Fuoco fatuo. Lo scivolone di Cooper

Citando le parole di una nota canzone di Fabrizio Moro: “Io mi domando perché pensare troppo mi turba…..”. Infatti, si è talmente speranzosi di intraprendere un viaggio in una storia di spessore e con una profondità morale ogni qualvolta ci si pone di fronte ad un film appartenente a tale genere, che il più delle volte si rimane delusi e smentiti nelle proprie convinzioni. Guardando Il fuoco della vendetta (2014) tale smentita arriva implacabile e senza riserve. Il film di Scott Cooper, nei primi dieci minuti, parte in canna con la grande caratterizzazione di un sudicio Woody Harrelson (Harlan DeGroat) il quale le dà di santa ragione a chiunque gli si ponga davanti in uno squallido drive in di montagna. Ma basta inoltrarsi più in là, aspettare i frame successivi e già si avverte il fallimento dell’operazione. L’interpretazione di Christian Bale (Russell Baze) non decolla rimanendo sopra le righe e algida. Continuo di sguardi pensierosi e di atteggiamenti sofferenti fanno da collante ad un montaggio tagliato volutamente (?) con l’accetta il quale unisce, come in un collage, pezzi di vita banalmente vissuta e colpi di scena telefonati. Morale d’accatto per il personaggio di Rodney Baze Jr. (Casey Affleck) il quale ci mostra una bancarella di rancori e di traumi sulla Guerra in Iraq tipica dei migliori reality della De Filippi con tanto di grido scimmiesco/liberatorio finale. Attori sprecati e fuori parte come Willem Dafoe nei panni del gestore di combattimenti clandestini John Petty e come Forest Whitaker in quelli di Wesley Barnes (sceriffo che sposa la ragazza di Russell durante la sua detenzione per involontario omicidio stradale in stato di ebbrezza). out-of-the-furnace2013-Scott-Cooper-02Il problema non è solo nell’impalcatura visiva, ma anche nella trama esile e banale della pellicola, che vede momenti di drammaticità edulcorata conditi da una musica ridondante e continua la quale, proprio perché tale, sembra quasi dirigersi in senso inverso alla storia che scorre sullo schermo. Ci viene il diritto di chiederci per quale motivo si possa produrre una tale operazione che fa della propria banalità una componente che entra in pericolosa collisione con la lentezza e la falsa solennità con cui la storia viene rappresentata. Si ha l’impressione che il regista non abbia avuto le idee chiare e il film ne risente in quanto fuori controllo massimo. Inoltre a far da pietra tombale all’intera operazione è l’ultima sequenza, prima dei titoli di coda, in cui vediamo un’inquadratura di Christian Bale seduto immobile ad un tavolino con un braccio posato su di esso. Non si comprende se il protagonista sia pensieroso, fatto o addirittura privo di vita, tanto l’inquadratura è immersa in un chiaro-scuro che non rende visibile i dettagli. Fotografia anonima. Il titolo originale è Out of the Furnace e, visto che la storia si svolge altrove, allora noi ci chiediamo a fine pellicola: “cosa è successo fuori dalla fonderia?”. Forse lo vedremo quando apriranno una nuova fabbrica. La F.I.O.M. insorge!
 Alessandro Amantini

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