In scena – I mitici anni Cinquanta del Musicarosello

Indossiamo una gonna vaporosa e ci allacciamo un foulard a pois. Stringiamo al collo un cravattino e ci sistemiamo le bretelle. Aspettiamo il gelataio che sopraggiunge in piazzetta con il suo carretto. Poi scendiamo e incontriamo gli amici del bar. Ci sediamo al tavolo o alla panchina del parco. Accendiamo il juke box e … ci tuffiamo negli anni Cinquanta e Sessanta con il Musicarosello!
L’Associazione Culturale Arcadialogo, con il Patrocinio del Comune di Nettuno, festeggia il settimo compleanno con un’estate scoppiettante e ricca di eventi. Si comincia a luglio con l’energia del passato, degli anni della ricostruzione post-bellica e del boom economico, quando la piazza era casa, gli amici familiari e gli sconosciuti amici. Quando l’Italia viveva il miglior periodo della sua storia e le persone erano allegre e spensierate. E a condurre l’Associazione di Nettuno in questa idilliaca parentesi di vita è Achille Campanile, drammaturgo umorista e surreale che, con i suoi divertenti sketch e giochi di parole, rappresenta la semplicità della quotidianità.
Cambio di registro e nuove esperienze dunque per l’Associazione Arcadialogo che mette in scena quattordici interpreti di tutte le età, dai dieci ai quaranta anni, sotto l’egida del divertimento e della nostalgia. Ricordate i cari Musicarelli in bianco e nero e gli amati Caroselli della sera? Fusi tra loro danno vita al Musicarosello, una serie di esilaranti scenette teatrali dell’autore romano, intervallate dai ricordi del piccolo schermo ai tempi in cui muoveva i suoi primi passi. Cosa suggeriscono alla memoria i nomi Gringo, Carmencita e Betty? Al Forte Sangallo lo scoprirete!
Mentre la Rai festeggia i 60 anni della TV, l’Arcadialogo ripropone sulla scena e dal vivo quei momenti del passato – dell’infanzia e dell’adolescenza di alcuni, dell’età matura di altri – ricercati dai giovani interpreti che non li hanno vissuti, ma di certo li hanno studiati a fondo, apprezzandoli e amandoli, per assorbirli e diventarne parte e poi riprodurli in scena, immedesimandosi in quel magico trascorso di serenità.
«Trattandosi di commedia, sembra un’operazione facile interpretare questi personaggi degli anni a cavallo tra il Cinquanta e il Sessanta», racconta Marianna Bellobono, curatrice dell’evento. «Tuttavia, per noi che non abbiamo vissuto quell’epoca, ma l’abbiamo scoperta, attraverso i ricordi della TV stessa, attraverso i libri e internet, il percorso all’indietro è stato articolato. La nostra nostalgia non è data da qualcosa che abbiamo perso, ma da qualcosa che abbiamo conosciuto quando era già finito e che non abbiamo avuto la possibilità di vivere».
In un momento storico come il presente, in cui ai giovani si prospettano poche speranze e tante difficoltà, in cui le famiglie affrontano i disagi del vivere quotidiano e la cronaca nera ci spinge a diffidare di chiunque, è bello per una sera ritornare indietro nel tempo e riscoprire la genuinità della vita e dei rapporti tra le persone. Perché possiamo tutti insieme sentirci ancora “Poveri ma belli”!
«Si tratta di una bellezza che viene da dentro», continua Marianna Bellobono. «La bellezza delle persone che si aiutavano e si rispettavano, perché si conoscevano tutte. Abbiamo ascoltato dai nostri genitori i racconti di quell’epoca sincera. Anche la nostra città, in quei due decenni una piccola Nettuno in piena ricostruzione post-bellica, era animata da questo spirito di solidarietà e grande famiglia. Era la Nettuno in cui, come un giorno mi disse Gigi Bartolucci che in molti conoscono, “alle porte delle case non c’erano le chiavi perché erano sempre aperte, e se qualcuno voleva chiudere la propria allora la  chiave la metteva al di fuori, in modo che gli amici potessero sempre entrare senza dover bussare”. Erano gli anni in cui i figli erano figli di tutti e un ragazzino faceva merenda quattro volte: prima a casa sua, con sua madre, e poi, gironzolando per il borgo e la cittadina, a casa di tutte le madri che lo vedevano passare, lo chiamavano e si preoccupavano di farlo crescere sano e robusto, e alle quali il monello, approfittando della situazione, mentiva dicendo di non aver ancora mangiato. I tempi in cui, come mi ha raccontato mio padre, il Caffè Roma a ottobre mandava un garzone a Piazza San Giovanni e a Piazza Segneri a strillare a gran voce per chiamare i ragazzi del quartiere e invitarli a svuotare le vaschette di gelato che in inverno non avrebbe più venduto. E loro, pronti ogni minuto a quella chiamata attesa e sicura, correvano a ripulire i contenitori fino al mal di pancia. Gli anni in cui la città era fatta di terra e la terra era lavoro. Lavoro per tutti e sempre».
A riportare l’Arcadialogo in quel mondo che le giovani generazioni sognano di poter vivere sono la finzione scenica del teatro e il maestro Campanile che, con ironia e gioco dell’assurdo, ne ha fatto una cronaca divertente ed esilarante. Diversi gli atti presentati in scena e numerosi i personaggi in cui gli interpreti più volte si immedesimano: signori ingegnosi, fidanzati paranoici, vecchi polemici, padroni di casa esigenti e cameriere ingenue, giovani astuti e generosi, ospiti bizzarri, uomini folli, donne spensierate e famiglie particolari. E un lieto fine che negli anni Cinquanta e Sessanta era all’ordine del giorno in ogni situazione del vissuto!
I quattordici Arcadialoghi sono già sulla macchina del tempo. Salite anche voi sull’ “Arca dei Ricordi” con Giorgia Amantini, Laura Riggi, Elena Ciotola, Stefano De Petris, Alessandro Di Nicola, Antonella Tofani, Rebecca Spadaro, Eliana Cogliano, Matteo De Gortes, Silvia Torrelli, Marianna Bellobono, Alessandro Amantini, Anastasia Spadaro, Riccardo Mohamed. Vi aspettano tutti venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 luglio 2014 alle ore 21:30 al Forte Sangallo di Nettuno con il Musicarosello. Non mancate!
Arcadialogo

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