Ricordi – L’incomunicabilità dell’uomo: “Le voci di dentro”

Foto 05Alberto Saporito vive solo col fratello Carlo e lo zio Nicola nello scantinato adibito a deposito per l’attività di famiglia (fornitura di tavoli e sedie per feste popolari). Una notte sogna che i vicini di casa, i Cimmaruta, uccidono Aniello Amitrano (Franco Angrisano) un suo compaesano.
In preda ad un momento di confusione non distingue il sogno dalla realtà e, convinto che la faccenda sia avvenuta realmente, denuncia la famiglia di dirimpettai. Poi però, ritornato in sé e compreso lo sbaglio, ritratta per porre fine al malinteso, ma sarà lui ad essere sospettato di essere un testimone scomodo o un calunniatore, arrivando a far saltare l’apparente patina di tranquillità che fino ad allora sia i Cimmaruta che i Saporito avevano eretto a proprio scudo.
Amarissima riflessione quella che Eduardo De Filippo fa sul nucleo familiare. La famiglia come focolare, come rifugio, come culla di amori e di affetti viene ribaltata nella sua positività e diviene mostruosa trasfigurazione di tutte le colpe. Ognuno dei protagonisti ritiene normale considerare l’omicidio come una delle tante mansioni quotidiane a cui l’uomo può andare incontro. Una coincidenza, un sogno mette a confronto, devastandoli, due microcosmi: la famiglia Cimmaruta e quella dello stesso protagonista.
Il fratello continua ad uccidere il fratello in nome di questo “Dio Denaro” che non lascia in piedi nulla. Il tempo passa, le epoche si susseguono e Caino e Abele mutano i propri nomi, ma i ruoli rimangono gli stessi. Tutti partecipano allo stessa caduta nelle profondità della propria coscienza.
E l’abisso è più profondo quanto più è oscuro e indefinibile, come i dubbi insinuati nei protagonisti da una semplice coincidenza. Ognuno dubita dell’altro dando ascolto a quella voce interna che tende a scontrarsi con quella dell’altro. Sono le voci dentro ognuno di noi a dettar le regole da seguire. Le voci di dentro è da considerarsi come l’opera più intimista di tutta la produzione teatrale del grande attore partenopeo. Importante è la componente dell’incomunicabilità di cui ormai il genere umano si è reso colpevole. Allora le parole non servono più. Il fuoco sostituisce il verbo in una girandola di mortaletti che altro non è che la confusione di linguaggi che affligge i popoli dalla notte dei tempi. La stessa confusione che porta all’incomprensione come genesi di rancore e di violenza.
Eduardo dimostra per l’ennesima volta la sua predilezione per i vinti, per i personaggi che rimarranno sempre schiacciati dal peso dei propri sogni o delle proprie speranze. Foto 04Alberto Saporito è un vinto negli affetti (si pensi alla meschinità che suo fratello Carlo, interpretato da Luca De Filippo, dimostra nei suoi confronti aspettando il suo arresto per potersi vendere le sedie di famiglia), ma anche con se stesso (il non poter o voler vedere il male che è intorno a lui). Vinto da quella rassegnazione che lo porta a parlare con lo zio Nicola (Ugo D’Alessio) solo tramite l’uso di fuochi d’artificio. Comunicazione che alla fine dell’opera si interromperà a causa della morte di Nicola dopo la quale Alberto non riuscirà più a esprimersi perché la morte azzera qualsiasi comunicazione. Come diceva il grande Totò (al secolo Antonio De Curtis): “La morte è una livella e gli uomini seri appartengono solo ad essa”.
di Alessandro Amantini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...