DRACULA: DALLE ORIGINI AD… UNTOLD. Genesi della più grande popstar contemporanea

C.Lee draculaIn principio fu Bram Stoker. Forse. Cioè, per offrire un ancoraggio letterario colto, tutto ebbe origine quando, nel 1897, lo scrittore irlandese pubblicò Dracula, ovvero quello che nel volgere di pochi anni sarebbe diventato il più famoso romanzo gotico del terrore. Ma va fatto un preambolo: il tema del vampirismo era già stato affrontato in letteratura da Johann Wolfgang von Goethe (La sposa di Corinto, 1797) e George Gordon Byron (The Vampire, 1819); anche se in realtà il vero autore del racconto di Byron era il suo medico personale John William Polidori.
E qui il mistero si infittisce e si fonde con la leggenda: infatti, si narra che nell’estate del 1816 Lord Byron, nella sua villa sul Lago di Ginevra, ospitò Percy Bysshe Shelley, la sua futura moglie Mary Wollstonecraft Godwin e lo stesso Polidori. Obbligati a stare in casa dalla pioggia battente, i quattro amici decisero di passare il tempo davanti al caminetto scrivendo ciascuno un proprio racconto dell’orrore. Ma soltanto Mary Shelley e John Polidori portarono a termine il gioco letterario: lei creò Frankenstein, lui diede vita al Vampire Lord Ruthven, la cui figura successivamente avrebbe ispirato, soprattutto per le caratteristiche fisiche, il Dracula di Stoker. E, a sua volta, l’autore irlandese è divenuto presto la fonte principale e inesauribile da cui attingere sia per futuri romanzi e racconti ispirati al Principe delle Tenebre, sia per le innumerevoli trasposizioni cinematografiche che Hollywood sforna di continuo, in un loop insistente che non sembra avere fine, perché appena crediamo di sapere già tutto arriva un remake o un reboot, appena si chiude una saga ne comincia un’altra, che rimette ogni cosa in discussione e aggiunge nuovi particolari inediti sulla vita, le opere e la non-morte della più grande popstar contemporanea: Vlad III di Valacchia. O se preferite Vlad Tepes (ovvero “l’Impalatore”) della Casa dei Draculesti, membro dell’Ordine del Drago e protettore del Cristianesimo in Europa orientale. Insomma, il Conte Dracula!
L’elenco dei cineasti illustri che si sono occupati di questo mito è lunghissimo: per sommi capi si va da Nosferatu il vampiro, film muto del 1922 di Friedrich Wilhelm Murnau al Dracula girato in 3D da Dario Argento nel 2012, passando naturalmente per Dracula (1931) con Bela Lugosi, Dracula il vampiro (1958) con Christopher Lee, Nosferatu, principe della notte (1979) di Werner Herzog con Klaus Kinski e – dulcis in fundo – Dracula di Bram Stoker (1992) diretto da Francis Ford Coppola con un Gary Oldman in stato di grazia. Sequel, remake, parodie (su tutte Per favore non mordermi sul collo di Roman Polanski e Dracula morto e contento di Mel Brooks) si sprecano, per non parlare di tutte le pellicole e le saghe che, in un modo o nell’altro, citano o fanno riferimento al “mostro” della Transilvania (Blade, Dracula’s Legacy, L’ombra del vampiro, Underworld, Van Helsing, Twilight), persino Neil Jordan (Intervista col vampiro, Byzantium) e Tim Burton (Dark Shadows) non hanno saputo resistere al fascino dei “succhiasangue”. Si arriva così all’ultimo biopic: Dracula Untold firmato da Gary Shore.
Nel giudicare questa pellicola bisogna partire subito da una premessa fondamentale: Dracula di Bram Stoker è lontano anni luce. Tuttavia, questo ennesimo capitolo, per stessa ammissione del suo regista, sembra incastrarsi coerentemente nel solco tracciato da Coppola, approfondendone l’antefatto sulla genesi del passaggio da uomo a vampiro, sebbene non sia esattamente corretto definirlo un prequel, poiché la storia sceneggiata da Matt Sazama e Burk Sharpless vive di vita propria. Quel rimando al “non detto” presente nel titolo mira volutamente ad aggiungere qualcosa, magari poco, alla narrazione tradizionale che tutti conosciamo, soprattutto dal punto di vista storico, piuttosto curato, che lentamente va a saldarsi con il lato fantasy della trama. «Quello che ho trovato più interessante è il modo in cui la sceneggiatura fa dell’idea dell’Impalatore una storia delle origini inserita nel Dracula di Stoker – ha dichiarato Shore –. È un film sul passaggio dalla giovinezza all’età adulta, che esplora soprattutto il retaggio che passa dai padri ai figli. Il mito del vampiro si fonda tutto sul passaggio di qualcosa a un’altra persona, che si tratti di Dna, ricordi o responsabilità. Ho pensato che il pubblico si sarebbe riconosciuto nel rapporto padre/figlio, che è tuttora la parte più coinvolgente della storia». E in effetti l’amore paterno di Vlad III è il motore che porta l’uomo a sacrificare se stesso per la salvezza della sua progenie, un concetto di martirio personale ben esplicitato nella frase “c’è un tempo in cui il mondo non ha più bisogno di un eroe, ha bisogno di un mostro”. Luke Evans (Tamara Drewe, Fast & Furious 6, Lo Hobbit) regge abbastanza bene il ruolo del protagonista, imprimendo la giusta dose di umanità ad un personaggio brutale, giocando molto di sponda con i suoi antagonisti Charles Dance (il demone) e Dominic Cooper (il sultano turco Maometto II). Certo, nelle scene di battaglia in campo aperto si percepisce, oltre al buon lavoro della computer grafica, la smania del regista di girare un action movie da 100 milioni di dollari circa. Il finale potrebbe spalancare le porte ad un sequel. Ma se non sarà questo, di sicuro arriverà un altro autore a raccontarci la sua versione riveduta e corretta della biografia del Principe delle Tenebre. Quasi quasi sentiamo già la mancanza di un nuovo film, perché in fondo, per un assurdo rovesciamento dei ruoli, siamo noi spettatori a nutrirci avidamente del sangue del Conte!
Giustino Penna

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