La vendetta “non convenzionale” di Fuqua

Robusto revenge movie in puro stile anni 80 (la serie a cui si ispira è Un giustiziere a New York in onda negli USA dal 1985 al 1989 ) che rilegge i temi cari al genere aggiornandone la struttura narrativa grazie ad un minuzioso lavoro sul montaggio, il quale ci viene proposto sfruttando tecniche d’avanguardia. Antoine Fuqua muove mezzi e attori avendo una perfetta visione dell’insieme che, mai come nel caso degli action di questo tipo, risulta essere componente essenziale all’elementarità della trama. Quello che distingue, però, The Equalizer (2014) dai classici revenge anni 80 è il fatto che l’atto di vendetta perpetrato dal protagonista Robert McCall (uno strepitoso Denzel Washington, ex Killer al soldo della C.I.A. con passato tragico) risulta essere mosso da uno spirito di insofferenza per l’ingiustizia subita da altri e non è conseguenza, quindi, di una propria vicenda personale. La vittima, infatti, è Teri (Chloë Grace Moretz) una ragazza costretta a prostituirsi da un’organizzazione criminale facente capo alla Mafia Russa il cui interlocutore è il mercenario psicopatico Teddy (Marton Csokas). Il film si muove fluido con momenti di forzato paternalismo del protagonista nei confronti della sventurata, ma Washington non è né SeagalSchwarzenneger e questo vuol dire che alcune carenze di approfondimento dei personaggi, vengono colmate grazie alla presenza di un’ottima capacità interpretativa. L’età si fa sentire, ma il nostro Denzel restituisce al pubblico una prova (anche fisica) al di sopra della media, anche se coadiuvato dal buon lavoro delle controfigure. Da sottolineare l’originalità delle scene d’azione che vedono Robert McCall agire ancorando le proprie mosse allo scorrere del minutaggio, da esso stesso innescato, nel particolare cronografo che porta al polso. Dal momento che il contatore viene azionato, lo sguardo del killer e le sue mosse vengono posti in simbiosi tramite espedienti di ripresa degni di nota. Riteniamo comunque giusto riservare la visione del film ad un pubblico adulto o almeno non sotto i 14 anni, in quanto la pellicola si avvale di azioni di combattimento eseguite con un furore sanguinario degno delle attuali pellicole tarantiniane. La pistola d’ordinanza e il fucile  vengono banditi, per la maggior parte del film,  nel loro uso classico a favore della predilezione per armi non convenzionali, ma più “incisive”. Martelli, punteruoli, seghe elettriche, cavatappi e sparachiodi la fanno da padrone puntando sull’effetto violento che, finalmente, si riscopre nel suo artigianato grazie all’utilizzo di effetti in lattice e relegando la famigerata computer grafica a ruolo di contorno per le scene di esplosioni (ottime comunque) o di ambient “estremo”. Risultato: realismo esasperato e a volte insostenibile con efferati giochi al massacro. Nell’insieme The Equalizer è un onesto film di genere condotto con mano sicura da un mestierante di successo (di Fuqua ricordiamo il magistrale Training Day sempre con Washington) che, finalmente, ci restituisce quell’essenziale intrattenimento tipico dei vecchi action, senza esasperazioni alla nitroglicerina, tipiche della serie de I mercenari , dove la vero-somiglianza non varca mai la soglia dell’idiozia telefonata, oppure senza la pretesa di presunti discorsi antropologici a scapito dell’azzeramento cerebrale tipici della serie Fast & Fourious. Il film propone un ottimo equilibrio tra narrazione e scene d’azione dove la violenza, seppur cospicua, non risulta mai onnipresente anzi, tende ad essere ausiliaria al fine di equilibrare, come un bilancino, l’insieme di cui si compone la pellicola. Film di uomini duri, d’ingiustizie, di donne e di dolori interiori. Un operazione che getta nuova luce sulla proposta di tornare ai buoni cari “vecchi metodi”, abbandonando, almeno per un po’, gli stereotipi che hanno reso deficiente il genere lungo tutto il decorso della movie-generation 2.0.
Alessandro Amantini

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