Pensa a un posto e ci sei. L’Aldilà secondo Alan Rudolph

Non è un’altra stupida commedia romantica, parafrasando un famoso titolo statunitense. Non si può parlare di romanticismo d’accatto o morale religiosa in Accadde in Paradiso, film fantastico realizzato nel 1987 da Alan Rudolph. Discontinuo e amante della “leggerezza cinematografica” come pochi, reduce da successi come Rodie – La via del Rock del 1980 (in cui ritroviamo stars del Rock dell’epoca come il protagonista Meat Loaf) e Stati di alterazione progressiva (1985), il regista statunitense realizza, forse, il suo canto del cigno. Partendo da una sceneggiatura basilare, scritta da Bruce A. Evans e Raynold Gydeon, incentrata sulle vicende di Mike Shea (un giovane Tymothy Hutton), ragazzo di periferia in una Pennsylvania di inizi anni ’50, il quale muore in circostanze tragiche per poi ritrovarsi nell’Aldilà, Rudolph punta dritto alla materia da trattare dando valore al suo peso grazie all’utilizzo di tecniche narrative complesse e originali. L’Aldilà descritto nella pellicola non risulta drammatico, ma al contempo neanche consolatorio. Anche nell’etereo le lancette del tempo pesano quanto nella precedente vita e restano fattor comune di una partita con l’amore che si accaparra tutti i sentimenti come preziosi da custodire. Mike, inizialmente spaesato, riscopre un mondo solo all’apparenza diverso, ma riconducibile alla semplice traslazione delle sensazioni e dei sentimenti di vite passate e terrene. Si innamora di Annie Packert (Kelly McGillis), una guida, ovvero un’anima pura in quanto concepita da due anime in Paradiso. Basterebbe solo questo particolare a dar valore al film, in quanto la pellicola fu la prima a gettare le basi per una rivoluzione della visione ecclesiastica del mito dell’Eden. Gli angeli e le anime non sono asessuati, anzi possono avere rapporti e concepire nuova vita anche nell’Aldilà. Stupenda e dura spallata alle bigotte credenze cattoliche che a quei tempi (e ancora oggi) identificavano (per chi vuole crederci) uno scenario casto e frustrante anche per l’Altro Mondo. Grande coraggio da parte di Rudolph che pone subito una spiegazione a tale provocazione. Le nuove anime concepite nell’Aldilà sono destinate alla nascita sulla Terra quasi ad indentificare il nostro mondo come eventuale Purgatorio in cui guadagnarsi l’eventuale ritorno all’amore eterno. Sulla Terra siamo solo figli, padri e madri putativi in quanto appartenenti a genitori altri o dell’altrove. Mike, in Paradiso, si innamora di Annie, ma lei è destinata, come percorso vuole, a nascere sulla Terra (come Ally) abbandonandolo. A questo punto il regista introduce un altro personaggio fondamentale per l’evoluzione della storia: Emmet Humbird. L’interpretazione, eccellente, viene affidata a Debra Winger la quale conferisce al Deo – factotum uno spessore ampio e dalle numerose letture. Il personaggio risulta essere a prima vista molto buffo, caratterizzato da tic che fanno quasi percepire una risatina isterica e da una costante dedizione al fumo, ma dietro la buffa apparenza, Emmet nasconde responsabilità altissime per la gestione delle anime e un’esperienza maturata sulla vita e sulle sofferenze proprie e altrui. E’ lui a cercare, inizialmente, di dissuadere Mike dal voler ritornare sulla Terra per ritrovare Annie, ormai nata sotto le spoglie di una bambina (Ally). Poi glielo concede dandogli un periodo di trent’anni per riuscire nel suo intento, che, se non raggiunto, lo allontanerà definitivamente da Annie con conseguente disperazione eterna. Bellissimo è il racconto che Emmet fa a Mike prima di rimandarlo sulla Terra, in cui racconta la disperazione in cui anche egli è condannato causa la perdita eterna della sua amata proprio perché fallito lo stesso tentativo in cui il protagonista sta per imbarcarsi. “Anche io sono stato innamorato perdutamente e tutti e due volevamo durasse per sempre. Ma non c’è stato verso. Lei voleva che smettessimo di vivere nello stesso momento….ma non è accaduto”. Intorno a Mike, Annie e Emmet, il regista fa ruotare una squadra di personaggi interpretati da caratteristi d’eccezione. Ritroviamo infatti nell’Aldilà Maureen Stampleton nei panni di Lisa, zia di Mike, e numerose stars del Rock, tra cui spicca anche Neil Young, autore anche della stupenda main-track We Never Dance affidata alla bellissima voce di Martha Devis. Una volta sulla Terra, Mike arriverà a ricongiungersi con Annie, ma non senza problemi drastici tra cui un padre adottivo violento e una madre scellerata, amicizie a delinquere (stupendo il personaggio di Lucille interpretato da una bellissima Ellen Barkin) che lo irretiscono procurandogli guai a non finire. Tra un momento e l’altro alcuni dei personaggi conosciuti nell’aldilà vengono in suo aiuto, mandati da Emmet, il quale nel momento più drammatico della vita di Mike (ormai reincarnato nell’orfano vagabondo Elmo Barnett) scenderà sulla Terra in prima persona per aiutarlo. Anche nella vita terrena di Elmo/Mike non mancano incontri eccellenti come il delinquente Stanky interpretato dal cantante Tom Petty e il meccanico interpretato da Rick Ocasek, leader del gruppo musicale The Cars (del quale nel soundtrack possiamo risentire la mitica I Still Want You). A parte i classici temi dell’amore ricercato, della sofferenza per raggiungerlo e del lieto fine, Accadde in Paradiso non è assolutamente edulcorato o riconducibile a semplice favola metafisica. Rudolph conferisce alla pellicola un profondissimo senso del mistico grazie ad espedienti narrativi che riconducono alla libera interpretazione da parte dello spettatore. Il regista pone nel corso della pellicola una serie di elementi ai quali non dà una spiegazione razionale, ma grazie alle considerazioni dei personaggi che vi entrano in contatto, rende partecipe lo spettatore di una libera interpretazione che, quanto più diventa profonda, tanto più amplia lo spessore onirico/metafisico della vicenda. Citando una frase che Emmet rivolge a Mike, interdetto proprio da tali situazioni, potremmo dire che “E’ questo il bello del sistema”. Una vanga d’argento che appare ogni tanto a Mike in Paradiso, il fumo di Emmet come indicatore della sua presenza, il pensare ad un posto per esserci veramente, sono tutti canali in cui la sceneggiatura viene veicolata con senso del soprannaturale conferendo indeterminatezza allo spettatore e spiazzandolo nelle proprie convinzioni. Stupendi alcuni accostamenti visivi tra cui il volo del gabbiano che identifica lo stadio progressivo della malattia del padre di Annie/Ally sulla Terra, interpretato egregiamente dal veterano Don Murray oppure l’esibizione che un corpo di ballo di bambine danzatrici esegue per Emmet in un momento di tristezza di quest’ultimo in un antro buio del Paradiso (ambiente creato dallo stesso stato d’animo dello pseudo Deo-factotum). Il tutto viene accompagnato dalla folgorante colonna sonora il cui score originale viene eseguito da Mark Isham al quale si accompagnano le migliori hit degli anni 70. Rudolph riprende il coté classico della favola ma lo ridimensiona e lo fonde con le più profonde componenti visive di stampo new age realizzando un’opera drammatica addolcita da una patina di humor che, però, non risulta mai consolatorio anzi, a volte, risulta estremamente cupo. Azzeccata e aderente la colonna sonora sia per le immagini che scorrono sullo schermo, sia per il senso profondo del tema in esse trattato. Ne è un esempio la chiusura della pellicola in cui i due eterni amanti si abbracciano, una volta ritrovati, sulle note di Sometime, Another Place. Una scena che indubbiamente lascia il segno. All’epoca ci si impegnava anche in film minori e Accadde in Paradiso ne è uno degli esempi più alti. Cinema di gesti e parole come non se ne fanno più. Insieme a Bella in Rosa (1986) di Howard Deutch e Breakfast Club (1985) di John Hughes, una tappa fondamentale per capire il punto di rottura e di cambiamento degli stilemi classici del comedy-drama anni 80. Ancestrale.
 Alessandro Amantini

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