Inno sacro alla Settima Arte

LocandinaStrabiliante e stupendo. Raffinato e visivamente impressionante. Ambizioso e inarrivabile. Tutto ciò è Arca Russa, film diretto nel 2002 da Aleksandr Sokurov. Il film è un potentissimo esempio di sperimentazione cinematografica: 96 minuti girati in un unico, lungo piano sequenza. Il regista accompagna anzi, trascina lo spettatore (chiamato a recitare in prima persona il ruolo dello sconosciuto visitatore) in un’esperienza visiva senza precedenti all’interno del Museo dell’Ermitage dove, a passo di videocamera, le stanze prendono vita circondandosi ognuna della propria epoca storica. La macchina da presa non stacca mai e ci restituisce lo splendore di un flusso continuo che chiunque ami l’arte del riprendere non può che ammirare. Grandiose scene si snodano una dopo l’altra in una girandola di costumi a tempo di opera lirica. Nel continuo vagar vediamo venirci incontro tra gli altri gli Zar Nicola I e Nicola II, Caterina II e Pietro il Grande, mentre tutti gli altri attori e comparse (in tutto 867) contemplano gli avvenimenti rivolgendo le proprie impressioni alla camera. Stupenda la ripresa tra i violinisti e i maestri delle orchestre (in tutto 4 al completo) che riempiono le stanze con le proprie esecuzioni.
Foto 03 
Le epoche si susseguono fino ad arrivare a quella attuale, in cui si vedono tutti i visitatori del museo recarsi fuori dal palazzo dove lo spettatore prende coscienza che lo stabile è immerso nel mare più eterno ed immenso. Il film è un atto d’amore verso la settima arte ma non solo: anche coloro che amano la pittura, la scultura e la storia non possono rimanere indifferenti verso un simile progetto. Sokurov riversa in Arca Russa tutta la propria passione per il cinema, realizzando un’opera che risulta mastodontica non solo per qualità, ma anche per numeri: i set utilizzati per le riprese sono 33, gli aiuti regia 22 e tra attori e aiutanti si possono contare circa 4000 persone. Quando l’uomo sfida i propri mezzi per arrivare alla poesia. Lì, dove il cinema fa battere ancora il cuore.
 Alessandro Amantini

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