L’utopia del reato

Opera dolorosa e amara, Foxfire – ragazze cattive (2012) ripercorre le gesta di una gang (le Foxfire del titolo) composta da sole ragazze, di estrazione sociale povera, le quali decidono di dichiarare guerra al conformismo becero e malsano della società che le circonda. Siamo in una cittadina alla periferia di New York alla metà degli anni ’50. L’aria è pesante, gli autobus sono squallidi carri che vanno e vengono tra un quartiere e l’altro. In questo “idillio nero” Legs (Raven Adamson) concepisce il progetto Foxfire insieme alle amiche Maddy (Katie Coseni), Rita (Madeleine Bisson) e Goldie (Claire Mazerolle) creando una vera e propria squadra d’assalto contro il potere maschilista. Tutte le ragazze sono vittime, infatti, di soprusi e abusi perpetrati da amici e parenti, ai quali decidono di reagire utilizzando lo stesso sistema di prevaricazione subito. Opera delle più personali di Laurent Cantet, sceneggiatore e regista francese di enorme talento (suoi capolavori come Risorse Umane [1999] e La Classe [2008]), Foxfire (tratto dall’omonimo romanzo di Joyce Carol Oates) ha come obbiettivo l’identificazione di quella linea di demarcazione, di quel sentiero, mimetizzato e ambiguo, che è il limite tra il far valere un diritto e il commettere un reato in nome di esso. La gang femminile non è altro che un anello il quale si chiude su se stesso, concependo la sua nascita e al contempo la propria fine. Inizialmente lo spirito che unisce le “piccole guerriere” è dei più nobili e rivolto a far valere i propri diritti umani in una società troppo governata da un machismo talmente esasperato e ignorante da divenire sindrome di ritardo mentale. Eppure tale affannosa rincorsa verso la giustizia, porterà le ragazze a scontrarsi con il vero volto di quest’ultima evidenziando l’impossibilità di una logica che, invece, viene sacrificata in nome di un’utopia. La legge, seppur scritta, è comunque elaborata dagli uomini e se si rincorre un diritto al di sopra di essa si finisce per commettere un reato. Allora la razionalità cessa di esistere lasciando spazio alla reazione violenta, illogica e scellerata (si pensi alle violente scorribande delle ragazze per il quartiere che viene messo a ferro e fuoco) che altro non è che autodistruzione. Le ragazze capiranno, a loro spese e a caro prezzo, cosa significa essere eroi in tempo di pace, quella pace con cui la società è illusa di nuotare legalmente in un mare di reati. Lo scontro con la vita quotidiana che, con le sue convenzioni e consuetudini tarpa le ali ai sogni, diviene durissima prova dell’impossibile obiettivo che le Foxfire vogliono perseguire. Durante il lungo percorso formativo (il film dura circa 143 minuti), alcune di loro capiranno il limite oltre il quale non proseguire, e abbandoneranno il branco (il quale comincia a nutrirsi di faide interne alimentate dalle diverse e distorte visioni di ogni sua componente) rincorrendo un ritorno alla normalità (come per esempio uscire con il ragazzo dei propri sogni) oppure venendo cacciate proprio per il rifiuto di imposizioni interne ormai divenute irrazionali. Finirà in tragedia, proprio perché di questo si tratta quando a scriverla sono le stesse vittime.
Alessandro Amantini

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