Il “Doomsday” da scongiurare

Regia: Neil Marshall
Sceneggiatura: Neil Marshall
Cast: Rhona Mitra, Bob Hoskins, Malcom McDowall, Alexander Siddig, David O’Hara, Nora-Jane Noone, Adrian Lester, Craig Conway
Genere: Fantascienza
Nazione: G.B./Usa
Anno: 2008
Durata: 105’
Distribuzione: Medusa Film
Regno Unito, 2035. Il letale virus “reaper” ha seminato morte e distruzione in tutta la Scozia. Un muro invalicabile eretto e sorvegliato dal governo inglese ha separato gli appestati dal resto della Gran Bretagna (messaggio subliminale che, se letto in relazione alla nostra contemporaneità, assume un significato profetico, poiché il 2014 è l’anno del referendum per l’indipendenza della Scozia). Al di là del muro non sembrano esserci sopravvissuti. Ma quando il rischio di epidemia si presenta anche a Londra, il premier britannico e il suo machiavellico consigliere decidono di intervenire.
Una task force guidata dall’intrepido Maggiore Eden Sinclair (Rhona Mitra) dovrà addentrarsi nel “cimitero” scozzese alla ricerca di superstiti, del fantomatico dottor Kane (Malcom McDowell) ed eventualmente del vaccino da lui messo a punto. Un viaggio nel tempo costellato da pericoli e imprevisti, tra ambienti da futuro post-apocalittico e paesaggi medioevali sovrastati dalle Highlands incontaminate. Un percorso di ritorno alle proprie radici per l’eroica protagonista sulle cui spalle ricade il destino dei sudditi di Sua Maestà. È questo il filo conduttore di Doomsday (letteralmente “il giorno del Giudizio Universale”), ovvero quando sarà un virus, che “non pensa e che non ama”, a separare i buoni dai cattivi e a fare giustizia, purificando il mondo dalle sue lordure più putride. È quanto deve aver pensato Neil Marshall (The descent, Centuruion) nello scrivere e nel dirigere questa pellicola, che si presenta bene con un incipit inquietante e sociologicamente destabilizzante per attualità prossima ventura, ma poi si perde nel più fracassone dei “minestroni” da B-movie, citando a destra e a manca film dei generi più disparati. Si passa con inelegante disinvoltura dalle strade di Mad Max ai villaggi di Highlander (cooptando però solo il peggio dell’uno e dell’altro), con un pizzico di 1997-Fuga da New York, una spruzzatina da videogame di Resident Evil, una manciata di 28 giorni dopo (che a sua volta citava le serie dei morti viventi di George A. Romero) e una cascata di tarantiniano sangue zampillante o grumoso che sporca la macchina da presa in più di una circostanza. Infatti, Marshall abbonda con le scene splatter, che a volte sembrano il suo unico motivo di interesse, considerato che ottengono più inquadrature e primi piani della sensuale protagonista femminile. La sua storia (è anche sceneggiatore del film) offriva spunti narrativi, antropologici ed etici che di sicuro meritavano uno sviluppo e una resa visiva migliori. La cupezza iniziale della trama fanta-politica, non degnamente riproposta dalla fotografia, lascia ben presto il posto ad uno sgangherato spettacolo action, crudo, truculento e inverosimile fino al ridicolo (ben simboleggiato da una scena di inseguimento a bordo di una berlina da far impallidire anche James Bond). Rhona Mitra (Beowulf, The Life of David Gale, UnderworldLa ribellione dei Lycans) si impegna moltissimo e nel complesso se la cava, mostrando muscoli, silhouette ed espressioni da vera dura: essersi riscoperta attrice d’azione potrebbe giovarle nell’era dei “cine-fumetti” e dei blockbuster-movie alla Michael Bay o Roland Emmerich, ma la Jolie di Lara Croft è lontana, sebbene sex appeal e sguardo intenso non le manchino. Quel che invece latita, tra le tante cose, è la dignità attoriale di vecchie glorie come Malcom McDowell e il compianto Bob Hoskins, ridotti a ruoli impercettibili e goffi, legittimati solo da mere esigenze alimentari. Meglio sorvolare sui tic e le movenze stereotipate e irritanti del resto del cast. Di certo, se in futuro arriverà davvero il Giorno del Giudizio, non potrà essere peggio di quello di Marshall. E nessun “Mitra” potrà salvarci!
Giustino Penna

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