L’utopia new age di Ivan Passer

«Si dice che quando la scienza riuscirà finalmente a spiare oltre la cresta della montagna, scoprirà che la religione era seduta là da sempre». Questa l’elaborazione del lutto secondo il dottor Herry Wolper (interpretato in modo impeccabile dal grande Peter O’Toole) protagonista di Dottor Creator – Specialista in miracoli diretto da Ivan Passer nel 1985. Solo quando l’uomo capirà che c’è una precisa linea di demarcazione tra scienza e religione (come tra realtà e sogno), allora la vita potrà essere vista e vissuta in modo razionale. O’Toole da vita ad un personaggio memorabile la cui lucida stravaganza corre lungo tutto il film venata di una malinconia palpabile e tenera. La sua storia si intreccia con quella di Boris (al secolo un giovanissimo Vincent Spano) il quale è innamorato di Barbara (Virginia Madsen). Il ragazzo stringe amicizia con il medico in quanto assistente nel suo laboratorio nella scuola del paese. I metodi del Dottor Wolper risultano rivoluzionari e osteggiati da quasi tutti i suoi colleghi (tra i quali il Dottor Sid Kullenbeck interpretato con spumeggiante ironia da David Ogden Stiers ) che, però, rimangono disarmati dalla sua vivacità e innocenza nel perpetrare i propri folli teoremi sulla vita e il suo senso correlato alle pratiche scientifiche. Infatti Harry sta tentando di riportare in vita la defunta moglie, di cui porta un ricordo lacerante, tramite un procedimento di crio-clonazione operato nello studio che si è costruito in casa, coadiuvato della sua assistente Meli (Mariel Hemingway) la quale ha donato anche l’ovulo per la possibile “rinascita”. L’improvviso ammalarsi di Barbara e il progressivo incontro/scontro del dottore con la sofferenza di Boris, saranno i motivi che lo porteranno a vedere quella famosa “cresta della montagna” la cui non percezione gli stava tormentando l’esistenza. Dottor Creator – Specialista in miracoli (in originale solo Creator), è una efficace miscela di influenze new age (allora ancora non molto diffuse) e di malinconia quasi mistica. Peter O’Toole si muove nella pellicola come un uomo che vive in un mondo tutto suo, senza permettere agli altri di entrarci tramite la continua costruzione di un muro difensivo composto dalle sue teorie incomprensibili. Boris e Meli sono gli unici a comprendere la sofferenza del Dottor Wolper. Tutta la storia è resa ancora più profonda dalla formidabile fotografia di Robbie Greenberg che ammanta la pellicola di un velo crepuscolare immerso nelle stupende musiche composte da un Sylvester Levay in stato di grazia. Eterno e immenso lo sguardo di O’Toole/Herry nella scena finale del film in cui difronte alla visione/ricordo della defunta moglie sulla spiaggia pronuncia, con sofferente necessità, la frase “Ti prego, lasciami andare” tanto da far capire la fine di un’utopia e l’inizio di una nuova realtà e magari di un nuovo amore. Creator si compone di parole e di gesti. E’ un tipo di cinema che (ahi noi!) non si fa più, causa il fatto della presenza di un messaggio ormai incomprensibile alle nuove generazioni, spoglio di tutta quella carica tecnologica di cui i film di oggi sono pregni e vittime al contempo. Un film sulla presa di coscienza di ognuno di noi e di un modo di relazionarsi con il prossimo ormai andato perduto. Citando un famoso romanzo di Milan Kundera, Dottor Creator da voce a quella insostenibile leggerezza dell’essere che è dentro ognuno di noi.
Alessandro Amantini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...