanza di storia e di dettagli (esempio lampante è il bambino che più volte Smith salva il quale si vede lontano un miglio che è un bambolotto animatronico e che, inoltre, dorme solo se sente la musica Metal!). E’ indubbio comunque che la falla che affonda definitivamente l’operazione (se proprio la si vuole individuare!) è la recitazione della Bellucci. Ridateci Dobermann! Almeno nel film di Kounen le era stata assegnata la parte della muta (Dio fece un miracolo!). Ma forse Shoot ‘Em Up piace proprio perché gli occhi sono puntati tutti sulle “imprese” pseudo- erotiche dell’attrice la quale, come in ogni altra pellicola, non si risparmia fornendo gioie per gli occhi, ma otiti per le orecchie. Cinema inutile , da meritato dimenticatoio. In passato tali provocazioni (Donna Quintano famosa per le sue doti di reggiseno!) andarono a buon fine grazie a registi come John Weters e Russ Meyer i quali facevano dell’erotismo una chiave di lettura dei tempi che correvano (che erano altri tempi!). Qui a correre è solo lo spettatore fuori dalla sala di proiezione in quanto la vera provocazione è proprio riuscire a vedere il film per intero!
 Alessandro Amantini

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