Il surreale secondo Aronofsky


SCHEDA DEL FILM
Titolo originale: Black Swan
Nazione: U.S.A.
Anno: 2010
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 103′
Regia: Darren Aronofsky
Cast: Natalie Portman, Mila Kunis, Winona Ryder, Vincent Cassel , Barbara Hershey, Sebastian Stan, Christopher Gartin, Toby Hemingway, Janet Montgomery, Kristina Anapau, Ksenia Solo
Distribuzione: 20th Century Fox 
Darren Aronofsky è un regista visionario e controverso, ci ha abituati a pellicole borderline come Requiem for a dream, filosofiche come The fountain – L’albero della vita e riabilitative come The wrestler. Opere che possono piacere o meno, ma che comunque fanno parlare e riflettere il pubblico. Esattamente in questo solco si colloca anche Il cigno nero, film stilisticamente ben fatto, anche in virtù di alcuni elementi dark e surreali indovinati, basato su una sceneggiatura e un intreccio narrativo che si sviluppano in modo lineare e impeccabile, agevolati da movimenti di macchina rigorosi e puntuali, e sorretti da un cast in buona forma. Nel quale risplende vivida la stella di Natalie Portman (meritatamente premiata con l’Oscar per la migliore attrice protagonista) chiamata qui ad un impegno recitativo/emotivo notevole, probabilmente per quello che tuttora rimane il suo ruolo più maturo. Per aderenza al personaggio e dedizione alla causa è davvero ammirevole, dando il meglio di sé nei panni della fragile e ostinata ballerina Nina, etoile di una compagnia di New York che deve portare in scena Il lago dei cigni: alcune voci dal set, poi smentite e controsmentite, raccontano di una Portman direttamente coinvolta in numerose scene di danza realmente girate da lei. Unico appunto, che poi è un po’ il leitmotiv dell’intera storia: come “cigno bianco” è perfetta, invece il “cigno nero” purtroppo non esce quasi mai, se non verso il finale e in modo piuttosto opaco, più grigio che nero. Angoscia, ossessione, frustrazione ci sono tutte, purtroppo latitano cinismo, freddezza e cattiveria, che tuttavia non inficiano l’esito finale della sua performance. Per il resto se la cavano egregiamente sia Vincent Cassel (nel ruolo dell’esigente e subdolo insegnante di ballo) sia Barbara Hershey (che interpreta una madre piuttosto bipolare): entrambi giocano di mestiere e riescono ad essere effettivamente odiosi. Semmai stupisce in positivo la prova della sensualissima Mila Kunis, anche grazie alla fortuna di aver ricevuto in dono il personaggio secondario dai caratteri più interessanti: l’attuale compagna di Ashton Kutcher (dal quale sta per avere un figlio) infonde spessore alla più stereotipata delle antagoniste, bella e finta dannata. Invece immalinconisce alquanto vedere così malandata una ex stellina degli anni ’90 come Winona Ryder, confinata in un ruolo piuttosto marginale che forse avrebbe meritato maggiore approfondimento.
Le musiche e le coreografie hanno un peso determinante e strettamente funzionale alla riuscita del film, che focalizzandosi sugli aspetti classici del mondo della danza non trascura tuttavia gli inquieti stati d’animo e il malessere psicologico della protagonista, lanciata alla continua ricerca della perfezione artistica fino al punto di fondersi con essa per smarrire la sua anima.
Giustino Penna

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