La rivoluzione cinematografica: nasce il mondo Star Wars

Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana George Lucas e il suo team di pazzi visionari escono dal garage di casa e rivoluzionano il modo di fare cinema. Nel 1977, infatti, nasce il mito di Star Wars (Guerre Stellari), un film che nessuno voleva e in cui nessuno credeva. Nessuno tranne il suo autore, Lucas appunto, che dopo svariati rifiuti riesce a portarlo in produzione alla Twenty Century Fox che gli mette a disposizione un budget ridotto fiutando aria di flop. Il vecchio George, che già avevamo conosciuto grazie al piccolo cult American Graffiti, accetta l’offerta chiedendo e ottenendo per sé dalla Twenty tutti gli introiti del merchandising del film. Il resto è storia. Dopo una lavorazione massacrante, incidenti sul set, location inabitabili e un infarto a coronare l’epopea, Lucas sbanca al botteghino e vince la scommessa commerciale. I gadget di Star Wars vanno a ruba, il successo del film è talmente enorme che diventa immediatamente un fenomeno mondiale. Migliaia di fans, pardon, di proseliti nel mondo inneggiano a un nuovo modo di concepire il cinema: le riprese e il montaggio sincopato, le battaglie interstellari, il meraviglioso lavoro sul suono e sulla colonna sonora decretano un posto definitivo nell’Olimpo al film e al suo autore, un piccolo uomo dagli occhiali rotondi e dalla barba curata che ha avuto l’incoscienza e il merito di credere in un progetto all’inizio snobbato da tutti. Indubbiamente la storia è semplice, ma affascinante nella sua costruzione e nel suo modo di essere mostrata. Da un lato ci sono i cattivi, l’Impero Galattico governato dal malvagio Imperatore Palpatine (Ian Mc Diarmid) e dal suo allievo Darth Fener (David Prowse) con la loro flotta distruttiva e una base di comando, la Morte Nera, dotata di una potenza distruttiva tale da cancellare fisicamente l’intero pianeta di Alderan. Dall’altro, ci sono i buoni, i ribelli guidati dalla microscopica Principessa Leila (Carrie Fisher), figlia del Senatore Bail Organa, che verrà fatta prigioniera e liberata dal fido Maestro Jedi Obi Wan Kenobi (Alec Guiness) e dal suo allievo novello Luke Skywalker (Mark Hamill), aiutati dallo strafottente contrabbandiere spaziale Ian Solo (Harrison Ford) e il suo fido compare Wookie, Chewbecca (Peter Mayhev). Fin qui niente di speciale, i buoni contro i cattivi e il bene che trionfa sul male. Errore, gravissimo errore! Perché Star Wars non è semplicemente una storiella per bambini, ma è una vera e propria fantascienza cristologica. L’eletto, infatti, che riporterà l’ordine nella Galassia è un ragazzino di circa vent’anni, Luke Skywalker, solo apparentemente discendente di una famiglia di agricoltori su Tatooine. La Forza, la spiritualità che governa il destino degli uomini e che come ogni elemento superiore è costituito dalla convivenza tra il bene e il male (il Lato Oscuro da reprimere e combattere), è potente in lui è lo porterà, dopo un lungo percorso di conoscenza interiore e un addestramento parziale da parte del Maestro Yoda sul pianeta Degobah, al drammatico scontro finale con quello che scoprirà essere il suo vero padre, Darth Fener. Suo e di sua sorella Leila, votato ormai al Lato Oscuro. Star Wars e i suoi due capitoli successivi (nel 1980 The Empire strikes back e nel 1983 Return of the Jedi ovvero L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi) non sono solo film, sono un linguaggio, un messaggio, un modo di concepire l’esistenza alla ricerca della spiritualità che è forte dentro di noi, ma che il più delle volte viene soppiantata dalla materialità e dalla facilità di compiere il male rispetto al bene. Lo stesso Luke, ne L’Impero colpisce ancora, durante il suo addestramento su Degobah fallisce nella grotta, cede al male, distrugge la visione di un Darth Fener immaginario uccidendolo e rivedendo nelle sue sembianze il proprio volto di sconfitto. E quando ne Il ritorno dello Jedi si scontrerà con lui nel duello finale, sarà ancora una volta tentato di vendicarsi di lui, riuscendo a stento a reprimere il suo istinto e riuscendo addirittura a redimerlo, come solo un vero eroe sa fare. Star Wars è coinvolgente, è un il meraviglioso viaggio in un universo sconosciuto che alberga dentro di noi, fatto di male e bene, conflitti interiori, rabbia e amore. Solo che a renderlo definitivamente immortale c’è la sua strabiliante concezione fantascientifica. Siamo nel 1977, tutto è ancora artigianale, è vero che le nuove tecnologie si stanno affacciando nel mondo cinematografico sempre più frequentemente, ma con Lucas queste tecnologie spalancano le porte degli Studios e invadono prepotentemente le sale. Tutti i modellini delle astronavi più importanti, come i Destroyer imperiali, la nave ammiraglia di Fener, il mitico Millennium Falcon di Ian Solo sono realizzati a in scala per le riprese delle scene di battaglia. Riprese che, complice il suono spettacolare e la mitica colonna sonora di John Williams, danno la sensazione allo spettatore di vivere in prima persona le battaglie galattiche, senza avere ancora il supporto del 3D come oggi. A questo, poi, vanno aggiunti un soggetto e una sceneggiatura formidabili. Già nel 1977, infatti, Geoge Lucas ha le idee chiare su ciò che dovrà essere Star Wars, cioè una saga interstellare di 9 capitoli, ben tre trilogie. Infatti, Star Wars, The Empire strikes back e Return of the Jedi sono rispettivamente i capitoli IV, V e VI della saga. E i primi tre? Lucas ci pensa su ventidue anni prima di dare alla luce la seconda trilogia (anche se nella storia, temporalmente è la prima), e nel 1999 porta nelle sale The Phantom Menace, La minaccia fantasma, al quale seguiranno nel 2002 Attack of the Clones , L’attacco dei cloni, e Revenge of the Sith, La vendetta dei Sith, nel 2005 (rispettivamente i capitoli I, II e III della saga). La differenza tecnologica tra le due trilogie è evidente. Nei prequel, infatti, gli effetti speciali dell’Industria Light & Magic di Lucas si superano per qualità visiva. Anche i suoni, negli Anni Settanta di certo innovativi, sono più puliti e meno “scuri” da ascoltare e l’apporto delle nuove tecnologie nelle scene risulta essere massiccio (imponente tra tutte la scena in cui viene mostrato, nel secondo capitolo, l’esercito dei cloni, totalmente digitalizzato). Eppure, nonostante la curiosità di scoprire le origini di Luke e Leila attraverso il rapporto tra l’allievo Jedi Anakin Skywalker (Jake Lloyd da bambino, Hayden Christensen da adulto) e il suo giovanissimo Maestro Obi Wan (Ewan McGregor) – che finirà in tragedia – e l’amore tra Anakyn e Padmè Amidala (Natalie Portman), Principessa combattiva e triste che morirà di parto dando alla luce proprio i due gemelli Skywalker, nulla è paragonabile alla trilogia originaria. Il soggetto e la sceneggiatura tengono sempre, la storia è consolidata, tutto è fedelissimo all’origine e ogni richiamo alla trilogia degli Anni Settanta è chiarissimo, dando modo ai fans di orientarsi facilmente nei meandri della saga. Però, le immagini e le situazioni che ci restano impresse nella memoria sono quelle di tanti anni fa: i battibecchi amorosi fra Ian e Leila, i conflitti interiori di Luke e il suo continuo confrontarsi col proprio passato/presente, le battaglie galattiche contro la Morte Nera nel primo e terzo capitolo della trilogia madre, le simpatiche canaglie robotiche D3BO relazioni umane cyborg (uno straordinario Anthony Daniels) e C1P8 (Kenny Baker), la strafottenza mista a lealtà di Lando Carlissian (Billy Dee Williams), la saggezza e le orecchie a punta del Maestro Yoda, il cattivissimo Jabba The Hutt e il suo tirapiedi Boba Fett continuamente sulle tracce di Ian, il costumino sexy di Leila e i tenerissimi Ewoks ne Il ritorno dello Jedi. Non possiamo non ricordarle e non possiamo rimuoverle così come non riusciamo, purtroppo, a ricordare e rimuoviamo facilmente le immagini e le situazioni della trilogia figlia, a parte il muso rossonero di Darth Moul (Ray Park) e la bellezza incantevole del lago di Como che fa da sfondo alla storia d’amore tra Anakin e Padmè. Non è un caso, infatti, che recentemente l’Empire Magazine ha eletto, attraverso i suoi lettori, The Empire strikes back miglior film di tutti i tempi davanti a Il Padrino e Il cavaliere oscuro, unico sequel tra tutti i sequel della storia del cinema ad essere superiore al primo capitolo (eccezion fatta per Il Padrino – Parte II che non ha eguali nel suo genere). Il motivo di questa incoronazione sta nella maestria di registi, sceneggiatori e montatori nel districarsi su tre filoni narrativi, quello di Luke su Degobah dove incontra Yoda, quello di Ian e Leila a zonzo nella Galassia cercando di sfuggire all’impero e quello personale di Darth Fener, i suoi soliloqui e la sua disperata ricerca di Luke, senza mollare mai il ritmo, con trovate geniali (la grotta dove finisce il Falcon che non è una grotta, ma un enorme verme di Terra) e scenari meravigliosi (Cloud City e il gelido Pianeta Hot su tutti). E non è un caso che siamo ancora qui, dopo trentasette anni, a usare espressioni che sono entrate nel linguaggio collettivo. Che la forza sia con te, La forza è potente in quest’uomo, Usa la Forza, Luke, Luke è il tuo destino, Io sono tuo padre, sono ormai parte di noi. Anche se la battuta più originale (non prevista dal copione) ce la regala lo straordinario Harrison Ford prima di essere gettato nel congelatore di carbonio ne L’impero colpisce ancora il quale, al Ti amo, Ian della sua Principessa, risponde semplicemente Lo so, facendoci definitivamente innamorare. 1977, 1999, 2015. Non diamo i numeri, ma l’ultimo in ordine cronologico è un appuntamento che non possiamo perdere. Nel Dicembre 2015, infatti, uscirà nelle sale di tutto il mondo, distribuito dalla Disney che ha comprato la Lucas Film e diretto da J.J. Abrams, il primo film della terza trilogia (capitoli VII, VIII e IX), Star WarsThe Force awakens (Guerre stellari – Il risveglio della forza) che si ambienterà trent’anni dopo Il ritorno dello Jedi. Il trailer ufficiale è stato pubblicato su You tube una settimana fa e ha già superato le 45 milioni di visualizzazioni. Come dire che tutti, ma proprio tutti, stiamo aspettando il risveglio di Star Wars. Che potrà essere imitato o deriso (tra tutte le parodie, quella più esilarante è sicuramente Spaceballs – Balle spaziali di Mel Brooks), ma che non finirà mai di stupirci. Che la Forza sia… con noi! Sempre.
Giorgia Amantini

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