Ricordi – La “vita essenziale” di Troisi: Scusate il ritardo

nuova locandinaBasterebbe solo il titolo per comprendere quanto amore e devozione Massimo Troisi nutriva nei confronti del suo pubblico. Quello stesso pubblico che lui interpellava ogni qualvolta vedeva acceso il led rosso della messa in onda delle videocamere negli studi televisivi. «Fatemi abbracciare il mio pubblico», diceva con le mani protese verso l’occhio magico come se volesse, con un unico gesto, entrare nelle case e nei cuori degli spettatori. Ed infatti il titolo Scusate il ritardo, film del 1983, è dedicato ai numerosi fans che bonariamente gli avevano rimproverato il troppo tempo trascorso dalla sua prima fatica sul grande schermo (Ricomincio da tre è del 1981). Egli stesso scelse quella frase per far capire quanto importante fosse il pubblico, la gente semplice, tutte quelle persone, insomma, che oggi vengono messe a debita distanza da sedicenti guardie del corpo per conto delle starlette di turno. Massimo purtroppo ci ha lasciato troppo presto, creando uno di quei vuoti professionali e umani che solo i grandi personaggi possono lasciare. Ma, mentre con attori/autori napoletani come Totò, Eduardo, Peppino e Titina De Filippo si è riuscito a mandare giù il magone grazie a una identificabile divisione tra vita professionale e privata, per Troisi l’amaro che ci resta in bocca è molto più difficile da eliminare, giacché nelle sue opere il confine tra l’uomo e il personaggio è estremamente labile. I film sono la traslazione del suo io più profondo, del suo personale modo di fare e di vedere le cose. Scusate il ritardo ne è l’esempio più vivo. Foto 03
Il protagonista Vincenzo è un giovane indolente che trascina la propria vita tra servizi che la madre gli commissiona e l’ascolto dei tremendi “sfoghi” del suo amico Tonino (un grande Lello Arena che ancora porta con sé il ritmo teatrale dei fasti de La Smorfia), il quale soffre nell’impotenza di capire perché la sua ex ragazza l’abbia lasciato. L’attore dà vita a un personaggio magistrale, portatore di quella pacatezza che è il solo mezzo con cui si può riuscire a sopravvivere di fronte a problemi esistenziali così profondi. Troisi, con il personaggio di Vincenzo, rappresenta la rassegnazione di un popolo (quello napoletano) troppe volte schiacciato dal peso di stereotipi e di maldicenze, ma al contempo ne frena gli eccessi quasi a voler cercare un patteggiamento con la realtà per arrivare poi ad una possibile redenzione. I discorsi che il protagonista appronta con il malcapitato di turno sono solo apparentemente delle elucubrazioni, ma se analizzati in modo approfondito, sanciscono la prova che la realtà che ci gira intorno a volte si nutre di quei dettagli che tutti noi, troppo presi da una macro-visione delle cose, trascuriamo e tralasciamo. Foto 05L’attore napoletano raccoglie i resti di tutto ciò che l’uomo medio scarta e ne reinventa un nuovo assemblaggio, il migliore in quanto costituito dall’essenziale. Ecco come potremo definire l’opera di Troisi: semplicemente essenziale. I suoi personaggi non alzano mai la voce, non urlano, non puntano i piedi ma con una calma quasi piatta comunicano messaggi profondissimi. Infatti in Scusate il ritardo l’attore prende di petto le false sicurezze del rapporto di coppia evidenziandone le cause della fine sia nel troppo amore sia nella troppa mancanza di esso. Il troppo di tutto storpia, creando disequilibrio e incomprensione. E Massimo/Vincenzo questo lo sa. «Per me certe cose ci stanno o non ci stanno. Tutto qui», rimprovera Vincenzo a Tonino che gli confida gli asfissianti atteggiamenti che aveva con la sua ex.  Memorabile poi la scena del discorso improntato dall’attore con il prete che viene a benedire casa: «Se la Madonna ridesse invece di piangere sarebbe meglio anche per voi preti. Il miracolo sarebbe inappuntabile. Avete mai visto un albero o una seggiola che all’improvviso per il cambio di temperatura si fanno una bella risata?».
Massimo Troisi in Scusate il ritardoA tener testa al devastante genio di Massimo c’è anche una grandissima Giuliana De Sio che dà al personaggio di Anna uno spessore enorme, quanto basta a frenare e a far da controscena alla potente mimica dell’attore. «C’è che il Napoli sta perdendo col Cesena», inveisce Anna contro Vincenzo a letto, dopo aver fatto l’amore, causa il distrarsi dell’uomo nel sentire alla radio i risultati delle partite. Grande la risposta, che non si fa attendere, da parte del protagonista: «Sì, ma tanto è solo il primo tempo».
Immenso, è l’unica parola che ci viene in mente. Una persona, prima che un attore, che una ignobile malformazione cardiaca ci ha portato via troppo presto, a soli 41 anni. Anni fatti di amore puro per il proprio lavoro con una leggerezza e una delicatezza uniche. Caratteristiche queste che nel film vengono delineate in modo profondo dai meravigliosi arrangiamenti musicali scritti da Antonio Sinagra che cattura genuinamente lo stato d’animo del Troisi attore e uomo (azzeccato e malinconico il sottofondo musicale che accompagna la scena di Vincenzo e  Anna sulla spiaggia). Foto 04Per ricordare Massimo potremmo citare proprio una frase da Scusate il ritardo, quella che Vincenzo dice alla madre a proposito della propria vita: «Secondo te io sono scemo? Io la vita la prendo come viene? Io cerco di prenderla come viene, ma guarda un po’…. a me mi viene sempre ’na chiavica». Massimo la vita l’ha voluta prendere proprio così, come il destino gliela aveva riservata, ma è indubbio che quel breve respiro lo ha saputo magistralmente riempire di ricordi. Dei suoi ma anche dei nostri.
Alessandro Amantini

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